sabato 17 giugno 2017

CineRecensione#7: Boys over flowers (drama)



Anno: 2009
Episodi: 25
Categoria: KDrama

La giovane Jan Di figlia di normali lavandai, entra per caso nella scuola più famosa di Corea, una scuola frequentata solo dai figli delle famiglie più ricche e potenti. In questo istituto Jan Di farà la conoscenza degli F4,  quattro amici che compongono "il meglio" di quella società ristretta. Il loro leader è il temibile Jun Pyo, ragazzo problematico dal carattere infantile e un po' violento che non potrà che scontrarsi subito con la nuova arrivata....



Salve a tutti Viaggiatori del Labirinto e buon sabato. Era da un po' che cercavo il tempo da dedicare a questo articolo e non vi dico che ore sono adesso che lo scrivo (dico solo che è stata una nottata infernale -.-). Ma non tutto il male viene per nuocere e se proprio devo passare una nottataccia, tanto vale sfruttarne ogni singolo minuto.
Prima di iniziare a parlare dell'opera in questione, una doverosa spiegazione. Nell'ultima CineRecensione avevo detto che, essendo la mia attenzione fissa su Netflix, avrei allargato òle mie recensioni anche alle serie tv. Ecco, poco tempo dopo ho scoperta un'altra - e molto più seria - dipendenza: i drama coreani (per ora, ho sempre il tempo di espandermi in altri Paesi dell'Oriente;)).
Due parole per chi non ne sapesse nulla (come me giusto due settimane faxD): con drama si intendono le serie tv prodotte da paesi come Cina, Giappone, Corea e Taiwan (mi sembra di capire che queste siano le più diffuse). Sono produzioni con un numero generalmente limitato di episodi (niente soap opera, insomma), spesso tratte da manga, e che hanno un nutrito seguito anche qui in Occidente. Per questo si trovano in internet vari siti di streaming, download e fansub vari. A questo proposito, aggiungo che sono aperta ad ogni dritta, essendo io ancora inesperta. Se volete maggiori informazioni, chiedete pure: per quel che posso, cercherò di rispondervi.
Io ho scoperto i drama per caso, perchè ne vedevo parlare da alcuni contatti su fb. Incuriosita, mi sono informata e ho poi deciso di provare a iniziarne uno - quello che vi recensisco oggi.
Ecco, è stato l'inizio della finexD



La prima cosa da chiarire riguardo a questo drama, è che mi ha creato una profonda, dolorosa e inspiegabile dipendenza. Inspiegabile perchè non credevo mi sarebbe piaciuto così tanto (non sapevo neanche, prima di iniziare, se sarei riuscita a portarlo a termine, a dirla tutta), perchè è pieno di difetti, perchè è la quintessenza del trash.
Detto questo, erano anni (ANNI) che un libro o un film non mi prendevano a questo punto. Al punto da farne quasi una malattia, da stare fisicamente male a ogni momento di angst (e fidatevi, ce n'è a pacchixD), da avere il pensiero fisso. La mia crisi del lettore di cui vi accennavo nell'ultimo post è nata a causa di questo drama. Non sto esagerando e sono perfettamente seria, tanto da confessarvi che mi ha un po' preoccupata questa reazione viscerale al drama e spero di non ripeterla più, perchè non mi ha fatta stare bene (ma di questo contavo di parlare meglio in un Chiacchiericcio, a dire il vero).
Chiarito questo, passiamo a parlare del drama in questione.
Come potete vedere, la trama è molto semplice e vi assicuro che è anche piuttosto canonica (da qui l'inspiegabilità della mia ossessionexD). In realtà mi è sembrato di vedere un anime interpretato da persone reali, ad essere sincera, perchè se è vero che i drama sono un po' l'equivalente asiatico delle nostre serie tv occidentali, è anche vero che seguono delle regole completamente diverse.
Prima di tutto, la regia. Perfino un'inesperta come me ha visto la differenza tra un prodotto come Chiamatemi Anna e Boys over flowers: quest'ultimo è un prodotto televisivo, senza particolari degni di nota dal punto di vista del montaggio (per quel che ne posso capire io).
Altro aspetto tipico (sto guardando altri drama e credo che sia proprio una caratteristica del genere): se siete pratici di anime, saprete che le vicende alternano momenti seri ad altri comici, ma di una comicità paradossale, per certi aspetti. Questo si ritrova anche nei drama, da qui l'impressione di assistere alla trasposizione in carne e ossa di un cartone. A me personalmente non ha dato fastidio, ma capisco che per lo spettatore occidentale medio può essere un po' strano assistere a certe scene:)



Uno dei motivi per cui ho amato questo drama sono stati i due protagonisti, Geum Jan Di e Goo Joon Pyo (nonchè unici nomi che ricordi o.O). Nonostante l'immagine idilliaca che vedete qui sopra (AMORI *-*) il loro è tutto meno che un rapporto idilliaco, e fin dagli inizi. Fin da subito, infatti, si scontrano con molta durezza, entrambi ostinati e orgogliosi. Vengono da due mondi molto diversi e hanno caratteri molto lontani ma, come scopriranno, hanno in comune ciò che davvero conta.
Come vi dicevo, però, il loro è un inizio travagliato: più che innamorarsi, si scontrano: lui è un prepotente e lei è invece una ragazza che non tollera gli abusi. La scintilla, in una scuola dominata dal bullismo e tiranneggiata dalla corte degli F4, è immediata. E non senza conseguenze. Abituato a vedersi sempre obbedito e riverito, Joon Pyo reagisce con violenza alla sfida di Jan Di, che dal canto suo non ha la minima intenzione di farsi mettere i piedi in testa. Questa reazione senza precedenti sconvolge non solo Joon Pyo ma anche i suoi amici, gli altri F4, con i quali Jan Di ha un rapporto ambivalente: da una parte non li sopporta per la loro arroganza, dall'altra si è innamorata a prima vista di Ji Hoo, che sembra diverso dagli altri. Ma Ji Hoo ha una storia travagliata alle spalle -come tutto il gruppo, del resto - e il loro rapporto non sarà così semplice.

Si evince il mio amore per il protagonista - e un amore che può tollerare un simile taglio di capelli non può che essere Vero Amore*-*

Joon Pyo è irresistibile nella sua imperfezione. Non aspettatevi un Principe Azzurro ma neanche un Bad Boy canonico. Joon Pyo, sotto una patina di aggressività e violenza che scema nel corso del drama e della sua maturazione, nasconde una grande insicurezza e solitudine. Joon Pyo è infantile, irritante, prepotente; ma è anche dolce (quando vuole), spontaneo, generoso e non ha paura di affrontare i propri sentimenti (una volta compresi). Joon Pyo è un'amalgama di difetti e qualità e sembra sempre cozzare con Jan Di, che è invece calorosa e solare, semplice se confrontata alla complessità di Joon Pyo. Ma dei due, il più onesto con i propri sentimenti è senz'altro Joon Pyo: una volta presa coscienza dei propri sentimenti, non si arrende neanche davanti all'aperta ostilità di Jan Di, che lentamente sarà costretta a cambiare opinione su di lui. Cosa che avviene anche grazie al cambiamento di Joon Pyo. Se agli inizi, infatti, incontriamo un bulletto violento a cui verrebbe voglia di piazzare due ceffoni (Jan Di si toglie un paio di sfizi, in questo sensoxD), innamorandosi di Jan Di inizia a prendere coscienza di alcuni degli aspetti meno piacevoli del suo carattere e cerca, per quanto possibile, di cambiare. Questo è un aspetto che ho apprezzato moltissimo.
Questo e la coerenza e sincerità dei suoi sentimenti. E questo vale anche per gli altri personaggi del drama. Ho trovato una grande maturità emotiva in loro: non sempre il primo amore è quello giusto, non sempre i sentimenti sono ricambiati come vorremmo. Ciò non impedisce di creare legami profondi e di realizzare che l'amore, forse, non lo troviamo sempre nelle somiglianze.


Ji Hoo è uno dei personaggi più importanti del drama. Primo amore di Jan Di e poi migliore amico, è riuscito a piacermi - e pure parecchio - nonostante il ruolo da terzo incomodo che ricopre. Molto diverso da Joon Pyo, agli inizi è un pezzo di ghiaccio, rinchiuso in sè stesso e nella sua musica. Jan Di, con la sua freschezza e gioia di vivere, riuscirà a "scongelarlo", facendoci conoscere un ragazzo segnato da molti lutti ma con molto da dare. Sensibile, gentile, disinteressato. Ji Hoo è uno dei personaggi a cui il drama riserva molto spazio ma concede poche gioie e questo mi è dispiaciuto molto.


Sicuramente l'amicizia è un aspetto importante di questo drama. Messa continuamente alla prova, dimostra la sua profondità nel momento in cui non si spezza neanche davanti alle crisi più nere e sopravvive perfino all'amore - e alla sua fine. 
Il rapporto centrale è quello fra gli F4, ma anche quello tra ragazze ha la sua importanza. All'amica storica di Jan Di - Ga-Eul - è riservato un pezzo di storia tutto suo (anche se piccolo), mentre mi ha colpita il personaggio di Jae Kyung. Il suo ruolo dovrebbe portare un forte antagonismo con Jan Di, invece le due, conosciutesi in circostanze non sospette, nonostante tutto riescono a costruire un rapporto fatto di amicizia e rispetto, nonostante il dolore.

Risultati immagini per boys over flowers goo jun pyo
Ogni scusa è buona per piazzare immagini random di Goo Joon Pyo*-*

In definitiva, questo drama è perfetto, quindi?
Neanche per sogno! Come vi dicevo, è assolutamente trash e forse parte del suo fascino sta anche lì. A parte un gusto per la moda davvero orrido (ma davvero in Corea nel 2009 si vestivano così? o.O), abbiamo alcuni spunti non affrontati bene e una parte centrale lenta che personalmente avrei un po' tagliato. Inoltre, vi consiglio questo drama solo se apprezzate l'angst, perchè ne è pieno e io, guardandolo, ho sofferto come un cane la maggior parte del tempo (davvero, non sono emotiva, non sono abituata a stare così malexD). Se il numero di episodi non fosse limitato, il pericolo sarebbe stato di scadere nella più becera delle soap opere, invece per fortuna si sono fermati primaxD
Sono felicissima di essere stata "svezzata" da questo drama (scelto totalmente a caso, fra l'altroxD) e lo consiglio a chiunque voglia una storia d'amore non sdolcinata ma apprezzi anche molto angst.
Infine. Come segno della mia ossessione, sono andata a cercarmi i video (subbati in inglese) delle canzoni portanti di questo drama. Due in particolare le ho ascoltate fino alla morte, un po' per il video in sè e i ricordi legati alla musica, un po' perchè le trovo effettivamente belle - e molto più apprezzabili capendone il significatoxD Io ve le riporto, se siete curiosi, ma vi faccio un avviso iniziale: non guardate se avete intenzione di vedervi il drama, perchè i video sono composti da pezzi presi dallo stesso e rischiate spoiler piuttosto grossi. Se invece non avete intenzione di vederlo/non vi importa degli spoiler, eccoveli qua*-*
In questo primo video, le immagini sono tratte dai primi episodi, quando Joon Pyo si innamora di Jan Di ma lei non lo ricambia, innamorata invece di Ji Hoo (doverosa spiegazione per chiunque voglia capirexD). Per come le interpreto io, le parole della canzone possono quindi riferirsi sia a quello che prova Joon Pyo per Jan Di ma anche a quello che prova Jan Di per Ji Hoo.


Questa è invece la mia preferita, una botta d'allegria non da pocoxD Giusto per farvi un'idea dell'angst a cui andate incontroxD
Le immagini sono prese un po' da tutto il drama, ma il testo si sposa in modo particolare con gli ultimi episodi.




E niente, questo è quanto. Sento di non aver reso giustizia al mio fangirlismo con questa recensione (la follia pura se l'è già sorbita la mia povera sorellaxD), ma spero comunque di avervi interessato!
Ma adesso chiedo a voi! Guardate dtrama? Se si, avete visto questo? E quali mi consigliate (perchè qui non ci si ferma, ma proprio per nullaxD)?
Un saluto a tutti,

Virginia











martedì 13 giugno 2017

Recensione: Abbastanza da tentarmi di Leila Awad

Titolo: Abbastanza da tentarmi
Autore: Leila Awad
Numero di pagine: 294
Formato: Digitale

Isabella Bendecido ha ventiquattro anni e vive in un paese alle porte di Madrid con una sorella maggiore che adora, un padre amorevole ma poco presente, una madre convinta che la preoccupazione maggiore per una donna debba essere trovare un buon matrimonio o un lavoro fisso – se non entrambi – e una sorella minore che segue le orme materne. Giornalista di professione e blogger per passione, Isabella trova lavoro presso la prestigiosa testata giornalistica di El Paìs, dove incontrerà Liam Adreci, una delle voci più autorevoli nel campo, a cui da sempre si ispira. Peccato che le sue parole siano coinvolgenti e appassionanti almeno quanto lui è odioso e supponente nella vita di tutti i giorni. Tra caratteri orgogliosi e troppi pregiudizi, tra famiglie ingombranti e inopportuni pretendenti, quanto in là si spingeranno Isabella e Liam prima di comprendere dove sia la verità? In fondo, tutte noi sogniamo Mr. Darcy ma quando lo troviamo vorremmo solo ucciderlo.

“Abbastanza da tentarmi” è un retelling in chiave moderna di Orgoglio e Pregiudizio.

Leila è nata a Roma, dove vive. Il suo libro d’esordio, “Ombre sulla pelle” è edito da Centauria.



Carissimi lettori, non mi sono scordata di voi! Sono solo presa dalla mole di impegni e schiantata dal torrido caldo estivo. Neanche a dirlo, a breve avrò l'ennesimo esame, quindi sono piuttosto presa dagli studi; a questo aggiungete un terrificante blocco del lettore che mi ha preso un paio di settimane e dal quale sto emergendo (lo dico pianissimo per evitare ricadute) solo ora.

Questi i vari fattori che mi hanno portata ad essere poco presente da voi e a pubblicare poco e nulla pure da me.
Ma adesso le cose stanno cambiando e un paio di post si sono accumulati, novità sulle quali ho voglia di aggiornarmi e impegni presi. E questo è uno di quelli, quindi innanzitutto ringrazio la gentilissima Leila Awad per avermi inviato il suo romanzo, che ero curiosissima di leggere in quanto ripresa in chiave moderna dell'eterno Orgoglio e pregiudizio.

"È una verità universalmente conosciuta che, nelle giornate più importanti, tutto ciò che potrà andare storto, andrà storto."

Fin dalle prime righe, ritrovare la penna della Austen reinterpretata e rinnovata mi ha piacevolmente sorpresa. Uno degli aspetti che più mi è piaciuto di questo romanzo è proprio il puntuale riferimento all'ispiratrice, ma senza cadere mai nella copia pura. La Awad, la cui scrittura ho conosciuto con questa opera, non manca mai di ricordarci chi ha ispirato il suo romanzo, ma lo fa nella maniera giusta: riprende spunti, le frasi nei casi più eclatanti, le situazioni, ma sempre tagliando, riadattando. Abbiamo quindi un romanzo chiaramente ispirato all'opera della Austen ma che ci tiene a mantenere una sua indipendenza.
E questo avviene anche nei personaggi.

Isabella, moderna Elizabeth, condivide con l'eroina austeniana un carattere volitivo, una bella testardaggine e un gran cuore. Brillante, determinata e un po' frivola, ma sempre senza farsi mancare la riflessione un po' più profonda, che condivide sul web nel suo blog. Qui parla di tutto: libri, trucco, Storia. Ogni cosa attiri la sua attenzione, rintuzzi la sua brillante intelligenza. Quello è il suo spazio personale e privato, nettamente separato dalla vita lavorativa, nel cui ambito sta muovendo i primi timidi ma decisi passi.
E proprio nella redazione de El Pais, dove l'aspetta uno stage di 10 mesi, che incontra l'altero Liam Adreci, il mr. Darcy della situazione. Ma ricordiamoci, per dirlo con Isabella, che tutte vorremmo incontrare mr. Darcy, ma se l'incontrassimo vorremmo ucciderlo.
Magari il delitto non è proprio il primo pensiero di Isabella appena lo vede, ma c'è sicuramente una bella dose di dispetto, rabbia e indignazione. Perchè Liam è orgoglioso, pieno di pregiudizi e scostante come il modello, ma è anche un noto giornalista le cui parole, anni prima, hanno infervorato la nostra protagonista. Che delusione, quindi, che scorno, nello scoprire che quello scrittore talentuoso e appassionante è un uomo freddo e snob!
Ma, come le lettrici potranno immaginare, Liam nasconde molto di più, sempre come il modello. Certo, non è un uomo facile, ma Isabella si ritrova sempre più coinvolta, suo malgrado, e sempre più decisa a conoscerlo profondamente.

" Oh, Liam. Bello da far male agli occhi, bravo da far male alla mente e con un nome da far male al cuore."


Madrid è la città che ospita la vicenda. Non più la fredda Inghilterra, dunque, ma un Paese che, è evidente, è molto caro all'autrice, che cerca in tutti i modi di avvicinarlo al lettore, di farcelo conoscere. Aspetto che ho apprezzato, perchè l'ambientazione è diversa dalle solite: niente America, niente Inghilterra. Siamo in Spagna, una terra affascinante e piena di tesori. Isabella ama la sua Madrid e l'entusiasmo viene trasferito al lettore, così come si avverte e coinvolge la sua passione per la Storia. Io non sono mai stata in Spagna, ma ho trovato Isabella molto "spagnola", volendo assecondare determinati stereotipi: è solare, socievole, calorosa. Al contrario, Liam è cresciuto in Inghilterra e questo è rimarcato dal suo atteggiamento riservato e poco espansivo.
Ho amato la famiglia di Isabella. In questo caso, sebbene i paralleli siano palesi, la Awad ha voluto dare un'impronta più personale e affettuosa. La famiglia allucinante di Elizabeth diventa quindi una famiglia caotica, incasinata e non sempre facile, ma, in definitiva, è una famiglia che si vuole bene. Questo l'ho notato in particolare nel caso di Rebeca, l'equivalente della terribile Lydia. Se fin da subito si nota un rapporto un po' tempestoso fra sorelle, vediamo anche che si vogliono bene e che sono pronte a sostenersi a vicenda nonostante le incomprensioni.
La famiglia di Liam, invece, è impegnativa. La figura del padre, in particolare, è uno degli scogli che Isabella e Liam dovranno superare. Ho apprezzato molto la lettura "critica" che la Awad dà del rapporto fra i genitori di Liam. In questi casi si tende sempre a stereotipare molto i ruoli, ma qui la scrittrice ha provato a dare una maggiore profondità e complessità ai personaggi.



Mi è piaciuto dunque questo libro?
Be', è il libro che mi ha tirata fuori dal blocco, quindi sicuramente è riuscito a mantenere viva la mia attenzione. A differenza di molti casi di self (senza nulla togliere, per fortuna di eccezioni ce ne sono, e parecchie!), Leila Awad scrive in modo corretto e fluido e non è difficile immedesimarsi nei personaggi e farsi coinvolgere dalle vicende. Come dicevo nella presentazione, se volete qualcosa di fresco e frizzante per quest'estate questo è il libro che fa per voi. Ci si trovano scene divertenti e romantiche, si respira l'aria di due bellissime città (Madrid e Parigi), ci si ritrova - almeno un po' - di nuovo nel mondo frivolo e profondo a un tempo di Jane Austen. Quindi si, decisamente ve lo consiglio! E vi ricordo che il libro sarà disponibile a partire dal 17 di questo mese, quindi vi consiglio di non farvelo scappare:)

Virginia

venerdì 2 giugno 2017

Prossimamente in libreria: Bianca Marconero e Leila Awad

Titolo: L'ultima notte al mondo
Autore: Bianca Marconero
Casa editrice: Newton Compton
Numero di pagine: 440
Data di pubblicazione: 29 giugno 2017

Marco Bertani ha ventitré anni, alle spalle un’adolescenza tutt’altro che semplice e davanti a sé un futuro dove potrà contare solo su se stesso. Un giorno inaspettatamente si imbatte in Marianna Visconti, ex compagna del liceo e amore non corrisposto della sua vita. I loro mondi non potrebbero essere più lontani: Marianna, dopo aver studiato negli Stati Uniti, sta facendo pratica legale presso il prestigioso studio di un amico di famiglia, mentre Marco sbarca il lunario lavorando come operatore per una rete televisiva locale. Quando però le viene prospettata l’occasione di condurre un programma ideato proprio da lui, Marianna decide di accettare la sfida, convinta che così potrà dimostrare a Luca, il fidanzato con cui è in crisi, di cosa è capace: lei e Marco si troveranno quindi a lavorare gomito a gomito e scopriranno di non essere poi così diversi come credevano… 

Carissimi viaggiatori del Labirinto, oggi vi presento due romanzi particolari. 
Il primo è  l'ultima fatica di Bianca Marconero (qui trovate la recensione de Il principe spezzato, una novella del ciclo Albion, nonchè unica opera da me qui recensita dell'autrice), un romance targato Newton Compton che chi, come me, segue Bianca su facebook attende da molto e con trepidazione (come tutti i suoi altri libri del restoxD). 
Quindi, segnatevi la data, gente. Il 29 giugno Bianca ritorna in libreria, con un libro che non vedo l'ora di leggere e dalla cover deliziosa*-* C'è un'altra sorpresa, però. Nell'edizione cartacea di L'ultima notte al mondo troverete anche una novella legata al romanzo, Ed ero contentissimo (ma che belli i titoli ripresi dalle canzoni di Tiziano Ferro??*-*). Per quanto riguarda l'edizione digitale, invece, la novella non sarà inclusa ma pubblicata a parte. Si tratta in ogni caso di una novella piuttosto corposa (110 pagine), quindi credo proprio che valga la pena di acquistare il cartaceo per potersela gustare appena finita la lettura del romanzo:)
Intanto, eccovi la trama anche di Ed ero contentissimo:

“Tu chiedevi sempre se c'era una speciale, una che mi tenesse sveglio, qualcuna a cui pensassi e io rispondevo che non c'era.  Era una bugia, papà.
Io una ragazza speciale ce l'ho da cinque dei miei diciotto anni.
Lei, papà, è il motivo per cui crederò sempre ai colpi di fulmine, mi fiderò sempre delle canzoni, saprò che si può tutto per amore. E non dico per conquistarlo, ma per permettere a chi amiamo di stare bene. Si può tutto senza avere nulla in cambio, insomma, senza una possibilità al mondo di essere felici.
Ah, perché la mia ragazza mica lo sa che sono innamorato di lei.”

Cinque anni prima de “L’ultima notte al mondo”, tra i banchi di scuola, Marco si innamora di Marianna. E attraverso Negazione, Rabbia, Patteggiamento, Accettazione e Depressione Marco affronta le cinque fasi dell’Elaborazione dell’Amore.



Titolo: Abbastanza da tentarmi
Autore: Leila Awad
Casa editrice: Self-publishing
Data di uscita: 17 giugno 2017

Isabella Bendecido ha ventiquattro anni e vive in un paese alle porte di Madrid con una sorella maggiore che adora, un padre amorevole ma poco presente, una madre convinta che la preoccupazione maggiore per una donna debba essere trovare un buon matrimonio o un lavoro fisso – se non entrambi – e una sorella minore che segue le orme materne. Giornalista di professione e blogger per passione, Isabella trova lavoro presso la prestigiosa testata giornalistica di El Paìs, dove incontrerà Liam Adreci, una delle voci più autorevoli nel campo, a cui da sempre si ispira. Peccato che le sue parole siano coinvolgenti e appassionanti almeno quanto lui è odioso e supponente nella vita di tutti i giorni. Tra caratteri orgogliosi e troppi pregiudizi, tra famiglie ingombranti e inopportuni pretendenti, quanto in là si spingeranno Isabella e Liam prima di comprendere dove sia la verità? In fondo, tutte noi sogniamo Mr. Darcy ma quando lo troviamo vorremmo solo ucciderlo


L'altro romanzo che vi presento è l'esordio nel campo del self-publishing di Leila Awad, che si è già fatta conoscere nel mondo dell'editoria con il suo storico Ombre sulla pelle. Partendo dal presupposto che mi interessa anche Ombre sulla pelle, ho deciso di iniziare a familiarizzare con il suo stile con questo romance che ha tutte le carte in regola per colpirmi. Si tratta, infatti, di una in chiave moderna del capolavoro senza tempo di Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio. Non so voi ma io ho grandissime aspettative, sembra il libro perfetto per portare un po' di freschezza in un'estate che si preannuncia torrida.
Perchè non so voi, ma entrambi i libri che vi ho presentato sembrano perfette letture per il mare! Sono l'unica che si prepara con cura - e con anticipo - le letture da portare sotto l'ombrellone (o comunque in vacanza)? Non credo proprio! Quest'anno penso che le mie saranno vacanze all'insegna della leggerezza e del romance, dopo un paio d'anni di classici.
Allora, ditemi, vi interessano questi romanzi? A me moltissimo e non vedo l'ora di leggerne e parlarvene, per scambiare come al solito opinioni con voi:)

Virginia





lunedì 29 maggio 2017

Recensione: A Gathering of Shadows di V.E. Schwab

Titolo: A Gathering of Shadows
Autore: V.E. Schwab
Casa editrice: Titan Books
Numero di pagine: 512
Formato: Digitale
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An absorbing fantasy adventure set in a world where magic can be a gift or a weapon. It's been four months since Lila Bard, thief from another world, talked her way onto a ship called the Night Spire and sailed away from Red London with an enigmatic captain named Alucard Emery, in search of adventure. She's been absorbed in learning as much as she can about the magic that s everywhere in this new world. Meanwhile, Kell is struggling to deal with the aftermath of the battle in which he and Lila saved the world, in particular, the magical bargain he made to save his adoptive brother Rhy s life, the bargain that links their lives and means they share each other's pain literally. Along with the rest of Red London, Rhy and Kell are getting ready for the upcoming magical tournament called the Essen Tasch. But there are deceptions lurking beneath the glittering surface of this festive event, and there are old enemies waiting for their chance to strike. This sequel to Schwab's A Darker Shade of Magic (2015) expands the world beyond Red London and deepens the appealingly unconventional people that populate it. These rich, lifelike characters draw the reader in and make this well-realized fantasy impossible to put down. Fans of A Darker Shade of Magic will love its sequel, and fantasy fans who haven't yet read the first book in this series should hurry to catch up. --Kirk


!!! SPOILER SUL PRIMO VOLUME !!!

Buon lunedì cari lettori del Labirinto, buon inizio settimana! Oggi cerco di allietarmi la giornata con la recensione del secondo volume di una trilogia che mi sta dando parecchie soddisfazioni. Innanzitutto perchè è bella, in secondo luogo perchè è da un po' che non leggo nulla in inglese e sono finalmente tornata in pista, yeah;)

"Her body was warm from wine and pleasant company, and as the ship swayed gently beneath her feet, the sea air wrapping around her shoulders, and the waves murmuring their song, that lullaby she'd wanted for so long, Lila realized she was happy.
A voice hissed in her ear.
Leave.
Lila recognized that voice, not from the sea, but from the streets of Grey London - it belonged to her, to the girl's she'd been for so many years. Desperate, distrustful of anything that wasn't hers, and hers alone.
Leave, it urged. But Lila didn't want to.
And that scared her more than anything."


Questo è il libro di Lila. Se in ADSOM (qui la recensione) il suo POV si alternava in maniera equa con quello di Kell, qui Lila si ingigantisce e sembra schiacciare tutti gli altri personaggi - che pure sono aumentati. Non tanto per una preponderanza di pagine (Kell ne ha all'incirca lo stesso numero), ma perchè il personaggio di Lila si evolve, si sviluppa (pur rimanendo sempre fedele a sè stessa) e diventa magnetico. Il lettore vuole lei, solo lei, e Lila sfodera tutto il suo fascino. Il seme piantato nel primo libro sboccia e Lila mostra tutto il suo potenziale di personaggio: è sfrontata, irriverente, pericolosa e pronta a tutto. Come dice sempre, non c'è nessun'altro come lei e qui davvero lo dimostra. Se già l'avevo apprezzata in ADSOM, qui l'ho proprio amata profondamente.

" << We're all here for a reason, Bard. Some reasons are just bigger than others. So I guess I'm not scared of who you are, or even what you are. I'm scared of why you are. >> "


Il fatto che Lila giganteggi non vuol dire che Kell scompaia o non sia importante, anzi. Se Lila rimane fondamentalmente sè stessa, è lui a essere messo maggiormente alla prova. Perchè sono diversi, profondamente, e se lei reagisce alle sfide della sorte con audacia, Kell sembra portare sulle spalle il peso del mondo.
Ciò che è avvenuto nel primo libro lo ha cambiato, lo ha provato. Innanzitutto, ha incrinato irreparabilmente - o così sembra - i rapporti fra lui e i suoi genitori putativi, il re e la regina. Tutti i loro discorsi sul fatto di non avere un solo figlio ma due si sono rivelati per quello che erano: bugie. Davanti a una colpa condivisa, entrambi scelgono di perdonare - e amare - Rhy, il figlio naturale, rovesciando su Kell il loro sdegno e il loro biasimo. L'unico che continua ad amarlo - e in maniera quasi commovente - è proprio Rhy, di cui cominciamo ad avere qualche punto di vista e che conosciamo oltre la facciata di principe gaudente. Conosciamo così un giovane uomo fragile, quasi spezzato da ciò che gli ha fatto Astrid Dane; un giovane schiacciato dal senso di colpa, non solo perchè sa di aver sbagliato e messo a repentaglio le vite di tutti, ma anche perchè vede come su Kell pesi il biasimo di tutti. Kell, che ha sacrificato tutto per amore del fratello e per riscattarsi dalla sua colpa.
Il Kell del secondo libro è più tormentato, più ombroso. Il suo ruolo a corte è sempre più pesante, sempre più insostenibile. Sente una corrente oscura agitarsi dentro di lui, un'inquietudine che non trova sfogo e ha origine con gli avvenimenti di 4 mesi prima. Per fortuna Rhy ha avuto un'idea brillante, anche se decisamente pericolosa: far partecipare di nascosto Kell agli Essen Tasch, i Giochi Elementali.



Come nel caso del primo libro, anche qui abbiamo una prima metà più lenta. La Schwab prepara con tutta calma la sua scacchiera prima di cominciare a far precipitare gli eventi. Perchè è questo che succede. All'improvviso, il lettore non riesce a staccarsi dalle pagine e le mazzate arrivano una dopo l'altra. Qui, in particolare, preparatevi a un mostruoso cliffhanger (per fortuna che il terzo è già uscito ihih). 
La Schwab si diverte a mescolare continuamente le carte e spesso i miei piani sono franati davanti a un'inaspettata svolta degli eventi. Questo è valso soprattutto per l'affascinante Capitano Alucard, uno dei nuovi personaggi introdotti nella narrazione. Bello, brillante e misterioso, tiene il lettore sempre sulle corde, fino a una svolta completamente inaspettata. Ho idea che ci riserverà ulteriori sorprese e lo spero, perchè mi piace davvero tanto, anche se Kell non lo tratta proprio benissimo (e per questo spero di avere debita soddisfazione nel prossimo libro). Ma i personaggi che più ho odiato, sono stati il re e la regina, i "genitori" di Kell. Il modo in cui lo usano, in cui non esitano a sacrificarlo nonostante anni di incrollabile lealtà è disgustoso e sarei davvero delusa se non ci fosse una sorta di resa dei conti nel volume conclusivo.
Il secondo libro mi è piaciuto molto, più del primo. Mi sono affezionata ai personaggi e mi sono immedesimata in loro. Spero in un terzo libro scoppiettante, una degna conclusione per una trilogia che mi sta piacendo molto.

Virginia



giovedì 25 maggio 2017

Recensione: L'armata dei sonnambuli di Wu Ming

Titolo: L'armata dei sonnambuli
Autore: Wu Ming
Casa editrice: Einaudi
Numero di pagine: 808
Formato: Cartaceo
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1794. Parigi ha solo notti senza luna. Marat, Robespierre e Saint-Just sono morti, ma c'è chi giura di averli visti all'ospedale di Bicêtre. Un uomo in maschera si aggira sui tetti: è l'Ammazzaincredibili, eroe dei quartieri popolari, difensore della plebe rivoluzionaria, ieri temuta e oggi umiliata, schiacciata da un nuovo potere. Dicono che sia un italiano. Orde di uomini bizzarri riempiono le strade, scritte enigmatiche compaiono sui muri e una forza invisibile condiziona i destini, in città e nei remoti boschi dell'Alvernia. Qualcuno la chiama "fluido", qualcun altro Volontà. Guarda, figliolo: un giorno tutta questa controrivoluzione sarà tua. Ma è meglio cominciare dall'inizio. Anzi: dal giorno in cui Luigi Capeto incontrò Madama Ghigliottina.

L'estate scorsa ho scoperto i Wu Ming (noti all'esordio come Luther Blisset) grazie al romanzo Q (qui la recensione). E anche se poi non ve ne ho più parlato, in realtà ho letto anche Manituana, che mi ha delusa. Certa però che i Wu Ming avessero molto altro da dirmi, ho deciso di lasciarmi tentare dalle offerte dell'Einaudi di qualche mese fa e mi sono portata a casa L'armata dei sonnambuli, al quale facevo la corte da tempo.
Dunque passiamo dall'Europa delle guerre religiose e della riforma luterana (Q), all'incontro/scontro tra due culture, quella dell'America coloniale e delle potenze europee (Manituana) al Terrore della Rivoluzione Francese, alla decapitazione del re, alla primo segno di crollo di una società monarchica e schiavista.
Ma è davvero così?
Se c'è una cosa che ho capito leggendo questi libri dei Wu Ming è che con magistrale bravura (amo il loro modo di scrivere) ci mostrano come certe dinamiche siano sempre le stesse. I nomi possono cambiare, così come le intenzioni dichiarate, ma oltre tutti i sotterfugi c'è sempre la brama di potere. Potere che è tale solo nel momento in cui il mondo è diviso tra schiavi e padroni. Questo è l'ordine naturale delle cose, la situazione accettata da tutti e considerata come irremovibile e voluta da Dio. Questo finchè nel 1789 in Francia non abbiamo una Rivoluzione che segnerà la storia dell'umanità. Una Rivoluzione partita dal basso, dal popolo, e raccolta da esponenti politici quali Robespierre, Marat e via dicendo.
I Wu Ming, però, tralasciano questo pezzo e portano il lettore nel momento culminante del processo: il momento in cui re Luigi incontra Madama Ghigliottina e la sua regale testa ruzzola in terra, sancendo così di fatto la fine di un'era.


Nel contesto storico più noto a tutti, i Wu Ming incastonano le vicende di personaggi dall'appartenenza più ambigua, meno netta (un po' reali, un po' romanzati): Marie Noziere, sartina del foborgo di Sant'Antonio; Orphee D'Amblanc, un dottore che aderisce alla filosofia mesmerista; Lèo Modonnet, attore bolognese naturalizzato francese; e Laplace, il misterioso inquilino del manicomio di Bicetre che sa più di quel che dice e che tesse una tela terribile, pronto a scattare sulla sua preda nel momento in cui essa meno se lo aspetta.
La vicenda narrata è quella dei poveracci, di chi cerca il proprio posto in un mondo che è del tutto allo sbando (ma quando mai non lo è stato?), di chi è sconfitto. Perchè lo sono, tutti loro. Così come lo è il popolo francese nel suo slancio rivoluzionario, nel suo sogno di uguaglianza. Sconfitta dai suoi stessi creatori, la Rivoluzione si trasforma presto in Terrore e perfino Madama Ghigliottina, attrice principale su questo palcoscenico d'eccezione, da portatrice di giustizia diventa solo una belva sanguinaria.
Lo stile è impeccabile. Se in Q venivano utilizzati numerosissimi scarti temporali, costringendo il lettore a concentrarsi il più possibile per seguire bene la vicenda, qua abbiamo l'uso di molteplici registi, fino ai dialetti italiani usati per rendere le realtà più provinciali (e comunque, ogni volta che Lèo parlava in bolognese io mi sentivo un po' a casa*-*). La scrittura è scorrevole, i paragrafi brevi e il ritmo rapido. Ancora una volta, constatiamo con meraviglia che a una mole imponente e a un contenuto importante non si affianca sempre una prosa pesante. Ripeto, amo lo stile dei Wu Ming.
Quella che però mi colpisce sempre è la dimensione ideologica dei loro romanzi. I Wu Ming non ci presentano una realtà edulcorata. Scelgono sempre momenti cruciali per la storia dell'umanità e ci narrano vicende umane che si intrecciano alla Storia, ma ciò che davvero attira l'attenzione del lettore è vedere - lo ripeto - come le dinamiche siano sempre le stesse. Il nostro è un mondo in cui per sopravvivere ci si divora l'un l'altro. E a nulla valgono i tentativi di portare un po' di luce, perchè ognuno di noi pensa al proprio interesse e nessuno vuole scendere a compromessi. E così cade anche il sogno della Rivoluzione, della Repubblica, del popolo sovrano: il potere di tutti che è, ancora una volta, il potere di pochi. Il potente che schiaccia il debole, in un circolo eterno che vede di volta in volta cambiare le figure al potere e le ideologie che propugnano.
E neanche il popolo, a mio parere, ci fa una bella figura. Il popolo visto come massa, preso nella sua interezza. Perfino Marie, che è "una di loro" capisce che, se lasciata senza freni, la massa popolare diventerebbe ingestibile, irrefrenabile. Quindi necessitiamo di leggi. Ma come impedire che le leggi diventino la scusa dietro alla quale nascondere un sopruso? Chi decide le leggi, storicamente, decide dello Stato.
Non voglio dilungarmi. Perchè è un argomento che sento molto vicino - e angosciante - e che mi confonde. Perchè non è di questo che voglio parlare sul mio blog, non ho competenze ne risposte da darvi, solo domande, che mi riempiono il cervello e incrinano la mia  serenità.
Leggere un libro dei Wu Ming mi fa sempre questo effetto. Sento le meningi che girano e un po' di sconforto che sale. Nonostante questo, sono felicissima di averli scoperti e conto di leggere altro di loro in futuro, nella speranza che possa piacermi altrettanto
E, per concludere con una botta di gioia, condivido qui il video di una delle canzoni del musical I miserabili, basato sul meraviglioso romanzo di Hugo che ci parla proprio di rivoluzione e sogni infranti.
*Me va nell'angolino a piangere.


Virginia

lunedì 22 maggio 2017

CineRecensione#6: Chiamatemi Anna (I stagione)

Anno: 2017
Episodi: 7
Produttore: Netflix

Un'orfana coraggiosa e con grandi passioni arriva nell'improbabile famiglia di una dura zitella e del suo mite fratello celibe. Tratta dalla serie di popolari romanzi.

Questa rubrica latita da un sacco di tempo. Non perchè io abbia smesso di vedere film (anzi), ma perchè di molti non ho nessun interesse a scrivere una recensione. Non mi hanno stimolato riflessioni particolari e dunque ho deciso di non portarle da voi.
Il fatto poi che io sia precipitata nel tunnel di Netflix e delle serie tv, poi, non ha aiutato. Ho deciso quindi di dare nuova linfa a questa rubrica, portandovi le recensioni anche delle serie tv che vedo, stagione per stagione. In questo caso, vi parlo di una delle più recenti uscite dello stesso Netflix, la serie che prende avvio dal celebre romanzo Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery. Prima di lanciarmi nella recensione della serie, vorrei segnalarvi che la casa editrice Flowere-ed (che io apprezzo molto per la sua interessante e originale saggistica) ha recentemente portato in Italia l'autobiografia della Montgomery (qui il link ad Amazon). Non l'ho letta ma magari qualcuno di voi potrebbe essere interessato:)
Meno nota, invece, è l'iniziativa di un'altra CE (Il Gatto e la Luna), che da qualche anno a questa parte ha portato finalmente in Italia la serie completa dedicata ad Anna dai capelli rossi. Io me la sono accaparrata subito, felicissima di quest'opportunità (la serie è introvabile o quasi nella sua interezza qui in Italia).
Detto questo, eccovi la mia recensione.

Ho letto Anna dai capelli rossi molti anni fa, quand'ero poco più che una bambina, ma non ha mai occupato nel mio cuore il posto di altri romanzi (Piccole donne, per fare un esempio). Non ho neanche mai visto l'anime e non ero particolarmente interessata, finchè Netflix non ha rilasciato una sua propria rilettura del romanzo e il trailer era talmente accattivante che mi sono buttata sul primo, lunghissimo episodio.
Complice il fatto che la prima stagione consta di soli sette episodi, nel giro di qualche giorno l'ho conclusa e sono qui, in trepidante attesa di notizie sulla seconda. Perchè, ve lo dico fin da subito, mi è piaciuta moltissimo, e per svariati motivi.
Innanzitutto, da un punto di vista tecnico: i paesaggi sono bellissimi, le inquadrature pure. A ripensarci ora, ho l'impressione di un tripudio di luci e di colori brillanti: il verde, l'azzurro, il bianco.
Ho trovato perfetti i personaggi principali come caratterizzazione: Anna, Marilla, Matthew. Ma in generale, mi sono innamorata di Green Gables e dei suoi abitanti, proprio come Anna; mi sono innamorata dei personaggi secondari (Rachel*-*), mi sono innamorata dell'atmosfera da paesino vecchio stile, dove covano liti e dispute, certo, ma dove tutti - o quasi - sono disposti a darsi una mano l'un l'altro.
A parte questi aspetti, però, ho amato proprio l'impostazione data alla serie e il suo messaggio. Si perchè Chiamatemi Anna è un inno bellissimo alla diversità, all'essere sè stessi, alla bellezza di non essere tutti uguali. Ho amato i molteplici riferimenti a Jane Eyre, personaggio che ha chiaramente ispirato la versione cinematografica (se non quella romanzesca) di questa intrepida, dolcissima, logorroica Anna, che mi ha intenerita con il suo desiderio di una famiglia, con il suo combattere contro la cattiveria del mondo (terribili gli episodi sui primi giorni a scuola, una fotografia impietosa del bullismo e delle sue conseguente - molto più efficace, a mio parere, del tanto chiacchierato Tredici, che pure ha del bullismo il suo tema fondante), con la sua fantasia sfrenata e contagiosa.
I personaggi di questa serie, però, si fanno notare e amare soprattutto per le loro imperfezioni. La stessa Anna non è esente da un bel po' di piccoli, fastidiosi difetti che la rendono solo più reale. In quest'ottica, però, il personaggio che davvero mi è entrato nel cuore è Marilla. Dura, pratica, di poche parole. Fin dall'inizio si oppone ad Anna per temperamento e circostanze (è lei, più del fratello Matthew, a rifiutare l'adozione di una bambina). Le due si scontrano spesso e con violenza, ma a mio parere ciò non fa che rimarcare le loro somiglianze. Perchè sono entrambe sincere, schiette, forti e dannatamente ostinate e orgogliose. Il povero Matthew, timidissimo, si trova schiacciato fra queste due volontà forti che prima si scontrano e poi si incontrano.
Fra i personaggi secondari, vorrei nominare di nuovo Rachel. La pettegola vicina di casa, sicuramente un po' impicciona, che all'inizio veste i panni del personaggio negativo ma che invece si rivela essere una signora di buon cuore e pronta a prodigarsi per i suoi amici, ma non esente, anche lei, da difetti.
Poi ci sono Jerry e Gilbert che, ho idea, ci daranno in futuro materia per un triangolo amoroso coi fiocchi (qui sono già un po' meno contentaxD). E poi Diana, ovviamente, la prima e migliore amica di Anna, che la accetta così com'è e torna da lei nonostante tutto.
Come accennavo, i temi trattati sono molteplici e per nulla leggeri, nonostante una sensazione di gioiosa leggerezza che fa da sfondo a tutta la serie.
Il primo è quello della condizione degli orfani, visti come un peso e accolti spesso e volentieri solo in qualità di manodopera gratuita. Anna ha 13 anni ma ha già lavorato e visto e sentito cose che, nonostante tutto, non hanno intaccato la sua incontenibile gioia di vivere. Inoltre, gli orfani erano spessi visti con occhio critico perchè considerati a priori pericolosi e viziosi: non si sa chi siano stati i genitori, se gente perbene o delinquenti; in più, la povertà e la necessità sono come una malattia, agli occhi delle irreprensibili signore di Avonlea, una malattia contagiosa e disgustosa.
Un altro dei temi è l'opposizione maschi/femmine o, più in generale, il ruolo della donna. Siamo in anni in cui si dibatte di ciò che una donna può o non può fare, abbiamo le prime aperture, ma la consuetudine è uno zoccolo duro che persiste e rimane lì. Anna proclama con decisione di poter fare esattamente quello che fa un maschio ed è consapevole della propria vivace intelligenza e la stessa Marilla, che è tutto meno che rivoluzionaria, la sostiene con forza nel suo desiderio di studiare.
Ma a scuola Anna incontra un ostacolo non da poco. La sua diversità, i suoi paroloni importanti, i suoi sogni a occhi aperti, la sua educazione bizzarra e non convenzionale, il suo modo di vestire. Ogni cosa la destina a diventare un'emarginata, una vittima presa di mira. Ho trovato davvero difficile vedere quegli episodi e sono solo felice che le cose, a un certo punto, trovino un loro corso. Ripeto, ho trovato più efficace Chiamatemi Anna che non Tredici.
Questi i temi chiave che percorrono tutta la stagione. Ce ne sono altri, certo, ma credo che questi siano un po' la struttura ossea dei primi episodi. Questi e l'affinità con Jane Eyre. Credo che sappiate tutti dell'importanza che ha avuto - e ha - per me questo romanzo. Anna è come Jane. Non solo la conosciamo con una citazione del libro, ma i titoli stessi dei singoli episodi sono tratti dal romanzo. Ma a prescindere da questi aspetti, per così dire, di contorno, è proprio Anna ad essere una nuova Jane. Entrambe orfane, entrambe segnate da una vivace intelligenza ma da un aspetto insignificante; entrambe ostinate e orgoglioso e con una notevole forza di volontà; entrambe hanno conosciuto l'abbandono e il disprezzo del mondo ed entrambe hanno resistito, senza permettere che la bruttezza di altre persone rovinasse il loro animo.
Aspetto con ansia la seconda stagione, sperando che mantenga i connotati della prima, magari espandendo certi aspetti o focalizzandosi su altre tematiche ancora, ma senza dimenticare quella spensierata leggerezza, quella luminosità che è caratteristica delle avventure della nostra Anna.



Virginia


lunedì 15 maggio 2017

Recensione: A Darker Shade of Magic di V.E. Schwab

Titolo: A Darker Shade of Magic
Autore: V.E. Schwab
Casa editrice: Titan Books
Numero di pagine: 401
Formato: Digitale
Acquista QUI

Most people only know one London; but what if there were several? Kell is one of the last Travelers—magicians with a rare ability to travel between parallel Londons. There’s Grey London, dirty and crowded and without magic, home to the mad king George III. There’s Red London, where life and magic are revered. Then, White London, ruled by whoever has murdered their way to the throne. But once upon a time, there was Black London...

Buon lunedì a tutti cari lettori:)

Io sono finalmente riuscita a dare l'esame di Storia Romana, quindi torno a leggere, a recensire e a vivere dialogare con voi.
Da un po' di tempo sentivo il desiderio di ricominciare a leggere in inglese con un po' di costanza e la mia scelta è ricaduta su una trilogia molto nota anche qui da noi. Grazie ai moltissimi commenti positivi degli altri intrepidi lettori nostrani che si lanciano in avanscoperta per riportarci le migliori chicche straniere mi sono lasciata incantare da questa storia di mondi paralleli, magia e tradimenti.

"It was believed that the power there not only ran strong in the blood, but pulsed like a second soul through everything. And at some point, it grew too strong and overthrew its host."

Il primo personaggio che incontriamo è Kell. Capiamo fin da subito che è una persona assolutamente fuori dal comune: ha un cappotto che, rivoltato, presenta innumerevoli facce; riesce a viaggiare fra i mondi, facendo da tramite fra i vari sovrani; è un Antari
C'è un buco nel suo passato, un mistero da svelare che in questo primo romanzo non trova scioglimento ma che, ne sono sicura, sarà alla base dei due prossimi libri.
Uno degli aspetti fondamentali del libro è la coesistenza di diversi mondi. La loro particolarità è che in ogni dimensione c'è una Londra, ognuna delle quale con proprie caratteristiche, addirittura una propria essenza, che Kell riesce ad avvertire e a distinguere e che lo porta a dare a ognuna di loro una propria classificazione: c'è la Londra Grigia, praticamente priva di magia e probabilmente la più vicina alla nostra (anche se siamo in un passato non fissato cronologicamente); c'è la Londra Rossa, dove è nato lo stesso Kell, potente e piena di magia; c'è la Londra Bianca, che sa di sangue e cenere, un mondo prosciugato, in rovina, dove gli abitanti sono pericolosi e famelici; e infine c'è la Londra Nera, ma questa è solo una favola dell'orrore che ci si racconta a lume di candela, una realtà talmente lontana del tempo che ormai quasi tutti l'hanno dimenticata.
Ma non tutti e Kell è un Antari: la magia gli appartiene, gli scorre nelle vene, lo ha marchiato (ha un occhio completamente nero e uno blu). Soprattutto, è uno degli ultimi e rarissimi maghi capaci di viaggiare fra i mondi. Oltre a lui c'è solo il pericoloso Holland, che proviene dalla Londra Bianca.

"Why? he though, suddenly angry at himself- Why did he always do this? Step out of safety and into shadow, into risk, into danger?"

Kell è un personaggio inquieto. All'apparenza ha tutto: è un principe, il re e la regina lo hanno adottato quando aveva 5 anni e Rhy, il futuro re, lo considera un fratello. Ha ricchezza, prestigio, potere. Eppure, nonostante ciò, c'è qualcosa che lo spinge continuamente a sfidare i limiti e le regole, anche se in maniera completamente innocua. Ma le regole ci sono per un motivo e Kell se ne renderà conto nel peggiore dei modi: mettendo in pericolo sè stesso e tutti ciò che ama. Sua è la responsabilità e sarà lui a dover rimediare al danno compiuto.
Ma ogni cosa ha un prezzo, soprattutto quando è coinvolta la magia.

" << (...) The first thing about magic that you have to understand, Lila, is that it is not inanimate. It is alive. Alive in a different way than you or I, but still very much alive. >> "

La magia non è docile e obbediente. La magia ha una sua volontà, è pericolosa. La magia divora.
Come sta succedendo nella Londra Bianca.
Com'è già successo nella Londra Nera.
Perfino un Antari deve stare molto attento, perchè rischia di perdere l'equilibrio, e l'equilibrio è la base nel controllo della magia.
Fortunatamente ad affiancare Kell c'è Lila Bard, che di magia non sa assolutamente nulla ma che in compenso è irriverente, con i piedi per terra e anche piuttosto pericolosa.

"The world was hers.
The worlds were hers.
And she was going to take them all."

A farli incontrare è un caso, ad unirli la necessità: Lila ormai sa troppo e non ha nessuna intenzione di farsi mettere da parte; un vincolo li lega, si sono salvati vicendevolmente la vita. E, nonostante tutto, se non ci fosse stata Lila Kell chissà dove sarebbe.
Lila mi è piaciuta molto. Ha un obiettivo e farebbe di tutto per raggiungerlo. Non ha pietà (o rispetto) per nessuno, è abituata a lottare per vivere e non si fa scoraggiare da nulla. Kell, con il suo talento per cacciarsi in situazioni pericolose e la faccia tosta che ha è il suo perfetto compagno. Si beccano, si aiutano, si prendono in giro; alla fine, forse, si vogliono quasi bene.
I veri personaggi che bucano la pagina, però, sono quelli negativi.
Innanzitutto Holland, che ho amato moltissimo e per cui mi sarebbe piaciuta una maggiore attenzione. Anzi, vorrei tantissimo leggere un libro spin-off con lui come protagonista*-*
E poi, ovviamente, i terribili Athos e Astrid Dane, i monarchi della Londra Bianca. In generale, tutta la Londra Bianca è il perfetto palcoscenico di un film dell'orrore e credo che avremo futuri sviluppi.
Il romanzo è autoconclusivo, ma lascia il desiderio nel lettore di continuare con la lettura (ovviamente ho già comprato il seguito, ihih).
Sono stata felice non solo di riprendere a leggere in inglese ma soprattutto di ricominciare con questo romanzo. Una storia oscura come piace a me, dove la magia è un'entità terribile e potente e ogni personaggio nasconde un segreto. Avventura, colpi di scena e tradimenti. Se ancora non l'avete letto, dategli una possibilità!

Virginia