giovedì 9 giugno 2016

Chiacchiericcio#2: I libri, rifugio dell'anima

Rubrica a cadenza mensile inventata da me


In questo periodo, sto rileggendo Harry Potter e il prigioniero di Azkaban. Questa rilettura mi ha portato tutta una serie di riflessioni. Dovete sapere che io ho cominciato a leggere proprio con questo libro, il terzo della serie. Il giorno del mio ottavo compleanno mio zio me lo regalò e io, che fino a quell'età avevo letto poco e niente, mi immersi nelle avventure del maghetto più famoso del mondo e sancii il mio ingresso nel mondo dei lettori. Adesso, a più di dieci anni di distanza, il libro riporta i segni di tutto l'amore che vi riversai. La copertina è tenuta insieme con un bel po' di scotch, le pagine sono gialle e segnate da molte orecchie. Adesso sono molto più schizzinosa di un tempo: uso sempre il segnalibro, ho un occhio di riguardo per l'edizione e cerco di mantenere il libro nelle migliori condizioni possibili. In quest'ottica, tutti i miei Harry Potter stonano incredibilmente, eppure parlano al mio Io di bambina e non li cambierei mai con nuove edizioni patinate. Su queste pagine ingiallite c'è tutto l'amore di una bambina che per la prima volta scopriva un nuovo mondo, quello della carta stampata.                                                                      
Perchè leggiamo? Le risposte sono molteplici e si complicano con il passare del tempo, quando ciò che cerchiamo nei romanzi cambia. Prima di ogni cosa, però, è mia convinzione che leggiamo per amare. Qualunque sia il libro che ci ha segnato, che ha posato il primo mattone dei lettori che siamo adesso, lo abbiamo amato, ci ha preso alla pancia, ci ha stretto il cuore e ci ci è infiltrato nell'anima. Poi, crescendo, altre esigenze si sono formate. Perchè leggo, adesso? Perchè ho delle domande e voglio delle risposte - che, per inciso, non avrò mai -, perchè sono inquieta e voglio trovare una corrispondenza nelle inquietudini degli altri; perchè sono sola e ho paura e i libri sono stati - sono - casa e conforto.                                                              
Siamo esseri umani. Questo è un nome che ci siamo dati noi, per sentirci migliori degli animali. In realtà, infatti, questo siamo. Lottiamo per la sopravvivenza, per mangiare, procreare; ovunque è la dimostrazione che, insito in noi, c'è l'istinto di prevaricare il debole, di fare in modo che i nostri geni, non quelli di qualcun'altro, siano tramandati alle generazioni future. Abbelliamo tutto questo con riti e discorsi che dovrebbero mostrare a noi stessi che no, fra noi e le bestie non c'è più ormai nulla in comune. Eppure, la maggior parte di noi disdegna l'unica cosa che, in effetti, ci consente di abbandonare la nostra animalità e ci proietta in cielo: l'anima. No, niente discorsi religiosi. L'anima è quella scintilla di divinità - definiamola così - che è in ognuno di noi e che si manifesta nell'arte: quadri, statue, canzoni, balli. Libri.                                                
L'anima è quel pezzo di noi che è troppo fragile e che soccomberebbe. Per questo la maggior parte di noi lo nasconde, lo sopprime. Viviamo in una società che svaluta ciò che è interiorità per favorire un'esteriorità fatta di prevaricazione, violenza, cattiveria. Questa politica va dal grande al piccolo, dalla guerra al bulletto a scuola. Intento di questa società aggressiva è schiacciare quel po' di anima che, tremante, cerca di renderci diversi, migliori. E quindi la cultura diventa un semplice strumento e la lettura un passatempo per sfigati.                                               
Nel momento in cui scrivo qualcosa - un libro, un articolo, un messaggio - sto lanciando nel mare un pezzo di anima, nella speranza che qualcuno possa - voglia - accoglierlo, farlo suo, svilupparlo a suo modo e farlo fiorire in maniera personale, magari completamente opposta alla mia. E io, bambina lettrice, ho ritrovato un pezzetto di me stessa, l'eco della mia anima, tra le pagine di un libro per bambini, e da allora ne cerco di nuovi, forse nella speranza di sentirmi completa, un giorno.                                                     
I libri mi hanno difesa e accolta, quando il mondo fuori - e con fuori intendo fuori dalle pagine -  non lo faceva, e mi ha portata via da una realtà in cui i miei genitori litigavano di continuo e in cui a scuola mi prendevano tutti in giro. I libri sono stati il rifugio per la mia anima, quando nessun'altro sembrava curarsene.                              
Tutti questi pensieri hanno iniziato a vorticarmi in testa nel momento in cui ho tirato fuori quel libricino ingiallito e consunto dalla libreria. Da qua tutto è cominciato, ho pensato, non senza un tocco di teatralità. E questa è la tappa successiva. Il blog. Per vedere se tutti questi anni di ricerca - di un senso, di me stessa, della mia anima, di tutti e tre - hanno avuto un perchè, nella speranza di veder fiorire ciò che ho accolto e rielaborato in tanti anni di lettura, per dare un senso a ciò che magari non ce l'ha. 
Questo è per me leggere, questo sono i libri: un rifugio per la mia anima ferita, guarigione per i miei lividi, forza per andare oltre.                                                           
E per voi? Cos'è, cos'è stata la lettura? Siete d'accordo con me? Come avete iniziato a leggere?        
 Un saluto dalla vostra
Virginia                                                                                                                                                                         



12 commenti:

  1. Cara Virginia :)

    Hai scritto proprio una belle riflessione! Ammetto che mi ci ritrovo anche io: leggere per me significa sentirmi a casa, libera di conoscere ed esplorare il mondo e di andare pressoché dove voglio, in qualsiasi momento. Per me leggere significa soddisfare la mia curiosità che è volubile, ma persistente.

    Anche io ho iniziato a leggere con il maghetto. Prima di Harry Potter avevo letto solo qualche Piccolo Brivido XD

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  2. Ciao Jenny, grazie per essere passata e per il complimento:) Si, leggere è vivere tante vite (una sola non basta, per citare il solito ignoto;)) e vedere posti che altrimenti non si vedrebbero mai. Pensa a Salgari, ha scritto di luoghi esotici e affascinanti che lui non aveva mai visto.
    Harry Potter wins, non c'è niente da fare*-*
    Un abbraccio

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  3. Una domanda che richiederebbe una risposta lunga pagine e pagine, ammesso che si possano esaurire le possibilità. Io iniziai a leggere per divertimento: dico spesso che in questo è stata determinante la voglia di imitare mia madre, che già nei miei ricordi di bambina era in compagnia dei libri. Quindi cominciai a divorare le pagine, ma fu solo intorno ai 14 anni che iniziai a darmi un'identità di lettrice, a capire cosa preferissi leggere, anche innamorandomi di grandi romanzi come Harry Potter (ho avuto la fortuna di essere nella generazione di Harry, crescendo letteralmente assieme a lui, un libro all'anno), Il Signore degli anelli, qualche titolo di Stephen King e i romanzi storici di Valerio Massimo Manfredi. Poi arrivarono i classici e Pirandello diventò il mio mito, ma mi stupisco ancora oggi di quanto siano in mutamento le mie preferenze di lettura, nelle quali ormai si mescola di tutto: questo eccletismo mi porta a dire che il fine principale per cui leggo, accanto alla ricerca di un sano intrattenimento, è quello di comprendere meglio me stessa, di mettermi alla prova, di essere alla continua ricerca di espressioni delle anime degli altri (i personaggi, ma anche gli scrittori). Insomma, la lettura, per me, è ben lontana da una dimensione individualistica e mi porta sempre più ad approfondire, a conoscere, a capire. :)

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  4. Ciao, grazie per essere passata! Come dici, l'argomento è vasto - e non particolarmente originale, in effetti - ma io ho cercato di dargli un'impronta più personale e intima, sempre partendo dal presupposto che non c'è risposta a questa domanda o che, se c'è, cambia di volta in volta. Per il resto, sono assolutamente d'accordo. Come te sono una lettrice eclettica e ne sono felicissima. Se mi guardo indietro vedo quanta strada ho fatto e se guardo avanti vedo quanta strada ho ancora da fare. Ma la sfida, invece di scoraggiarmi, mi entusiasma. Soprattutto, quoto l'ultima frase da te scritta. Leggere è condividere, con gli scrittori e con altri lettori. Se ognuno di noi rimane nel suo guscio non ha più senso leggere, perchè non cambiamo e rimaniamo sempre uguali a noi stessi. Un saluto:)

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  5. Bellissime parole, concordo in pieno su tutta la tua riflessione sull'anima e l'umanità. Molto diverso, invece, è stato per me il senso della lettura. Come prima cosa, leggere è stata un'abitudine. Mia madre e le mie nonne mi regalavano libriccini prima ancora che imparassi a leggere, e lo facevano loro, per me; si leggeva prima di dormire, sempre. In casa mia ancora girano quei libretti minuscoli e con tanti bei disegni, rigorosamente in svedese (mia madre viene dalla Svezia e anch'io sono nata lì). Nei primi anni di elementari invece ricordo moltissimi fumetti che trovavo in edicola, assieme ai libri della collana Le Ragazzine che trovavo al supermercato e che amavo follemente (ne avevo una collezione smisurata! o_o). Il primo libro vero che ho letto è stato Il diario di Anna Frank, grazie al quale ho per la prima volta sentito una forte vicinanza con la persona che scriveva, è stata probabilmente la sensazione di empatia che provai a spingermi ancora tra altre pagine. La cosa sconvolge sempre un po' tutti i lettori, ma io Harry Potter non l'ho letto. Mio padre mi regalò il primo l'anno stesso che uscì, lo lessi e mi annoiai tantissimo. Il fantasy non ha mai fatto per me, nonostante vari tentativi ed il maghetto della Rowling non è riuscito a far eccezione.

    Ma per meglio rispondere alla tua domanda, come ho detto la lettura è stata innanzi tutto un'abitudine, qualcosa di talmente quotidiano e naturale che da piccola davo per scontato che tutti leggessero un po' ogni giorno e non ritenevo possibile non farlo. Capii che si trattava di qualcosa di più, e cioè di una vera passione, non appena iniziai a leggere storie che davvero sapevano emozionarmi e trasportarmi in altri luoghi o epoche, come i primi classici che lessi a quattordici anni. Non ho mai considerato la lettura come una distrazione, un'evasione come sento dire tanto spesso; anzi, i momenti in cui ho affrontato problemi o periodi bui sono anche quelli in cui non riuscivo proprio a godermi alcun libro.

    Io leggo perché l'ho sempre fatto, perché non saprei restare a digiuno di storie. Leggo perché amo viaggiare e i libri sono un ottimo mezzo per farlo più di quanto mi permetteranno mai le circostanze della vita. Leggo perché adoro imparare e conoscere, perché sono una persona tremendamente curiosa; leggo perché la realtà quotidiana - anche quando piena di serenità - non può bastare. Leggo perché leggere è bellissimo.

    Un abbraccio :)

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  6. Ciao Julia, grazie per essere passata e per aver condiviso anche la tua esperienza! Come dici, l'abitudine conta tantissimo, come l'esempio, e infatti anch'io ricordo di aver sempre visto mia madre leggere, e quello senz'altro è stato uno sprone ulteriore. C'è poi da dire che i miei genitori sono sempre stati molto contenti della mia passione per la lettura, e i primi a supportarla. Mi ritengo quindi molto fortunata, da questo punto di vista:)

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  7. ciao Virginia, ho visto la foto del tuo profilo e ti ho cercata, dovevo letteralmente farlo dopo aver visto il ritratto della mia amatissima Charlotte Bronte, adoro le sorelle Bronte, negli anni ho imparato a voler bene a ciascuna di loro come fossero vere amiche! Ecco che, trovato il tuo blog, mi sono accorta che abbiamo lo stesso modo di leggere, con il cuore e l'anima! Mi unisco ai tuoi lettori fissi per continuare a seguirti, se volessi passare da me ovviamente ne sarei felicissima!

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  8. Ciao Ely, grazie per essere passata ed esserti unita al gruppo:) Sono contenta se ho trovato un'anima affine e corro da te, perchè adesso sono curiosa;)

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  9. Sì, è come scrivi. I libri in definitiva sono un rifugio. Amarli significa essere privilegiati. A scuola, da insegnante, cerco di inculcare l'idea che leggere sia TUTTO, sia l'attività in cui l'individuo si forma, si dà delle opportunità di formazione, ma davvero in pochi colgono il senso di questo discorso. Eppure, imparare ad amare i libri, si può.
    Bello questo tuo post, trasuda passione.

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    1. Sono contenta se anche tu condividi la mia opinione e grazie per il complimento:) In effetti i libri sono da sempre la mia ancora, come ho scritto nel post e, come dici tu, ho imparato da amarli. All'inizio, infatti, non mi piaceva leggere, mi annoiava. Poi, a 8 anni, qualcosa è scattato. Sicuramente, però, devo ringraziare molto i miei genitori, che mi hanno sempre non solo assecondata, ma addirittura incoraggiata. Sicuramente l'esempio in casa conta: è difficile sviluppare una passione se chi ti sta più vicino non fa che svilirla e demotivarti.

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  10. Bellissimo post che condivido totalmente :)
    Io ho iniziato a leggere con Piccole donne che ha letteralmente fatto nascere in me la passione per la letteratura e in un certo senso anche per la scrittura. Per me leggere è imparare, scoprire nuove cose e nuovi mondi, viaggiare con la mente e con la fantasia, trovare un po' di conforto al mio essere una persona fondamentalmente ansiosa, emozionarmi, trovare delle risposte e pormi nuove domande, trovare l'ispirazione necessaria a inseguire i miei sogni. E anche Harry Potter, ovviamente, ha avuto il suo ruolo fondamentale in questo. :)

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    1. Ciao Mami, grazie del commento e, soprattutto, dei complimenti:) Anch'io ho amato - e amo - moltissimo Piccole donne, che ha fatto parte della mia infanzia e mi ha donato un'altra famiglia, quella delle sorelle March*-* Anche se ammetto che, a partire già da Piccole donne crescono la magia si offusca un po':(

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