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lunedì 29 maggio 2017

Recensione: A Gathering of Shadows di V.E. Schwab

Titolo: A Gathering of Shadows
Autore: V.E. Schwab
Casa editrice: Titan Books
Numero di pagine: 512
Formato: Digitale
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An absorbing fantasy adventure set in a world where magic can be a gift or a weapon. It's been four months since Lila Bard, thief from another world, talked her way onto a ship called the Night Spire and sailed away from Red London with an enigmatic captain named Alucard Emery, in search of adventure. She's been absorbed in learning as much as she can about the magic that s everywhere in this new world. Meanwhile, Kell is struggling to deal with the aftermath of the battle in which he and Lila saved the world, in particular, the magical bargain he made to save his adoptive brother Rhy s life, the bargain that links their lives and means they share each other's pain literally. Along with the rest of Red London, Rhy and Kell are getting ready for the upcoming magical tournament called the Essen Tasch. But there are deceptions lurking beneath the glittering surface of this festive event, and there are old enemies waiting for their chance to strike. This sequel to Schwab's A Darker Shade of Magic (2015) expands the world beyond Red London and deepens the appealingly unconventional people that populate it. These rich, lifelike characters draw the reader in and make this well-realized fantasy impossible to put down. Fans of A Darker Shade of Magic will love its sequel, and fantasy fans who haven't yet read the first book in this series should hurry to catch up. --Kirk


!!! SPOILER SUL PRIMO VOLUME !!!

Buon lunedì cari lettori del Labirinto, buon inizio settimana! Oggi cerco di allietarmi la giornata con la recensione del secondo volume di una trilogia che mi sta dando parecchie soddisfazioni. Innanzitutto perchè è bella, in secondo luogo perchè è da un po' che non leggo nulla in inglese e sono finalmente tornata in pista, yeah;)

"Her body was warm from wine and pleasant company, and as the ship swayed gently beneath her feet, the sea air wrapping around her shoulders, and the waves murmuring their song, that lullaby she'd wanted for so long, Lila realized she was happy.
A voice hissed in her ear.
Leave.
Lila recognized that voice, not from the sea, but from the streets of Grey London - it belonged to her, to the girl's she'd been for so many years. Desperate, distrustful of anything that wasn't hers, and hers alone.
Leave, it urged. But Lila didn't want to.
And that scared her more than anything."


Questo è il libro di Lila. Se in ADSOM (qui la recensione) il suo POV si alternava in maniera equa con quello di Kell, qui Lila si ingigantisce e sembra schiacciare tutti gli altri personaggi - che pure sono aumentati. Non tanto per una preponderanza di pagine (Kell ne ha all'incirca lo stesso numero), ma perchè il personaggio di Lila si evolve, si sviluppa (pur rimanendo sempre fedele a sè stessa) e diventa magnetico. Il lettore vuole lei, solo lei, e Lila sfodera tutto il suo fascino. Il seme piantato nel primo libro sboccia e Lila mostra tutto il suo potenziale di personaggio: è sfrontata, irriverente, pericolosa e pronta a tutto. Come dice sempre, non c'è nessun'altro come lei e qui davvero lo dimostra. Se già l'avevo apprezzata in ADSOM, qui l'ho proprio amata profondamente.

" << We're all here for a reason, Bard. Some reasons are just bigger than others. So I guess I'm not scared of who you are, or even what you are. I'm scared of why you are. >> "


Il fatto che Lila giganteggi non vuol dire che Kell scompaia o non sia importante, anzi. Se Lila rimane fondamentalmente sè stessa, è lui a essere messo maggiormente alla prova. Perchè sono diversi, profondamente, e se lei reagisce alle sfide della sorte con audacia, Kell sembra portare sulle spalle il peso del mondo.
Ciò che è avvenuto nel primo libro lo ha cambiato, lo ha provato. Innanzitutto, ha incrinato irreparabilmente - o così sembra - i rapporti fra lui e i suoi genitori putativi, il re e la regina. Tutti i loro discorsi sul fatto di non avere un solo figlio ma due si sono rivelati per quello che erano: bugie. Davanti a una colpa condivisa, entrambi scelgono di perdonare - e amare - Rhy, il figlio naturale, rovesciando su Kell il loro sdegno e il loro biasimo. L'unico che continua ad amarlo - e in maniera quasi commovente - è proprio Rhy, di cui cominciamo ad avere qualche punto di vista e che conosciamo oltre la facciata di principe gaudente. Conosciamo così un giovane uomo fragile, quasi spezzato da ciò che gli ha fatto Astrid Dane; un giovane schiacciato dal senso di colpa, non solo perchè sa di aver sbagliato e messo a repentaglio le vite di tutti, ma anche perchè vede come su Kell pesi il biasimo di tutti. Kell, che ha sacrificato tutto per amore del fratello e per riscattarsi dalla sua colpa.
Il Kell del secondo libro è più tormentato, più ombroso. Il suo ruolo a corte è sempre più pesante, sempre più insostenibile. Sente una corrente oscura agitarsi dentro di lui, un'inquietudine che non trova sfogo e ha origine con gli avvenimenti di 4 mesi prima. Per fortuna Rhy ha avuto un'idea brillante, anche se decisamente pericolosa: far partecipare di nascosto Kell agli Essen Tasch, i Giochi Elementali.



Come nel caso del primo libro, anche qui abbiamo una prima metà più lenta. La Schwab prepara con tutta calma la sua scacchiera prima di cominciare a far precipitare gli eventi. Perchè è questo che succede. All'improvviso, il lettore non riesce a staccarsi dalle pagine e le mazzate arrivano una dopo l'altra. Qui, in particolare, preparatevi a un mostruoso cliffhanger (per fortuna che il terzo è già uscito ihih). 
La Schwab si diverte a mescolare continuamente le carte e spesso i miei piani sono franati davanti a un'inaspettata svolta degli eventi. Questo è valso soprattutto per l'affascinante Capitano Alucard, uno dei nuovi personaggi introdotti nella narrazione. Bello, brillante e misterioso, tiene il lettore sempre sulle corde, fino a una svolta completamente inaspettata. Ho idea che ci riserverà ulteriori sorprese e lo spero, perchè mi piace davvero tanto, anche se Kell non lo tratta proprio benissimo (e per questo spero di avere debita soddisfazione nel prossimo libro). Ma i personaggi che più ho odiato, sono stati il re e la regina, i "genitori" di Kell. Il modo in cui lo usano, in cui non esitano a sacrificarlo nonostante anni di incrollabile lealtà è disgustoso e sarei davvero delusa se non ci fosse una sorta di resa dei conti nel volume conclusivo.
Il secondo libro mi è piaciuto molto, più del primo. Mi sono affezionata ai personaggi e mi sono immedesimata in loro. Spero in un terzo libro scoppiettante, una degna conclusione per una trilogia che mi sta piacendo molto.

Virginia



lunedì 15 maggio 2017

Recensione: A Darker Shade of Magic di V.E. Schwab

Titolo: A Darker Shade of Magic
Autore: V.E. Schwab
Casa editrice: Titan Books
Numero di pagine: 401
Formato: Digitale
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Most people only know one London; but what if there were several? Kell is one of the last Travelers—magicians with a rare ability to travel between parallel Londons. There’s Grey London, dirty and crowded and without magic, home to the mad king George III. There’s Red London, where life and magic are revered. Then, White London, ruled by whoever has murdered their way to the throne. But once upon a time, there was Black London...

Buon lunedì a tutti cari lettori:)

Io sono finalmente riuscita a dare l'esame di Storia Romana, quindi torno a leggere, a recensire e a vivere dialogare con voi.
Da un po' di tempo sentivo il desiderio di ricominciare a leggere in inglese con un po' di costanza e la mia scelta è ricaduta su una trilogia molto nota anche qui da noi. Grazie ai moltissimi commenti positivi degli altri intrepidi lettori nostrani che si lanciano in avanscoperta per riportarci le migliori chicche straniere mi sono lasciata incantare da questa storia di mondi paralleli, magia e tradimenti.

"It was believed that the power there not only ran strong in the blood, but pulsed like a second soul through everything. And at some point, it grew too strong and overthrew its host."

Il primo personaggio che incontriamo è Kell. Capiamo fin da subito che è una persona assolutamente fuori dal comune: ha un cappotto che, rivoltato, presenta innumerevoli facce; riesce a viaggiare fra i mondi, facendo da tramite fra i vari sovrani; è un Antari
C'è un buco nel suo passato, un mistero da svelare che in questo primo romanzo non trova scioglimento ma che, ne sono sicura, sarà alla base dei due prossimi libri.
Uno degli aspetti fondamentali del libro è la coesistenza di diversi mondi. La loro particolarità è che in ogni dimensione c'è una Londra, ognuna delle quale con proprie caratteristiche, addirittura una propria essenza, che Kell riesce ad avvertire e a distinguere e che lo porta a dare a ognuna di loro una propria classificazione: c'è la Londra Grigia, praticamente priva di magia e probabilmente la più vicina alla nostra (anche se siamo in un passato non fissato cronologicamente); c'è la Londra Rossa, dove è nato lo stesso Kell, potente e piena di magia; c'è la Londra Bianca, che sa di sangue e cenere, un mondo prosciugato, in rovina, dove gli abitanti sono pericolosi e famelici; e infine c'è la Londra Nera, ma questa è solo una favola dell'orrore che ci si racconta a lume di candela, una realtà talmente lontana del tempo che ormai quasi tutti l'hanno dimenticata.
Ma non tutti e Kell è un Antari: la magia gli appartiene, gli scorre nelle vene, lo ha marchiato (ha un occhio completamente nero e uno blu). Soprattutto, è uno degli ultimi e rarissimi maghi capaci di viaggiare fra i mondi. Oltre a lui c'è solo il pericoloso Holland, che proviene dalla Londra Bianca.

"Why? he though, suddenly angry at himself- Why did he always do this? Step out of safety and into shadow, into risk, into danger?"

Kell è un personaggio inquieto. All'apparenza ha tutto: è un principe, il re e la regina lo hanno adottato quando aveva 5 anni e Rhy, il futuro re, lo considera un fratello. Ha ricchezza, prestigio, potere. Eppure, nonostante ciò, c'è qualcosa che lo spinge continuamente a sfidare i limiti e le regole, anche se in maniera completamente innocua. Ma le regole ci sono per un motivo e Kell se ne renderà conto nel peggiore dei modi: mettendo in pericolo sè stesso e tutti ciò che ama. Sua è la responsabilità e sarà lui a dover rimediare al danno compiuto.
Ma ogni cosa ha un prezzo, soprattutto quando è coinvolta la magia.

" << (...) The first thing about magic that you have to understand, Lila, is that it is not inanimate. It is alive. Alive in a different way than you or I, but still very much alive. >> "

La magia non è docile e obbediente. La magia ha una sua volontà, è pericolosa. La magia divora.
Come sta succedendo nella Londra Bianca.
Com'è già successo nella Londra Nera.
Perfino un Antari deve stare molto attento, perchè rischia di perdere l'equilibrio, e l'equilibrio è la base nel controllo della magia.
Fortunatamente ad affiancare Kell c'è Lila Bard, che di magia non sa assolutamente nulla ma che in compenso è irriverente, con i piedi per terra e anche piuttosto pericolosa.

"The world was hers.
The worlds were hers.
And she was going to take them all."

A farli incontrare è un caso, ad unirli la necessità: Lila ormai sa troppo e non ha nessuna intenzione di farsi mettere da parte; un vincolo li lega, si sono salvati vicendevolmente la vita. E, nonostante tutto, se non ci fosse stata Lila Kell chissà dove sarebbe.
Lila mi è piaciuta molto. Ha un obiettivo e farebbe di tutto per raggiungerlo. Non ha pietà (o rispetto) per nessuno, è abituata a lottare per vivere e non si fa scoraggiare da nulla. Kell, con il suo talento per cacciarsi in situazioni pericolose e la faccia tosta che ha è il suo perfetto compagno. Si beccano, si aiutano, si prendono in giro; alla fine, forse, si vogliono quasi bene.
I veri personaggi che bucano la pagina, però, sono quelli negativi.
Innanzitutto Holland, che ho amato moltissimo e per cui mi sarebbe piaciuta una maggiore attenzione. Anzi, vorrei tantissimo leggere un libro spin-off con lui come protagonista*-*
E poi, ovviamente, i terribili Athos e Astrid Dane, i monarchi della Londra Bianca. In generale, tutta la Londra Bianca è il perfetto palcoscenico di un film dell'orrore e credo che avremo futuri sviluppi.
Il romanzo è autoconclusivo, ma lascia il desiderio nel lettore di continuare con la lettura (ovviamente ho già comprato il seguito, ihih).
Sono stata felice non solo di riprendere a leggere in inglese ma soprattutto di ricominciare con questo romanzo. Una storia oscura come piace a me, dove la magia è un'entità terribile e potente e ogni personaggio nasconde un segreto. Avventura, colpi di scena e tradimenti. Se ancora non l'avete letto, dategli una possibilità!

Virginia





mercoledì 22 marzo 2017

Recensione: Steelheart di Brandon Sanderson

Titolo: Steelheart (The Reckoners#1)
Autore: Brandon Sanderson
Traduttore: Gabriele Giorgi
Casa editrice: Fanucci
Numero di pagine: 381
Formato: Digitale


David è solo un bambino quando l'oscurità perpetua cala sulla Terra e in cielo compare Calamity, una misteriosa stella che dona a uomini e donne, prima di allora intrappolati nelle loro ordinarie esistenze, poteri fuori dal comune. Questi esseri straordinari vengono ribattezzati con il nome di Epici e ben presto il loro dono li rende avidi di supremazia sugli altri uomini. Due anni più tardi, a Newcago, la città che una volta era stata Chicago, David assiste all'assassinio di suo padre da parte di uno degli Epici più potenti, Steelheart. Ora cerca vendetta, e sa che l'unico modo per ottenerla è entrare a far parte degli Eliminatori, un'organizzazione che agisce nell'ombra, studiando le debolezze degli Epici e combattendoli strenuamente. E nonostante tutti pensino che Steelheart, cuore d'acciaio, sia invincibile, David sa che non è così, perché lo ha visto sanguinare con i propri occhi.


"Uccidevano perchè Calamity - per qualche ragione ignota - sceglieva solo persone orrende per ottenere i poteri? Oppure uccidevano perchè un potere tanto formidabile corrompeva una persona e la rendeva irresponsabile?"

Chi sono gli Epici, da dove vengono i loro poteri? Perchè Calamity ha scelto proprio loro? Ma, soprattutto, cos'è davvero Calamity?
Questo libro è un concentrato di domande e, alla fine, ancora non abbiamo risposte chiare. Non che David, il protagonista, abbia tempo da perdere su interrogativi che, almeno per il momento, non ha modo di sciogliere. No, lui ha un obiettivo, una missione su cui si consuma, in solitudine, da anni: uccidere Steelheart, il potentissimo Epico che, ormai una decina di anni prima, ha rivendicato come sua la città di Chicago - ora Newcago -, trasformandola in una distesa d'acciaio e oscurità. Nel corso di quella giornata campale che ha sancito la sua presa di potere, ha innescato un processo che si dimostrerà pericolosissimo per lui: ha ucciso il padre di David, ma non si è assicurato che, in quella banca, fossero davvero morti tutti. Perchè David ha visto il proiettile del padre ferire Steelheart, l'ha visto sanguinare, e ora sa che non è indistruttibile, che - come tutti gli Epici - anche lui ha un punto debole potenzialmente mortale. E, dopo l'omicidio a sangue freddo del genitore avvenuto davanti ai suoi occhi, ha un solo proposito: farlo sanguinare di nuovo.
Per farlo, ha bisogno di raccogliere ogni informazione possibile sugli Epici - un lavoro di attenta e minuziosa ricerca che gli prende 10 anni e pile di fogli e quaderni di appunti - e, poi, dell'aiuto degli Eliminatori.
Gli Eliminatori sono ciò che rimane della ribellione umana. Su una Terra sconvolta dalle lotte fra Epici, dilaniata dai loro portentosi poteri, non c'è più spazio per gli umani, se non come sudditi da governare, come formiche da schiacciare. In una Terra dove ormai la maggior parte degli uomini si è piegata alla superiorità degli Epici, gli Eliminatori combattono ancora, e girano di città in città uccidendo quanti più Epici possibile.

" << Noi vogliamo che siano gli altri a controbattere. Vogliamo ispirarli. Ma non osiamo prendere quel potere per noi stessi. E questo è quanto. Siamo assassini. Detronizzeremo Steelheart e troveremo un modo per strappargli il cuore dal petto. Dopodichè, che sia qualcun'altro a decidere cosa fare della città. Io non voglio farne parte. >> "

Nonostante sia un romanzo rivolto soprattutto a una fascia adolescenziale, il libro non è comunque privo di interessanti spunti di riflessione (che, comunque, saranno sviluppati coerentemente al target cui l'opera è rivolta). 
Steelheart è davvero una figura totalmente negativa? Moltissimi umani hanno trovato a Newcago quantomeno una stabilità se confrontata ad altre zone dell'America, dove non c'è un'unica figura di potere ma gli Epici al comando si susseguono, lottando fra di loro di continuo e devastando tutto. In quest'ottica Steelheart è riuscito a garantire una coerenza di fondo e molti servizi - come l'elettricità - assenti in altri luoghi sono qui disponibili. Il dubbio che viene instillato in David è: cosa accadrà, una volta ucciso Steelheart? Davvero è l'azione migliore, la più saggia? O, semplicemente, bisognerebbe rassegnarsi e prendere atto che, ormai, la situazione è cambiata, che il mondo non è più quello di prima?
Questo è uno dei fulcri tematici del romanzo, insieme a un'altra riflessione, che ho trovato davvero interessante. Gli Eliminatori sono dei ribelli che combattono per la libertà o dei volgari terroristi? Si battono usando la violenza - sebbene sempre cercando di tenerne fuori le persone innocenti - per ristabilire una realtà ormai apparentemente tramontata, mentre la stragrande maggioranza degli uomini si è ormai adattata alla nuova situazione. È giusto?
A queste domande, infine, darà risposta Prof, il capo degli Eliminatori e uno dei personaggi più interessanti del libro: è giusto battersi per la libertà, è giusto opporsi a un nuovo modo di pensare che porti a considerare la dittatura di Steelheart accettabile, se paragonata ad altre realtà. Perchè non è accettabile, non può essere accettabile una vita da schiavi, nel buio e nella paura.

" << Non puoi avere così paura di cosa potrebbe accadere da non essere disposto ad agire. >> "

Come dicevo, nonostante alcuni spunti è comunque una storia rivolta a un target giovane. E tale ne è, giustamente, lo sviluppo. Questo ci porta ad avere tra le mani un prodotto fresco, scorrevolissimo e anche divertente. L'azione non manca, anzi, è un libro che vedrei davvero bene al cinema - come tutti i libri di Sanderson, del resto. Abbiamo missioni segrete e pericolosissime, fughe rocambolesche, piani audaci, tradimenti e pure un po' di romance. A questo si aggiunga lo stile di Sanderson, che è pulito e scorrevole. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e danno spesso luogo a divertenti siparietti.
Lo trovo un ottimo per una trilogia che unisce l'effervescente fantasia tipica di Sanderson (cosa succederebbe se i supereroi fossero i cattivi?) con il suo solito stile accattivante. Inutile dire che lo consiglio moltissimo e che non vedo l'ora di proseguire con i prossimi volumi.

Virginia

venerdì 20 gennaio 2017

Recensione: La Compagnia dell'Anello di J.R.R. Tolkien

Titolo: La Compagnia dell'Anello
Autore: J.R.R. Tolkien
Traduttore: Vicky Alliata di Villafranca
Casa editrice: Bompiani
Numero di pagine: 520
Formato: Cartaceo

Un mondo sul ciglio dell'abisso, un pugno di eroi capaci di opporsi al male. Una pietra miliare della letteratura di tutti i tempi.
Avventure in luoghi remoti e terribili, episodi di inesauribile allegria, segreti paurosi che si svelano a poco a poco, draghi crudeli e alberi che camminano, città d'argento e di diamante poco lontane da necropoli tenebrose in cui dimorano esseri che spaventano al solo nominarli, urti giganteschi di eserciti luminosi e oscuri. Tutto questo è Il Signore degli Anelli, leggenda e fiaba, tragedia e poema cavalleresco, romanzo d’eccezione al di fuori del tempo, semplice e sublime.


Salve a tutti cari lettori, buongiorno! Oggi vi porto la recensione di un libro speciale. Speciale perchè è famosissimo, perchè amo i film e perchè la rilettura mi ha fatto scoprire un Tolkien quale non lo ricordavo, che tiene incollati alle pagine e fa rabbrividire di paura. Ebbene si, dopo 10 anni mi sono finalmente cimentata con la rilettura del celebre Il Signore degli Anelli, e per fortuna che l'ho fatto, perchè mi sarei persa un libro meraviglioso*-*
Prima di partire con la recensione vera e propria, però, preciso che con questa recensione partecipo alla Leggendo SerialMente Challenge indetta dai blog Un libro per amico e Desperate Bookswife. Mia intenzione sarebbe, per questa tappa, non solo rileggere Il Signore degli Anelli, ma riprendere in mano anche Lo Hobbit e leggere per la prima volta Il Silmarillion, acquistato quest'estate con gli sconti e mai aperto.
Detto questo, eccovi la mia opinione.


Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi di Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende.


Tutti conoscono la trama di questo romanzo, anche solo grazie ai film di Peter Jackson. Da grande amante dell'adattamento cinematografico, la lettura del romanzo in sè è rimasta per anni (con mia grande vergogna) un ricordo non troppo convinto di un bel po' di anni fa, finchè con la Challenge non ho colto l'attimo e deciso di riprendere in mano un libro che mi chiamava da troppo tempo.
Come primo romanzo di una trilogia, La Compagnia dell'Anello ci presenta subito i protagonisti di questa storia: gli Hobbit. Con sorpresa del lettore, Tolkien non si immerge subito nel racconto ma si prende qualche pagina per descrivere la storia di questi piccoli, dolci esserini, che fuggono l'Uomo ma che un po' gli somigliano. Più che gli alteri Uomini di Tolkien, infatti, il lettore comune si immedesimerà negli Hobbit, che amano mangiare e festeggiare e nulla - o quasi nulla - sanno dell'oscurità che incombe su tutta la Terra di Mezzo. Eppure, chiamati a difendere chi amano non si tirano indietro, nonostante la paura che li attanaglia. Il talento di Tolkien si vede nel momento in cui non idealizza gli Hobbit ma li rende effettivamente a tutto tondo: anche fra di loro trova spazio il Male (la meschinità, il pregiudizio, l'avidità), ma è talmente piccolo, "comune", che, paragonato alla grande oscurità di Mordor, scompare. Non c'è buonismo, però, in Tolkien; che buonismo può esserci nell'uomo che ha creato Gollum e l'Anello?
In effetti, secondo me, La Compagnia dell'Anello è un libro che fa paura. Innanzitutto da un punto di vista convenzionale (i Cavalieri Neri sono degni di un horror), ma anche da un punto di vista un po' meno classico. Se devo essere sincera, infatti, l'idea dell'Anello, di una volontà malvagia e prevaricatrice, capace di annebbiare le menti e indurre alle azioni più orribili (Smeagol, la prima volta che vede l'Anello, per impadronirsene uccide l'amico Deagol), mi ha turbata molto.


Sicuramente nel mio caso si è rivelato vincente il parallelo col film, che mi ha messo a disposizione tutto un repertorio di immagini e colonne sonore che sono andate a mescolarsi con la mia stessa fantasia.
Una volta ricapitolata la storia degli Hobbit, entriamo subito nel vivo della storia, con l'organizzazione della festa di compleanno di Bilbo e l'apparizione sulla scena di alcuni importanti personaggi: Bilbo, già noto ai lettori de Lo Hobbit, Frodo, Gandalf, Sam. Ai nomi noti se ne affiancano altri taciuti dal film, ma che servono a ridare con estrema precisione l'idea della Contea e delle sue dinamiche. 
 Memorabili i capitoli dedicati a Lothlòrien e alla sua signora, Galadriel, ambigua e potente. Gli Elfi, in generale, sono il capolavoro di Tolkien, e nella narrativa fantasy successiva e contemporanea nessuno è più riuscito a renderli in maniera così perfetta: felici e tristi, giovani e antichi, amabili ma distanti. Le loro sono le luci delle stelle, lontane ma meravigliose nel cielo notturno, incapaci di donare calore ma rassicuranti nella loro sola presenza. E Lòrien, questo luogo dove il tempo pare essersi fermato, fa nascere il desiderio di epoche antiche e luoghi mai visti.
L'aspetto più suggestivo di Tolkien - e forse il più ostico per il lettore - è la sua scrittura, che conserva il sapore dell'epica antica e unisce alla sottile capacità di dipingere i personaggi con solo poche parole a una poderosa capacità poetica, che si sfoga in meravigliose e indimenticabili descrizioni paesaggistiche.
Ad arricchire questo libro - già bellissimo - sono le poesie composte dallo stesso Tolkien, che si intrecciano nella loro bellezza con l'accurata costruzione di un mondo e della sua Storia.
Ne riporto una, che ho particolarmente amato, tutta dedicata agli Elfi e, soprattutto, a Galadriel.


Cantavo di foglie, di foglie dorate, e sulle foglie l'oro brillava,
Cantavo del vento, e il vento incantato tra le fronde e le foglie giocava.
Al lume del Sole, al raggio di Luna, sul Mare brillava la schiuma.
Un albero d'oro, a Ilmarin ermo, su lidi e su spiagge profuma.
Al lume di stelle di Sempre-vespro esso si vedea brillar,
Ai piedi delle mura dell'Elfica Tirion, rifulgeva a Eldamar.
Ivi da anni e anni crescon le foglie d'oro,
Qui sui Mari Nemici gli Elfi piangono in coro,
Oh Lòrien! Giunge l'Inverno, l'Ora nuda e spoglia,
Il Fiume fugge via, e trascina con sè la foglia.
Oh Lòrien! Sulla Riva Citeriore troppo tempo ho passato,
Sbiadita è la mia corona d'elanor dorato.
Ma se adesso di navi dovessi cantare, qual nave vedrei arrivare,
Qual nave potrebbe ormai portare Galadriel al di là del mare?

Una riscoperta folgorante, che mi ha lasciata con la necessità fisica di continuare la lettura.

Virginia







venerdì 9 dicembre 2016

L'Angolo del Self#3: Riverside di Bianca Rita Cataldi

Titolo: Riverside
Autore: Bianca Rita Cataldi
Numero di pagine: 127
Formato: Digitale

Riverside, Regno Unito. Le quattro e mezzo di un pomeriggio qualunque. Una scuola abbandonata e cadente alla fine di Silverbell Street. Come la venticinquenne Amabel scoprirà presto, non si tratta di un edificio qualunque: al suo interno, i banchi sono ancora al loro posto e si respira, nell’aria, polvere di gesso. Tutti gli orologi, da quello al di sopra del portone d’ingresso sino al pendolo del salone, sono fermi alle nove e diciannove di chissà quale giorno di chissà quale anno. Cosa è accaduto nella vecchia scuola? Quale evento è stato così sconvolgente da fermare il tempo all’interno di quelle mura? E soprattutto, chi è quel ragazzo in divisa scolastica che si presenta agli occhi di Amabel affermando di frequentare la scuola, benché quest’ultima non sia più in funzione da anni? Tra passato e presente, Bianca Rita Cataldi ci guida in un mondo in cui gli eventi possono modificare lo scorrere del tempo, dimostrandoci che ognuno di noi ha un proprio universo parallelo col quale, un giorno o l’altro, dovrà scendere a patti.

Da quant'è che non pubblico qualcosa in questa rubrica? Tanto, troppo, La verità è che le imposizioni mi risultano strette, perfino quelle che decido di pormi io stessa, e "obbligarmi" a leggere un autore self è risultato praticamente impossibile, nonostante le mie buonissime intenzioni e la mia opinione su questo fenomeno in generale, che rimane tenacemente positiva, nonostante spesso mi ritrovi fra le mani romanzi indegni di essere definiti così e meritevoli solo del cestino. Certo, questo avviene anche con vari titoli di CE blasonate, ma con i self ho sempre un po' quel retrogusto di amarezza.
Ora, nonostante i discorsi fuorvianti, non è stato questo il caso. Riverside - letto un paio di settimane fa e vergognosamente escluso dai miei WWW settimanali per una mia dimenticanza - si è rivelato un romanzo gradevole, seppur carente, a mio parere, in alcuni aspetti.
L'idea di base è suggestiva e le prime pagine, una volta rotto il ghiaccio, sono intriganti a dir poco. Amabel, comunissima ragazza, scopre un giorno una via e una scuola a lei del tutto sconosciute nella cittadina in cui vive da sempre e che pensava di conoscere come le proprie tasche. L'incontro con uno strano ragazzo e una vecchia case di bambole faranno il resto: il risveglio di Amabel, il mattino dopo, è a dir poco traumatico e la ragazza si ritrova catapultata in una realtà molto diversa da quella che si è lasciata alle spalle.
Una mia amica e collega blogger (Autumn di L'ennesimo Book Blog) nella sua recensione ha detto che, nel corso della lettura, le pareva di guardare una vecchia foto color seppia. Ecco, non posso che essere d'accordo, perchè quest'impressione si adatta perfettamente a quanto provato da me mentre leggevo questo libro. L'atmosfera della Lucretius Grammar School, in particolare nel primo capitolo, ha il sapore dolceamaro della nostalgia e il fascino delle pagine ingiallite dal tempo di un libro antiquato e molto amato. Mi ricordo ancora benissimo la sensazione di tempo sospeso che avvolge questa scuola in rovina, con l'odore di gesso che gentilmente accoglie il lettore e l'atmosfera un po' inquietante e un po' onirica di muoversi in una bolla di tempo e spazio, in mezzo ai mondi.
Nonostante l'inizio strepitoso, andando avanti ho trovato vari aspetti che non mi hanno convinta, se non proprio infastidita.
La prima cosa è che non si capisce bene dove la storia voglia andare a parare, e questa è una sensazione davvero irritante. Amabel si ritrova in una situazione senza precedenti ma sembra adattarvisi quasi subito, fra l'altro accettando il suo nuovo ruolo con una prontezza e una naturalità da lasciarmi un po' dubbiosa.
Sarò banale, ma il mio più grande unto interrogativo è stato Damian. Questo ragazzino - perchè questo è - ha 16 anni e Amabel, oltre ad essere la sua insegnante, ha pure una decina d'anni più di lui, e tutti voi sapete quanta differenza possono fare 10 anni in determinati periodi. Ebbene, si intuisce ben presto che loro due saranno i protagonisti della storia d'amore della trilogia. Ora, questo è un motivo assolutamente personale, ma per me è risultato determinante. Non potevo crederci, non volevo crederci, e ho sperato fino all'ultimo che le cose prendessero una piega diversa, inaspettata. Purtroppo - almeno per quanto concerne il primo libro - le cose non sono cambiate, e a distanza di tempo continuo ad essere molto scettica (EUFEMISMO) riguardo a questa scelta narrativa. Però, lo ripeto, si tratta di una critica puramente personale.
In generale, quello che più mi è dispiaciuto è che il libro, a mio parere, avrebbe in sè un grande potenziale, che non viene sfruttato quasi per nulla, con l'eccezione di quel primo capitolo. Si tratta di un romanzo scorrevole e che si fa leggere, ma mi ha lasciata piuttosto indifferente e non sono certa che continuerò la lettura della trilogia.

Virginia 


lunedì 28 novembre 2016

Recensione: Il signore della torre di Anthony Ryan

Titolo: Il signore della torre
Autore: Anthony Ryan
Traduttore: Gabriele Giorgi
Casa editrice: Fanucci
Numero di pagine: 837
Formato: Digitale

Dopo anni di prigionia nell’Impero Alpirano, Vaelin Al Sorna è tornato nel Regno. Non è più il guerriero al servizio della Fede che era un tempo: ha deciso di abbandonare l’Ordine cui apparteneva e ora la sua spada è avvolta in un fagotto di tela, per non essere più usata.
Ma anche il Regno è cambiato: sul trono che fu del cospiratore e guerrafondaio Janus, ora siede suo figlio Malcius, intenzionato a costruire palazzi, strade e ponti, e anche più tollerante verso i diversi orientamenti religiosi; nel frattempo sua sorella, la principessa Lyrna, sta andando a stipulare una pace con i selvaggi Lonak.
Il re nomina Vaelin Signore della Torre delle Lande Settentrionali e lo invia a nord per governare quelle terre. Ma nel frattempo una nuova minaccia sta sorgendo, un’invasione pianificata da lungo tempo da una forza al di là dell’oceano, intenzionata a spazzar via il Regno. E per fronteggiarla, Vaelin, guidato dal canto del sangue, il dono magico che gli scorre nelle vene, sarà costretto dopo molto tempo a rimettere mano alla spada. 

Dopo il Canto del sangue, Anthony Ryan conferma il suo grande talento narrativo con il secondo capitolo del ciclo L’Ombra del Corvo.

!!! SPOILER SUL PRIMO VOLUME!!!

Salve a tutti lettori, finalmente riesco a condividere con voi la recensione del secondo volume di questa trilogia (qui la recensione del primo).
Come vedete, anche questa volta Ryan ci regala un bel mattoncino, ancora più corposo del precedente, ma noi non piangiamo: ci rimbocchiamo le maniche e affrontiamo fieramente la sfida!
A sorpresa, Il signore della torre è un romanzo corale, in netta opposizione col primo, dove Vaelin era l'unico protagonista e narratore. I personaggi che si alternano a raccontarci questo nuovo segmento di storia ci sono già noti (a parte uno) e ci permettono di approfondire parti della vicenda che, altrimenti, avremmo ignorato.
Ancora una volta, lo storico Verniers prende la parola e ci racconta, da un futuro purtroppo non così lontano, che cosa sta accadendo: l'impero volariano ha invaso in forze il Regno, portando morte e terrore, schiavizzando la popolazione, imponendo un nuovo regime di brutalità a una terra mai del tutto quieta. A opporsi, ultimo baluardo di ribellione e speranza, la città cumbraeliana di Alltor (scusate, non mi ricordo il nome, potrebbe essere inesatto), ispirata da una misteriosa "regina di fuoco".

<< Segui il tuo canto, Lamabuia, pensò lei. Io creerò il mio.>>

Una giovane dai capelli rossi e una missione pericolosa segue un uomo, che presto riconosciamo come Vaelin Al Sorna. Ci viene presentata come Reva e di lei non sappiamo che quel poco che, capitolo dopo capitolo, riusciamo a estrapolarle. Scopriamo del suo passato difficile e doloroso, scopriamo che ha un segreto di cui si vergogna, sappiamo che ha un compito, che la porta a mescolare la propria esistenza con Vaelin. Ma chi ha letto Il canto del sangue sa bene che è impossibile incontrare Vaelin e rimanere indifferenti: le solide certezze di Reva vacillano e la sua decisione di portare comunque a compimento ciò che si era prefissata la porterà in luoghi inaspettati, fra persone che non pensava avrebbe mai conosciuto. Il suo diventa, nel perfetto stile del romanzo di formazione, un viaggio soprattutto in sè stessa, una crescita e una presa di coscienza graduali ma costanti, che culmineranno nella totale accettazione di sè stessa.


<< "La crudeltà è in noi. Ma loro l'hanno resa una virtù." >>

Abbiamo lasciato Frentis, alla fine del primo libro, schiavo dei volariani e tale lo ritroviamo agli inizi del secondo, cinque anni dopo. Anni che si sono fatti sentire e che hanno reclamato un prezzo, ma che nulla hanno fatto presagire del male futuro.
Quella di Frentis, a mio parere, è la parte più tragica e angosciante del libro. Ciò che è costretto a fare, il senso di impotenza e l'odio furioso, l'amore malato e ossessivo che gli viene imposto. Tutto questo lo cambia, profondamente, fino a non capire quanto quel male gli sia entrato in profondità, quanto gli abbia insozzato l'animo, quante delle cicatrici che gli istoriano il corpo siano affondate, lentamente, fino allo spirito, segnandolo in profondità.
È stato difficile leggere della sorte capitata a Frentis e rendersi conto del rancore e dell'amarezza che inquinano la mente di quello che ricordo ancora come un ragazzetto che cercò di rubare, un giorno, il borsello a Vaelin.


<< "Qualcosa è cambiato in te, Lyrna Al Nieren. Mi domando se fosse colpevolezza, qualche crimine commesso lontano dalla vista dell'ilvarek? Così terribile che la colpa ha forgiato una nuova sfaccettatura per la tua anima." >>

Se vi ricordate, avevo espresso il desiderio di avere più Lyrna nel secondo libro. Be', sono stata accontentata. Quella che ritroviamo, però, è una Lyrna diversa. Sempre acuta e intelligente, acculturata e scaltra, ma meno spietata, meno manipolatrice. Qualcosa, in questi cinque anni, è successo. Qualcosa che le pesa sul cuore e che l'ha cambiata.
La parte che riguarda Lyrna è incredibilmente interessante. Finalmente libera di esprimersi, la bella principessa riesce a conquistare il cuore dei suoi lettori e, se anche non dovesse farcele, non potrebbe che strappare comunque al lettore un rispetto meritato. 
Ryan non le darà tregua, colpendola continuamente. Ogni volta, però, riuscirà a rialzarsi, mostrandosi di volta in volta nemica temibile, donna coraggiosa, audace regnante. Ogni volta qualcuno la sfida e ogni volta, unicamente grazie alla sua intelligenza vivissima e al suo carisma (non è certo una guerriera!) riuscirà a fronteggiare l'avversario e a uscirne, se non vittoriosa, almeno migliore, più matura.

<< "Tutti paghiamo un prezzo per i nostri doni." >>

Infine, Vaelin. Meno protagonista, meno presente, ma non per questo meno carismatico e centrale per la trama. La guerra con l'Impero alpirano l'ha segnato: stanco di armi e sangue, decide di tornare a casa, per chiudere ciò che ha lasciato in sospeso. Il re, ancora una volta, ha però diverse disposizioni per lui, che ancora una volta deve cedere al ricatto di un Al Nieren e recarsi in un luogo dove nessuno lo vuole e dove solo con molta difficoltà riuscirà a guadagnarsi il rispetto che merita.
Contemporaneamente, Vaelin approfondisce la conoscenza del suo dono, il canto che gli scorre nelle vene e che lo rende temibile per un oscuro nemico che tarda a palesarsi, preferendo invece inviare i suoi micidiali servitori.

Questo secondo romanzo mi è piaciuto quanto il primo, se non di più. Certo, è diverso. Non solo perchè i protagonisti moltiplicano, ma anche perchè i valori fondanti del primo libro vengono abbandonati: non c'è più quel senso di fratellanza che univa Vaelin con gli altri giovani del Sesto Ordine. Ormai sono cresciuti e la vita riserva a ognuno di loro una strada diversa, non sempre facile, e che li porterà ad allontanarsi e a intraprendere ognuno il proprio cammino personale. 
Non è più un romanzo di formazione. Ormai Vaelin è un uomo e sa bene ciò che vuole e ciò che non vuole. Allo stesso modo Lyrna e Frentis sono adulti e formati e affrontano da tali i propri demoni.
Ryan non si smentisce: ancora una volta ci offre un romanzo crudo, dove sangue, terrore e morte si affiancano a coraggio e speranza. Forse ancora più cupo del suo predecessore, Il signore della torre affronta varie tematiche che colpiscono sempre: la schiavitù, il prezzo che si paga per ottenere ciò che si desidera, la lotta per essere sè stessi. Fra questi temi più convenzionali, troviamo anche quello dell'omosessualità, una scelta che mi ha piacevolmente sorpresa e che ha fatto decisamente guadagnare dei punti allo scrittore.
Questo è un romanzo rosso di sangue e i protagonisti devono prendere durissime decisioni in tempi disperati. Non c'è spazio per il buonismo nella storia raccontata da Ryan, solo per una strenua lotta per la sopravvivenza e per la libertà, una lotta che possiamo comprendere, e condividere, tutti.

Virginia

giovedì 17 novembre 2016

Recensione: Il canto del sangue di Anthony Ryan

Titolo: Il canto del sangue
Autore: Anthony Ryan
Traduttore: Gabriele Giorgi
Casa editrice: Fanucci
Numero di pagine: 761
Formato: Digitale

Pochi mesi dopo la morte della madre, l’undicenne Vaelin Al Sorna viene portato da suo padre alla Casa del Sesto Ordine, una confraternita di guerrieri devoti alla Fede, che diventerà la sua nuova famiglia. Sulle prime il ragazzo si sente tradito dal proprio genitore, ma la sua tempra forte lo aiuta ad affrontare l’addestramento severo e le terribili prove a cui tutti i membri dell’Ordine vengono sottoposti. Ma per Vaelin e i suoi fratelli, diventati temibili guerrieri, il futuro ha in serbo molte battaglie in un Regno dilaniato da dissidi e il cui sovrano nutre mire di espansione. E tra segreti e complotti, il giovane dovrà fare i conti con la sua voce interiore, un canto misterioso che lo guida, lo avverte del pericolo, lo rende immune alla fatica, sensibile alle voci della foresta. Il canto è un dono del Buio, può ardere o spegnersi, non proviene da nessuna parte e non può essere insegnato: solo occorre affinarne il controllo, esercitarlo, perfezionarlo. Il canto è Vaelin stesso, il suo bisogno, la sua caccia. E presto gli rivelerà che la verità può tagliare più a fondo di ogni spada.

Quant'è bello iniziare un libro con aspettative rasoterra e ricredersi in toto? Aspettarsi determinate situazioni, determinati personaggi e poi rimanere sorpresi?
Io, che sono una storica rompiballe, ho cominciato questo libro con un certo scetticismo, per poi ritrovarmi sempre più coinvolta negli eventi e sempre più legata ai personaggi.
Ma andiamo con ordine.
Il libro, primo di una trilogia già conclusa e perfino tutta tradotta, parte con un flash-back: Vaelin racconta allo storico Verniers la sua versione dell'invasione all'impero alpirano da lui guidata e, facendo questo, ci ritroviamo risucchiati nel tempo, a quando il temibile e odiato guerriero con cui parla Verniers non era altro che un undicenne spaventato abbandonato dal padre sulla soglia del Sesto Ordine, pronto per essere affinato e temprato in anni di durissimo addestramento.

<< "Acciaio e sangue sono tutto ciò che costituirà il vostro futuro. Capite?">>

Queste le parole con cui vengono accolti Vaelin e i suoi compagni e si dimostreranno veritiere. Nel Sesto Ordine non esiste famiglia e non esiste passato, solo un presente di privazioni e un futuro acuminato come una spada. Le prove da superare sono tante, spietate e inflessibili. 
Quella che ci racconta Ryan, però,  non è una storia di odio, ma una storia di fratellanza e solidarietà, la storia di come le difficoltà abbiano indurito ma, allo stesso tempo, unito un gruppo di ragazzi che, altrimenti, molto poco avrebbero avuto da spartire l'uno con l'altro.
Vaelin è l'assoluto protagonista di questo primo libro. Fin dai suoi primissimi anni nell'Ordine capiamo che per lui è riservato un destino speciale, ma anche un pericolo mortale. Molteplici sono le figure che si muovono attorno a lui e molte sono le perdite che fin dall'inizio deve subire, i compromessi a cui deve scendere. Addestrato per essere un mortale guerriero, Vaelin ha in sè qualcosa di più, ma che verrà svelato solo col passare delle pagine.
Accanto a lui troviamo i suoi amici (i miei preferiti sono Nortah e Caenis). Tutti sono ben caratterizzati e subito riconducibili alla memoria per qualche aneddoto o peculiarità che li rendono unici e insostituibili. Fra di loro Vaelin spicca come un capo, perchè tale è il suo ruolo. Come capo deve addossarsi la responsabilità dei loro destini e di una conoscenza che avrebbe preferito rimanesse segreta.

<< "Il valore di un libro risiede nella conoscenza che contiene, e la conoscenza è sempre una cosa pericolosa.">>

Uno dei personaggi più intriganti è senza dubbio la principessa Lyrna Al Nieren. Bellissima, scaltra, manipolatrice e spietata, è legata a vaelin da un rapporto di odio e amore, desiderio e sfiducia. Spero che nei prossimi libri il suo personaggio assuma più rilevanza e che lei e Vaelin si mettano assieme (e qui parte la ship!), nonostante la figura di un altro importante personaggio femminile. Ciò che più mi è piaciuto di Lyrna è che è uno degli unici personaggi che riesce a confrontarsi con Vaelin su un piano di parità, che è una donna estremamente intelligente e determinata ad andare oltre il ruolo di procreatrice che la società vorrebbe imporle e che, per perseguire i suoi intenti, sia disposta ad essere bugiarda e spietata a un tempo, mostrandosi temibile quanto il suo formidabile padre, vero ragno tessitore.
Il libro copre un considerevole arco di tempo e si focalizza unicamente su Vaelin, protagonista che, come già detto, non può non conquistarsi un posto nel cuore di ogni lettore. Ryan ci prepara un'ambientazione dal sapore "martiniano", seppur corretta con quella giusta quantità di zucchero da rendermela perfettamente digeribile; il suo stile è quel sapiente dosaggio di umorismo e drammaticità da avvincere il lettore. La storia si chiude quando ancora pochi misteri sono stati svelati e ci lascia con la voglia divorante di proseguire con il secondo e con il terzo, altri due bei mattoncini come piacciono a me. Spero quindi di poter proseguire presto questo racconto intrigante e di non soffrire troppo su un finale che, me lo sento, sarà sofferto e tinto di sangue.

Virginia