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venerdì 9 dicembre 2016

L'Angolo del Self#3: Riverside di Bianca Rita Cataldi

Titolo: Riverside
Autore: Bianca Rita Cataldi
Numero di pagine: 127
Formato: Digitale

Riverside, Regno Unito. Le quattro e mezzo di un pomeriggio qualunque. Una scuola abbandonata e cadente alla fine di Silverbell Street. Come la venticinquenne Amabel scoprirà presto, non si tratta di un edificio qualunque: al suo interno, i banchi sono ancora al loro posto e si respira, nell’aria, polvere di gesso. Tutti gli orologi, da quello al di sopra del portone d’ingresso sino al pendolo del salone, sono fermi alle nove e diciannove di chissà quale giorno di chissà quale anno. Cosa è accaduto nella vecchia scuola? Quale evento è stato così sconvolgente da fermare il tempo all’interno di quelle mura? E soprattutto, chi è quel ragazzo in divisa scolastica che si presenta agli occhi di Amabel affermando di frequentare la scuola, benché quest’ultima non sia più in funzione da anni? Tra passato e presente, Bianca Rita Cataldi ci guida in un mondo in cui gli eventi possono modificare lo scorrere del tempo, dimostrandoci che ognuno di noi ha un proprio universo parallelo col quale, un giorno o l’altro, dovrà scendere a patti.

Da quant'è che non pubblico qualcosa in questa rubrica? Tanto, troppo, La verità è che le imposizioni mi risultano strette, perfino quelle che decido di pormi io stessa, e "obbligarmi" a leggere un autore self è risultato praticamente impossibile, nonostante le mie buonissime intenzioni e la mia opinione su questo fenomeno in generale, che rimane tenacemente positiva, nonostante spesso mi ritrovi fra le mani romanzi indegni di essere definiti così e meritevoli solo del cestino. Certo, questo avviene anche con vari titoli di CE blasonate, ma con i self ho sempre un po' quel retrogusto di amarezza.
Ora, nonostante i discorsi fuorvianti, non è stato questo il caso. Riverside - letto un paio di settimane fa e vergognosamente escluso dai miei WWW settimanali per una mia dimenticanza - si è rivelato un romanzo gradevole, seppur carente, a mio parere, in alcuni aspetti.
L'idea di base è suggestiva e le prime pagine, una volta rotto il ghiaccio, sono intriganti a dir poco. Amabel, comunissima ragazza, scopre un giorno una via e una scuola a lei del tutto sconosciute nella cittadina in cui vive da sempre e che pensava di conoscere come le proprie tasche. L'incontro con uno strano ragazzo e una vecchia case di bambole faranno il resto: il risveglio di Amabel, il mattino dopo, è a dir poco traumatico e la ragazza si ritrova catapultata in una realtà molto diversa da quella che si è lasciata alle spalle.
Una mia amica e collega blogger (Autumn di L'ennesimo Book Blog) nella sua recensione ha detto che, nel corso della lettura, le pareva di guardare una vecchia foto color seppia. Ecco, non posso che essere d'accordo, perchè quest'impressione si adatta perfettamente a quanto provato da me mentre leggevo questo libro. L'atmosfera della Lucretius Grammar School, in particolare nel primo capitolo, ha il sapore dolceamaro della nostalgia e il fascino delle pagine ingiallite dal tempo di un libro antiquato e molto amato. Mi ricordo ancora benissimo la sensazione di tempo sospeso che avvolge questa scuola in rovina, con l'odore di gesso che gentilmente accoglie il lettore e l'atmosfera un po' inquietante e un po' onirica di muoversi in una bolla di tempo e spazio, in mezzo ai mondi.
Nonostante l'inizio strepitoso, andando avanti ho trovato vari aspetti che non mi hanno convinta, se non proprio infastidita.
La prima cosa è che non si capisce bene dove la storia voglia andare a parare, e questa è una sensazione davvero irritante. Amabel si ritrova in una situazione senza precedenti ma sembra adattarvisi quasi subito, fra l'altro accettando il suo nuovo ruolo con una prontezza e una naturalità da lasciarmi un po' dubbiosa.
Sarò banale, ma il mio più grande unto interrogativo è stato Damian. Questo ragazzino - perchè questo è - ha 16 anni e Amabel, oltre ad essere la sua insegnante, ha pure una decina d'anni più di lui, e tutti voi sapete quanta differenza possono fare 10 anni in determinati periodi. Ebbene, si intuisce ben presto che loro due saranno i protagonisti della storia d'amore della trilogia. Ora, questo è un motivo assolutamente personale, ma per me è risultato determinante. Non potevo crederci, non volevo crederci, e ho sperato fino all'ultimo che le cose prendessero una piega diversa, inaspettata. Purtroppo - almeno per quanto concerne il primo libro - le cose non sono cambiate, e a distanza di tempo continuo ad essere molto scettica (EUFEMISMO) riguardo a questa scelta narrativa. Però, lo ripeto, si tratta di una critica puramente personale.
In generale, quello che più mi è dispiaciuto è che il libro, a mio parere, avrebbe in sè un grande potenziale, che non viene sfruttato quasi per nulla, con l'eccezione di quel primo capitolo. Si tratta di un romanzo scorrevole e che si fa leggere, ma mi ha lasciata piuttosto indifferente e non sono certa che continuerò la lettura della trilogia.

Virginia