giovedì 25 maggio 2017

Recensione: L'armata dei sonnambuli di Wu Ming

Titolo: L'armata dei sonnambuli
Autore: Wu Ming
Casa editrice: Einaudi
Numero di pagine: 808
Formato: Cartaceo
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1794. Parigi ha solo notti senza luna. Marat, Robespierre e Saint-Just sono morti, ma c'è chi giura di averli visti all'ospedale di Bicêtre. Un uomo in maschera si aggira sui tetti: è l'Ammazzaincredibili, eroe dei quartieri popolari, difensore della plebe rivoluzionaria, ieri temuta e oggi umiliata, schiacciata da un nuovo potere. Dicono che sia un italiano. Orde di uomini bizzarri riempiono le strade, scritte enigmatiche compaiono sui muri e una forza invisibile condiziona i destini, in città e nei remoti boschi dell'Alvernia. Qualcuno la chiama "fluido", qualcun altro Volontà. Guarda, figliolo: un giorno tutta questa controrivoluzione sarà tua. Ma è meglio cominciare dall'inizio. Anzi: dal giorno in cui Luigi Capeto incontrò Madama Ghigliottina.

L'estate scorsa ho scoperto i Wu Ming (noti all'esordio come Luther Blisset) grazie al romanzo Q (qui la recensione). E anche se poi non ve ne ho più parlato, in realtà ho letto anche Manituana, che mi ha delusa. Certa però che i Wu Ming avessero molto altro da dirmi, ho deciso di lasciarmi tentare dalle offerte dell'Einaudi di qualche mese fa e mi sono portata a casa L'armata dei sonnambuli, al quale facevo la corte da tempo.
Dunque passiamo dall'Europa delle guerre religiose e della riforma luterana (Q), all'incontro/scontro tra due culture, quella dell'America coloniale e delle potenze europee (Manituana) al Terrore della Rivoluzione Francese, alla decapitazione del re, alla primo segno di crollo di una società monarchica e schiavista.
Ma è davvero così?
Se c'è una cosa che ho capito leggendo questi libri dei Wu Ming è che con magistrale bravura (amo il loro modo di scrivere) ci mostrano come certe dinamiche siano sempre le stesse. I nomi possono cambiare, così come le intenzioni dichiarate, ma oltre tutti i sotterfugi c'è sempre la brama di potere. Potere che è tale solo nel momento in cui il mondo è diviso tra schiavi e padroni. Questo è l'ordine naturale delle cose, la situazione accettata da tutti e considerata come irremovibile e voluta da Dio. Questo finchè nel 1789 in Francia non abbiamo una Rivoluzione che segnerà la storia dell'umanità. Una Rivoluzione partita dal basso, dal popolo, e raccolta da esponenti politici quali Robespierre, Marat e via dicendo.
I Wu Ming, però, tralasciano questo pezzo e portano il lettore nel momento culminante del processo: il momento in cui re Luigi incontra Madama Ghigliottina e la sua regale testa ruzzola in terra, sancendo così di fatto la fine di un'era.


Nel contesto storico più noto a tutti, i Wu Ming incastonano le vicende di personaggi dall'appartenenza più ambigua, meno netta (un po' reali, un po' romanzati): Marie Noziere, sartina del foborgo di Sant'Antonio; Orphee D'Amblanc, un dottore che aderisce alla filosofia mesmerista; Lèo Modonnet, attore bolognese naturalizzato francese; e Laplace, il misterioso inquilino del manicomio di Bicetre che sa più di quel che dice e che tesse una tela terribile, pronto a scattare sulla sua preda nel momento in cui essa meno se lo aspetta.
La vicenda narrata è quella dei poveracci, di chi cerca il proprio posto in un mondo che è del tutto allo sbando (ma quando mai non lo è stato?), di chi è sconfitto. Perchè lo sono, tutti loro. Così come lo è il popolo francese nel suo slancio rivoluzionario, nel suo sogno di uguaglianza. Sconfitta dai suoi stessi creatori, la Rivoluzione si trasforma presto in Terrore e perfino Madama Ghigliottina, attrice principale su questo palcoscenico d'eccezione, da portatrice di giustizia diventa solo una belva sanguinaria.
Lo stile è impeccabile. Se in Q venivano utilizzati numerosissimi scarti temporali, costringendo il lettore a concentrarsi il più possibile per seguire bene la vicenda, qua abbiamo l'uso di molteplici registi, fino ai dialetti italiani usati per rendere le realtà più provinciali (e comunque, ogni volta che Lèo parlava in bolognese io mi sentivo un po' a casa*-*). La scrittura è scorrevole, i paragrafi brevi e il ritmo rapido. Ancora una volta, constatiamo con meraviglia che a una mole imponente e a un contenuto importante non si affianca sempre una prosa pesante. Ripeto, amo lo stile dei Wu Ming.
Quella che però mi colpisce sempre è la dimensione ideologica dei loro romanzi. I Wu Ming non ci presentano una realtà edulcorata. Scelgono sempre momenti cruciali per la storia dell'umanità e ci narrano vicende umane che si intrecciano alla Storia, ma ciò che davvero attira l'attenzione del lettore è vedere - lo ripeto - come le dinamiche siano sempre le stesse. Il nostro è un mondo in cui per sopravvivere ci si divora l'un l'altro. E a nulla valgono i tentativi di portare un po' di luce, perchè ognuno di noi pensa al proprio interesse e nessuno vuole scendere a compromessi. E così cade anche il sogno della Rivoluzione, della Repubblica, del popolo sovrano: il potere di tutti che è, ancora una volta, il potere di pochi. Il potente che schiaccia il debole, in un circolo eterno che vede di volta in volta cambiare le figure al potere e le ideologie che propugnano.
E neanche il popolo, a mio parere, ci fa una bella figura. Il popolo visto come massa, preso nella sua interezza. Perfino Marie, che è "una di loro" capisce che, se lasciata senza freni, la massa popolare diventerebbe ingestibile, irrefrenabile. Quindi necessitiamo di leggi. Ma come impedire che le leggi diventino la scusa dietro alla quale nascondere un sopruso? Chi decide le leggi, storicamente, decide dello Stato.
Non voglio dilungarmi. Perchè è un argomento che sento molto vicino - e angosciante - e che mi confonde. Perchè non è di questo che voglio parlare sul mio blog, non ho competenze ne risposte da darvi, solo domande, che mi riempiono il cervello e incrinano la mia  serenità.
Leggere un libro dei Wu Ming mi fa sempre questo effetto. Sento le meningi che girano e un po' di sconforto che sale. Nonostante questo, sono felicissima di averli scoperti e conto di leggere altro di loro in futuro, nella speranza che possa piacermi altrettanto
E, per concludere con una botta di gioia, condivido qui il video di una delle canzoni del musical I miserabili, basato sul meraviglioso romanzo di Hugo che ci parla proprio di rivoluzione e sogni infranti.
*Me va nell'angolino a piangere.


Virginia

lunedì 22 maggio 2017

CineRecensione#6: Chiamatemi Anna (I stagione)

Anno: 2017
Episodi: 7
Produttore: Netflix

Un'orfana coraggiosa e con grandi passioni arriva nell'improbabile famiglia di una dura zitella e del suo mite fratello celibe. Tratta dalla serie di popolari romanzi.

Questa rubrica latita da un sacco di tempo. Non perchè io abbia smesso di vedere film (anzi), ma perchè di molti non ho nessun interesse a scrivere una recensione. Non mi hanno stimolato riflessioni particolari e dunque ho deciso di non portarle da voi.
Il fatto poi che io sia precipitata nel tunnel di Netflix e delle serie tv, poi, non ha aiutato. Ho deciso quindi di dare nuova linfa a questa rubrica, portandovi le recensioni anche delle serie tv che vedo, stagione per stagione. In questo caso, vi parlo di una delle più recenti uscite dello stesso Netflix, la serie che prende avvio dal celebre romanzo Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery. Prima di lanciarmi nella recensione della serie, vorrei segnalarvi che la casa editrice Flowere-ed (che io apprezzo molto per la sua interessante e originale saggistica) ha recentemente portato in Italia l'autobiografia della Montgomery (qui il link ad Amazon). Non l'ho letta ma magari qualcuno di voi potrebbe essere interessato:)
Meno nota, invece, è l'iniziativa di un'altra CE (Il Gatto e la Luna), che da qualche anno a questa parte ha portato finalmente in Italia la serie completa dedicata ad Anna dai capelli rossi. Io me la sono accaparrata subito, felicissima di quest'opportunità (la serie è introvabile o quasi nella sua interezza qui in Italia).
Detto questo, eccovi la mia recensione.

Ho letto Anna dai capelli rossi molti anni fa, quand'ero poco più che una bambina, ma non ha mai occupato nel mio cuore il posto di altri romanzi (Piccole donne, per fare un esempio). Non ho neanche mai visto l'anime e non ero particolarmente interessata, finchè Netflix non ha rilasciato una sua propria rilettura del romanzo e il trailer era talmente accattivante che mi sono buttata sul primo, lunghissimo episodio.
Complice il fatto che la prima stagione consta di soli sette episodi, nel giro di qualche giorno l'ho conclusa e sono qui, in trepidante attesa di notizie sulla seconda. Perchè, ve lo dico fin da subito, mi è piaciuta moltissimo, e per svariati motivi.
Innanzitutto, da un punto di vista tecnico: i paesaggi sono bellissimi, le inquadrature pure. A ripensarci ora, ho l'impressione di un tripudio di luci e di colori brillanti: il verde, l'azzurro, il bianco.
Ho trovato perfetti i personaggi principali come caratterizzazione: Anna, Marilla, Matthew. Ma in generale, mi sono innamorata di Green Gables e dei suoi abitanti, proprio come Anna; mi sono innamorata dei personaggi secondari (Rachel*-*), mi sono innamorata dell'atmosfera da paesino vecchio stile, dove covano liti e dispute, certo, ma dove tutti - o quasi - sono disposti a darsi una mano l'un l'altro.
A parte questi aspetti, però, ho amato proprio l'impostazione data alla serie e il suo messaggio. Si perchè Chiamatemi Anna è un inno bellissimo alla diversità, all'essere sè stessi, alla bellezza di non essere tutti uguali. Ho amato i molteplici riferimenti a Jane Eyre, personaggio che ha chiaramente ispirato la versione cinematografica (se non quella romanzesca) di questa intrepida, dolcissima, logorroica Anna, che mi ha intenerita con il suo desiderio di una famiglia, con il suo combattere contro la cattiveria del mondo (terribili gli episodi sui primi giorni a scuola, una fotografia impietosa del bullismo e delle sue conseguente - molto più efficace, a mio parere, del tanto chiacchierato Tredici, che pure ha del bullismo il suo tema fondante), con la sua fantasia sfrenata e contagiosa.
I personaggi di questa serie, però, si fanno notare e amare soprattutto per le loro imperfezioni. La stessa Anna non è esente da un bel po' di piccoli, fastidiosi difetti che la rendono solo più reale. In quest'ottica, però, il personaggio che davvero mi è entrato nel cuore è Marilla. Dura, pratica, di poche parole. Fin dall'inizio si oppone ad Anna per temperamento e circostanze (è lei, più del fratello Matthew, a rifiutare l'adozione di una bambina). Le due si scontrano spesso e con violenza, ma a mio parere ciò non fa che rimarcare le loro somiglianze. Perchè sono entrambe sincere, schiette, forti e dannatamente ostinate e orgogliose. Il povero Matthew, timidissimo, si trova schiacciato fra queste due volontà forti che prima si scontrano e poi si incontrano.
Fra i personaggi secondari, vorrei nominare di nuovo Rachel. La pettegola vicina di casa, sicuramente un po' impicciona, che all'inizio veste i panni del personaggio negativo ma che invece si rivela essere una signora di buon cuore e pronta a prodigarsi per i suoi amici, ma non esente, anche lei, da difetti.
Poi ci sono Jerry e Gilbert che, ho idea, ci daranno in futuro materia per un triangolo amoroso coi fiocchi (qui sono già un po' meno contentaxD). E poi Diana, ovviamente, la prima e migliore amica di Anna, che la accetta così com'è e torna da lei nonostante tutto.
Come accennavo, i temi trattati sono molteplici e per nulla leggeri, nonostante una sensazione di gioiosa leggerezza che fa da sfondo a tutta la serie.
Il primo è quello della condizione degli orfani, visti come un peso e accolti spesso e volentieri solo in qualità di manodopera gratuita. Anna ha 13 anni ma ha già lavorato e visto e sentito cose che, nonostante tutto, non hanno intaccato la sua incontenibile gioia di vivere. Inoltre, gli orfani erano spessi visti con occhio critico perchè considerati a priori pericolosi e viziosi: non si sa chi siano stati i genitori, se gente perbene o delinquenti; in più, la povertà e la necessità sono come una malattia, agli occhi delle irreprensibili signore di Avonlea, una malattia contagiosa e disgustosa.
Un altro dei temi è l'opposizione maschi/femmine o, più in generale, il ruolo della donna. Siamo in anni in cui si dibatte di ciò che una donna può o non può fare, abbiamo le prime aperture, ma la consuetudine è uno zoccolo duro che persiste e rimane lì. Anna proclama con decisione di poter fare esattamente quello che fa un maschio ed è consapevole della propria vivace intelligenza e la stessa Marilla, che è tutto meno che rivoluzionaria, la sostiene con forza nel suo desiderio di studiare.
Ma a scuola Anna incontra un ostacolo non da poco. La sua diversità, i suoi paroloni importanti, i suoi sogni a occhi aperti, la sua educazione bizzarra e non convenzionale, il suo modo di vestire. Ogni cosa la destina a diventare un'emarginata, una vittima presa di mira. Ho trovato davvero difficile vedere quegli episodi e sono solo felice che le cose, a un certo punto, trovino un loro corso. Ripeto, ho trovato più efficace Chiamatemi Anna che non Tredici.
Questi i temi chiave che percorrono tutta la stagione. Ce ne sono altri, certo, ma credo che questi siano un po' la struttura ossea dei primi episodi. Questi e l'affinità con Jane Eyre. Credo che sappiate tutti dell'importanza che ha avuto - e ha - per me questo romanzo. Anna è come Jane. Non solo la conosciamo con una citazione del libro, ma i titoli stessi dei singoli episodi sono tratti dal romanzo. Ma a prescindere da questi aspetti, per così dire, di contorno, è proprio Anna ad essere una nuova Jane. Entrambe orfane, entrambe segnate da una vivace intelligenza ma da un aspetto insignificante; entrambe ostinate e orgoglioso e con una notevole forza di volontà; entrambe hanno conosciuto l'abbandono e il disprezzo del mondo ed entrambe hanno resistito, senza permettere che la bruttezza di altre persone rovinasse il loro animo.
Aspetto con ansia la seconda stagione, sperando che mantenga i connotati della prima, magari espandendo certi aspetti o focalizzandosi su altre tematiche ancora, ma senza dimenticare quella spensierata leggerezza, quella luminosità che è caratteristica delle avventure della nostra Anna.



Virginia


lunedì 15 maggio 2017

Recensione: A Darker Shade of Magic di V.E. Schwab

Titolo: A Darker Shade of Magic
Autore: V.E. Schwab
Casa editrice: Titan Books
Numero di pagine: 401
Formato: Digitale
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Most people only know one London; but what if there were several? Kell is one of the last Travelers—magicians with a rare ability to travel between parallel Londons. There’s Grey London, dirty and crowded and without magic, home to the mad king George III. There’s Red London, where life and magic are revered. Then, White London, ruled by whoever has murdered their way to the throne. But once upon a time, there was Black London...

Buon lunedì a tutti cari lettori:)

Io sono finalmente riuscita a dare l'esame di Storia Romana, quindi torno a leggere, a recensire e a vivere dialogare con voi.
Da un po' di tempo sentivo il desiderio di ricominciare a leggere in inglese con un po' di costanza e la mia scelta è ricaduta su una trilogia molto nota anche qui da noi. Grazie ai moltissimi commenti positivi degli altri intrepidi lettori nostrani che si lanciano in avanscoperta per riportarci le migliori chicche straniere mi sono lasciata incantare da questa storia di mondi paralleli, magia e tradimenti.

"It was believed that the power there not only ran strong in the blood, but pulsed like a second soul through everything. And at some point, it grew too strong and overthrew its host."

Il primo personaggio che incontriamo è Kell. Capiamo fin da subito che è una persona assolutamente fuori dal comune: ha un cappotto che, rivoltato, presenta innumerevoli facce; riesce a viaggiare fra i mondi, facendo da tramite fra i vari sovrani; è un Antari
C'è un buco nel suo passato, un mistero da svelare che in questo primo romanzo non trova scioglimento ma che, ne sono sicura, sarà alla base dei due prossimi libri.
Uno degli aspetti fondamentali del libro è la coesistenza di diversi mondi. La loro particolarità è che in ogni dimensione c'è una Londra, ognuna delle quale con proprie caratteristiche, addirittura una propria essenza, che Kell riesce ad avvertire e a distinguere e che lo porta a dare a ognuna di loro una propria classificazione: c'è la Londra Grigia, praticamente priva di magia e probabilmente la più vicina alla nostra (anche se siamo in un passato non fissato cronologicamente); c'è la Londra Rossa, dove è nato lo stesso Kell, potente e piena di magia; c'è la Londra Bianca, che sa di sangue e cenere, un mondo prosciugato, in rovina, dove gli abitanti sono pericolosi e famelici; e infine c'è la Londra Nera, ma questa è solo una favola dell'orrore che ci si racconta a lume di candela, una realtà talmente lontana del tempo che ormai quasi tutti l'hanno dimenticata.
Ma non tutti e Kell è un Antari: la magia gli appartiene, gli scorre nelle vene, lo ha marchiato (ha un occhio completamente nero e uno blu). Soprattutto, è uno degli ultimi e rarissimi maghi capaci di viaggiare fra i mondi. Oltre a lui c'è solo il pericoloso Holland, che proviene dalla Londra Bianca.

"Why? he though, suddenly angry at himself- Why did he always do this? Step out of safety and into shadow, into risk, into danger?"

Kell è un personaggio inquieto. All'apparenza ha tutto: è un principe, il re e la regina lo hanno adottato quando aveva 5 anni e Rhy, il futuro re, lo considera un fratello. Ha ricchezza, prestigio, potere. Eppure, nonostante ciò, c'è qualcosa che lo spinge continuamente a sfidare i limiti e le regole, anche se in maniera completamente innocua. Ma le regole ci sono per un motivo e Kell se ne renderà conto nel peggiore dei modi: mettendo in pericolo sè stesso e tutti ciò che ama. Sua è la responsabilità e sarà lui a dover rimediare al danno compiuto.
Ma ogni cosa ha un prezzo, soprattutto quando è coinvolta la magia.

" << (...) The first thing about magic that you have to understand, Lila, is that it is not inanimate. It is alive. Alive in a different way than you or I, but still very much alive. >> "

La magia non è docile e obbediente. La magia ha una sua volontà, è pericolosa. La magia divora.
Come sta succedendo nella Londra Bianca.
Com'è già successo nella Londra Nera.
Perfino un Antari deve stare molto attento, perchè rischia di perdere l'equilibrio, e l'equilibrio è la base nel controllo della magia.
Fortunatamente ad affiancare Kell c'è Lila Bard, che di magia non sa assolutamente nulla ma che in compenso è irriverente, con i piedi per terra e anche piuttosto pericolosa.

"The world was hers.
The worlds were hers.
And she was going to take them all."

A farli incontrare è un caso, ad unirli la necessità: Lila ormai sa troppo e non ha nessuna intenzione di farsi mettere da parte; un vincolo li lega, si sono salvati vicendevolmente la vita. E, nonostante tutto, se non ci fosse stata Lila Kell chissà dove sarebbe.
Lila mi è piaciuta molto. Ha un obiettivo e farebbe di tutto per raggiungerlo. Non ha pietà (o rispetto) per nessuno, è abituata a lottare per vivere e non si fa scoraggiare da nulla. Kell, con il suo talento per cacciarsi in situazioni pericolose e la faccia tosta che ha è il suo perfetto compagno. Si beccano, si aiutano, si prendono in giro; alla fine, forse, si vogliono quasi bene.
I veri personaggi che bucano la pagina, però, sono quelli negativi.
Innanzitutto Holland, che ho amato moltissimo e per cui mi sarebbe piaciuta una maggiore attenzione. Anzi, vorrei tantissimo leggere un libro spin-off con lui come protagonista*-*
E poi, ovviamente, i terribili Athos e Astrid Dane, i monarchi della Londra Bianca. In generale, tutta la Londra Bianca è il perfetto palcoscenico di un film dell'orrore e credo che avremo futuri sviluppi.
Il romanzo è autoconclusivo, ma lascia il desiderio nel lettore di continuare con la lettura (ovviamente ho già comprato il seguito, ihih).
Sono stata felice non solo di riprendere a leggere in inglese ma soprattutto di ricominciare con questo romanzo. Una storia oscura come piace a me, dove la magia è un'entità terribile e potente e ogni personaggio nasconde un segreto. Avventura, colpi di scena e tradimenti. Se ancora non l'avete letto, dategli una possibilità!

Virginia





giovedì 11 maggio 2017

Recensione: Ogni notte vengo da te di Antonietta Mirra

Titolo: Ogni notte vengo da te
Autore: Antonietta Mirra
Casa editrice: Selfpublishing
Numero di pagine: 320
Formato: Digitale

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Alastair è un uomo il cui corpo è ormai diventato come il vento, che vaga nei secoli, alla ricerca dannata di colei che ama e che una maledizione lo ha costretto a perdere, ancora prima di averla avuta davvero.
Helena è una ragazza come tante che nel cuore racchiude un impronunciabile segreto: da adolescente incrocia nei corridoi della scuola, lo sguardo di uno sconosciuto che le penetra l’anima. Un ragazzo misterioso che indossa un cappuccio, di cui intravede solo i lunghi capelli neri e gli occhi così intensi da impedirle di dimenticarli.
Da quel momento non lo vedrà più ma sarà disegnando il suo volto che tenterà di tenere quel ricordo ancora in vita nel suo cuore.
Quando tutto ormai sembra parte del passato e della memoria, l’incontro con Emily, una ragazza che ama scrivere, sconvolgerà la vita di Helena, conducendola ad un bivio che la farà tremare: credere o non credere che la scrittura può donare la vita e riportare colui o colei che amiamo?
Ogni notte vengo da te è la storia di Alastair ed Helena, la storia di due mondi lontani che s’incontrano, di una maledizione che non ha fine finchè qualcuno non la spezzerà, sacrificando tutto in nome di un amore che esige sangue e morte in cambio dell’eternità.
Ma è anche la storia di un sogno, un sogno così grande da mettere i brividi, un sogno che questa storia può donare a chi sceglie di appartenergli, per una notte o per sempre.

Non smettere mai di chiamarmi. Oltre questo silenzio,
io tornerò sempre da te.

Ciao a tutti lettori. Nel momento in cui questo post compare magicamente sugli schermi, io sarò intenta a sostenere l'esame di Storia Romana, sperando con buoni risultati.

Oggi vi recensisco un libro mandatomi in anteprima dall'autrice, Antonietta del blog L'amica dei libri, che ringrazio moltissimo per la fiducia accordatami.
Quindi, eccovi il mio parere.

"Sono un giro muto, un cammino sperduto, se mi seguirai cadrai, è questo che vuoi? Bimba dai capelli così lunghi e scuri, la mia attesa è fatta di sbarre di metallo e cera, ciò che tu sciogli non basta, il tuo fuoco non arde abbastanza. Voglio di più e ancora. Hai paura? Scappa, perchè non ti riporterò indietro. Conserva il tuo cappuccio rosso, il lupo non è morto."

Mi aspettavo qualcosa di oscuro e conturbante quando ho iniziato, trepidante, il libro di Antonietta. Ed è proprio quello che ho avuto.
Con il suo stile, a metà fra la fiaba e la maledizione, l'autrice ci imbastisce una storia di orrore e amore, perdizione e salvezza. Di volta in volta ci troviamo risucchiati in atmosfere spettrali e inquietanti, illuminati solo da un flebile raggio lunare; veniamo a sapere di maledizioni e spiriti inquieti che non vogliono saperne di quietarsi per sempre. I misteri si srotolano inesorabili con lo scorrere delle pagine e il lettore, ammaliato, rincorre i protagonisti sulla via oscura che si ritrovano a percorrere. 

"Sin da piccola ero attratta dalle epoche medievali e da quelle romantiche, odiavo la modernità perchè la consideravo fredda e priva della possibilità di sognare. "

Helena e Alastair sono legati, sebbene agli inizi non sia chiaro nè a lei nè al lettore quale sia il vincolo che avvince una ragazza dei giorni nostri e un uomo vissuto secoli fa, la cui storia è un mistero dimenticato che solo l'amore e la scrittura possono riportare alla luce.
A capitoli alternati, Helena ci racconta una storia di solitudine e della sua ossessione per un ragazzo che ai tempi della scuola l'ha fulminata con un unico sguardo oscuro. Un'impressione talmente forte che lei ha continuato a cercarlo e a ricrearlo nel disegno, delineando con la matita un volto che cresceva con lei e che lasciava infine l'adolescenza per diventare uomo. Un volto che occupa ogni suo pensiero, che è il fulcro di ogni sua inquietudine.
A modo suo, anche Alastair la sta cercando. Di lui sappiamo poco, quel poco che sa lui stesso: il suo nome, suo padre ucciso, il re che lo perseguita, la ricerca senza fine di una madre di cui non conserva quasi alcun ricordo. Che sia lei a custodire il segreto di un passato che sembra celare molte, troppe insidie? Nel suo viaggio per cercare lei - e sè stesso - ricorderà cose che sarebbe stato meglio rimanessero sepolte nella memoria, nella colpa e nel dolore.
Ma, soprattutto, incontrerà Lei.

"Padrona di ogni mia notte e di tutti i miei sogni, era la dama incontrastata di ogni mio incubo..
(...)
La mia signora, la mia distruttrice, con il suo sguardo di pietra, prometteva condanna e derideva qualsiasi salvezza."

Oltre ai due protagonisti, importantissime sono altre due figure, altrettanto legate a questa vicenda dei diretti protagonisti. Sono Emily, che entra all'improvviso nella vita di Helena e vi porta la chiave per svelare il mistero che l'ossessiona da sempre, e Daniel, una figura misteriosa che esercita su Helena un fascino inspiegabile e che assomiglia terribilmente allo stesso Alastair...
Il punto forte di questo libro è, a mio parere, la storia. È una storia di passione e maledizione, oscura e conturbante; le sue atmosfere sono da favola gotica, quasi spettrali in alcuni punti chiave, e tutta la narrazione è permeata dal senso di mistero e desiderio di sciogliere finalmente ogni segreto.

"I suoi tormenti fatti di tuono e vento sarebbero diventati aria e non tempesta, perchè la tempesta trascina, l'aria accarezza. Il fuoco che bruciava nelle sue membra, fatto di rabbia e di vendetta, sarebbe diventato come la terra, perchè il fuoco consuma ma la terra conserva. Essere terra per lei e permettere ai suoi piedi di camminare, tanto a lungo da affondarci. Terra in cui nascondersi senza chiedere perchè. Voleva diventare il suo punto fermo in mezzo all'universo e trovare un luogo, un nome, una voce che la riportasse indietro."

Purtroppo, nella lettura sono incappata in qualche difficoltà che ha un po' limitato il mio gradimento generale.
Il mio maggior punto interrogativo è lo stile. La scrittura di Antonietta è ricca ed elegante, ma tende a rallentare la narrazione, in particolar modo agli inizi. Con il procedere della storia, poi, il senso di estraniamento diminuisce e lo stile contribuisce a ricreare l'atmosfera suggestiva e quasi favolistica di cui vi ho già parlato. Certo, non è uno stile per tutti, me ne rendo conto.
L'altro mio dubbio è relativo all'ambientazione. Non so se sia stato fatto apposta o meno, ma manca un qualunque tipo di riferimento geografico. Solo dai nomi anglofoni, intuiamo che potremmo trovarci in Inghilterra o in America, ma non viene mai confermato nè smentito. Alla lunga questo mi ha creato un po' di confusione, avrei voluto avere qualche coordinata in più e, in generale, una ricostruzione degli ambienti un po' più precisa. Antonietta, a mio parere, si è concentrata molto sull'atmosfera, che sicuramente le è venuta bene, ma ha trascurato quest'altro aspetto.
Dei personaggi, mi sono ritrovata molto in Helena ed Emily. Mi ha colpita molto il legame che è venuto a crearsi fra di loro, due ragazze sole e in cerca di qualcosa, entrambe con un animo artistico (Helena disegna ed Emily scrive). Nel momento in cui si incontrano, è come se la solitudine che da sempre le gela iniziasse un po' a sciogliersi: entrambe cercano la stessa cosa e incontrandosi trovano un legame che si salda grazie all'obiettivo comune.
Emily è, d'altro canto, anche un personaggio ambiguo, cosa che sicuramente ha contribuito a farmela apprezzare ancora di più.

"Tentavo invano di farla ragionare ma ormai non mi ascoltava più, anzi forse non mi aveva mai ascoltato davvero in tutto quel tempo, da quando ci eravamo conosciute. Aveva sempre pensato ad un'unica cosa: scrivere quella storia e io le servivo come punto d'incontro tra la sua fantasia e la realtà. "

Ho amato Emily perchè incarna in sè l'archetipo dello Scrittore, che è solo una mano al servizio dei suoi personaggi. Intrigante il concetto che la sua stessa essenza li nutra e che loro inizino a loro volta a consumare chi crea.
In conclusione, il libro mi è piaciuto e lo consiglio. Si tratta di una prima pubblicazione e in quanto tale è senz'altro da apprezzare. Si, ha ancora qualche aspetto immaturo ma credo che il potenziale sia buono, quindi Antonietta continua così;)
E io vi saluto, cari lettori. Fatemi sapere se il libro vi incuriosisce e se intendete leggerlo:)

Virginia




sabato 29 aprile 2017

Anteprima: Ogni notte vengo da te di Antonietta Mirra

Titolo: Ogni notte vengo da te
Autore: Antonietta Mirra
Genere: Paranormal Romance/ Romanzo rosa
Editore: Selfpublishing
Pagine: 320
Data d'uscita: 10 maggio 2017
Aggiungi il romanzo su Goodreads:
 https://www.goodreads.com/book/show/34742531-ogni-notte-vengo-da-te

Alastair è un uomo il cui corpo è ormai diventato come il vento, che vaga nei secoli, alla ricerca dannata di colei che ama e che una maledizione lo ha costretto a perdere, ancora prima di averla avuta davvero.
Helena è una ragazza come tante che nel cuore racchiude un impronunciabile segreto: da adolescente incrocia nei corridoi della scuola, lo sguardo di uno sconosciuto che le penetra l’anima. Un ragazzo misterioso che indossa un cappuccio, di cui intravede solo i lunghi capelli neri e gli occhi così intensi da impedirle di dimenticarli.
Da quel momento non lo vedrà più ma sarà disegnando il suo volto che tenterà di tenere quel ricordo ancora in vita nel suo cuore.
Quando tutto ormai sembra parte del passato e della memoria, l’incontro con Emily, una ragazza che ama scrivere, sconvolgerà la vita di Helena, conducendola ad un bivio che la farà tremare: credere o non credere che la scrittura può donare la vita e riportare colui o colei che amiamo?
Ogni notte vengo da te è la storia di Alastair ed Helena, la storia di due mondi lontani che s’incontrano, di una maledizione che non ha fine finchè qualcuno non la spezzerà, sacrificando tutto in nome di un amore che esige sangue e morte in cambio dell’eternità.
Ma è anche la storia di un sogno, un sogno così grande da mettere i brividi, un sogno che questa storia può donare a chi sceglie di appartenergli, per una notte o per sempre.

Non smettere mai di chiamarmi. Oltre questo silenzio,
io tornerò sempre da te.


Cari lettori, buon sabato a tutti! Le feste fioccano da tutte le parti ma noi non ne siamo mai stanchi (*-*).
Vorrei festeggiare con voi questo weekend più lungo con un'anteprima. Un'anteprima speciale perchè, be', io di solito non ne faccio. Ma qui non potevo proprio esimermi, perchè stiamo parlando dell'opera prima di Antonietta del blog L'amica dei libri. Se avete mai letto una sua recensione (e se non l'avete ancora fatto vergognatevi, cospargetevi di cenere i capelli e ANDATE A LEGGERE) sapete che se c'è qualcuno che sa come si usano le parole è proprio lei. Inoltre io e Antonietta, anche se spesso leggiamo libri diversi per genere, abbiamo in comune una certa passione per le atmosfere oscure e le emozioni in tumulto. Quindi, che dire se non che non vedo l'ora di leggere questo romanzo?
E voi? Siete curiosi? Ancora no?
Lasciate che vi tenti con qualche estratto, allora:)


"Fu uno sguardo furtivo quello che mi lanciò, quasi di nascosto, ma io lo colsi ugualmente e me ne spaventai. Il suo sguardo era nero come la notte, il suo viso di profilo sembrava lungo e imbronciato, i suoi occhi due piccole fessure che rendevano quell'occhiata sfuggente ma allo stesso tempo intensa. Fu un attimo e passò dritto senza voltarsi.
Un attimo insignificante in cui i nostri sguardi si unirono e fu come se mi avesse lasciato qualcosa per sempre."

Eccovi anche qualche contatto:

Vorrei anche segnalarvi che Antonietta gestisce un altro blog, in cui si occupa di film (Antonietta? Oui, c'est moi!), che trovo molto interessante.
Eccovi infine anche due parole sull'autrice:
Antonietta Mirra è laureata in Lingue e Letterature Straniere e lavora con i bambini. Le sue passioni sono leggere e scrivere ed è Amministratrice del Lit-Blog L’amica dei libri. Ama l’arte in tutte le sue forme, il cinema e il pianoforte. Tratti distintivi della sua personalità: passione e inquietudine. Dicono di lei: "una ragazza d'altri tempi", il mondo le va stretto, allora usa l'immaginazione. La sua vita è un incastro imperfetto tra sogni e visioni, la realtà è solo un equivoco.

Io sono davvero molto curiosa di leggere questo libro e spero anche voi. Vi lascio un ultimo estratto, sperando di stuzzicare ulteriormente la vostra curiosità!


"Prima che la sua presenza scomparisse del tutto, avvertii nuovamente un tocco sulla mano e qualcosa che mi sfiorava le labbra. Fu allora che per un attimo chiusi gli occhi e mi sembrò quasi di sentire la sua bocca. Li riaprii subito e la candela era di nuovo accesa. Ero sola e completamente sconvolta. Come poteva farmi tutto questo? Come poteva avere quell'influenza su di me, sul mio corpo, sui miei desideri?
Mi alzai e aprii la finestra, affacciandomi per guardare meglio il cielo. La pioggia cadeva insistente e la mia testa cominciò a bagnarsi.
La sensazione fu di sollievo. Mi toccai la mano e poi le labbra sentendo ancora la presenza del suo tocco. Avevo il viso bagnato e le lacrime che stavano iniziando a scendere, scomparvero perse tra le gocce."


Virginia





mercoledì 26 aprile 2017

Recensione: Quello che i tuoi occhi nascondono di Serena Nobile

Titolo: Quello che i tuoi occhi nascondono
Autore: Serena Nobile
Casa editrice: Harper Collins
Numero di pagine: 332
Formato: Digitale

Bianca ama guardare il mondo attraverso l'obiettivo della sua Reflex, cogliere suggestivi scorci delle vie romane e fuggevoli istanti delle vite altrui. Una sera, mentre sta scattando fotografie sui gradini di un negozio chiuso, si avvicina un ragazzo. Poche parole sussurrate, istanti di fuoco e poi solo la curva seducente e perfetta delle sue spalle impressa sulla pellicola, unico ricordo di quell'incontro. Per Bianca, il desiderio sembra incarnarsi in quella pelle color del latte e in quella bocca dalla bellezza struggente e malinconica, ma quando per caso si incontrano di nuovo, capisce che i loro mondi sono in collisione: lei giudica l'ambiente della televisione cui Federico appartiene superficiale e falso, lui ritiene Bianca solo una ragazza presuntuosa e arrogante. 

A quel punto, però, la scintilla è scattata e, carezza dopo carezza, Bianca scopre nel corpo di Federico un linguaggio che parla direttamente ai suoi occhi e al suo cuore. Eppure non ha il coraggio di lasciarsi andare, perché mentre lui lascia nella sua vita indelebili tracce di passione, un passato mai sepolto del tutto riemerge con prepotenza: sia lei che le sue migliori amiche hanno la sensazione di essere seguite, osservate da una misteriosa presenza, e strane coincidenze le riportano ai tempi dell'università, alla notte terribile che ha segnato in maniera indelebile il loro futuro. 

Dimenticare è impossibile, l'assoluzione inaccettabile, la vendetta in agguato.



Romantico, sexy e pieno di passione, Quello che i tuoi occhi nascondono è il primo appuntamento con la serie 5 SENSI.


Ciao a tutti Lettori, bentornati nel Labirinto, che è rimasto disabitato, me ne rendo conto, per un sacco di tempo. Che volete farci, gli esami incombono e io cerco di fare entrare un po' tutto nella giornata (compresa la nuovissima dipendenza da Netflix - meno ore di sonno per dormire, che volete farci T.T), e il blog è sempre un po' difficile da gestire.
Ma non voglio riempirvi di scuse. Oggi torno per recensire il nuovo libro di Serena Nobile, meglio conosciuta come Virginia de Winter in questi luoghi (qui la recensione de La spia del mare).
Nuovo nome, nuovo genere. Eravamo abituati alle nebbie tentacolari del Presidio, ai misteri sensuali della Londra vittoriana e alla Venezia oscura; adesso troviamo la Roma dei giorni nostri, per quello che è in tutto e per tutto un romance, solo leggermente venato di mistery.


Innanzitutto, l'ambientazione.
Sono già stata a Roma due volte ma, be', dopo aver letto questo romanzo credo che ci andrò una terza. Perchè se già non avessi amato la nostra bellissima capitale mi sarei sicuramente innamorata grazie alle parole di Serena. In questo libro ritroviamo una Roma antica e giovane, quella dei locali notturni e delle pizze mangiate all'aperto, quando la notte e la città si stendono davanti agli occhi di Bianca e del lettore. Roma è il vociare degli studenti, l'entusiasmo dei turisti; Roma è il passato che incombe e non passa mai del tutto, è il fascino innegabile di ciò che è stato.
La de Winter è sempre stata bravissima nel delineare le sue ambientazioni e non mi ha delusa neanche stavolta, anzi. Forse era più emotivamente coinvolta lei (ci vive), forse io (Roma mi ha rubato un pezzo di cuore molto tempo fa), ma questa volta le sue parole mi hanno ammaliata e stregata più del solito. La vera protagonista del libro è Roma e io non vedo l'ora di proseguire con la saga, ansiosa di vedere con gli occhi di Serena altre meravigliose città (probabilmente Napoli e Londra*-*).

Come vi dicevo, se ritroviamo lo stile (meraviglioso - ma che ve lo dico a fare?), ci troviamo un po' spaesati sul genere: un romance puro, e un mistero che promette di svelarsi pienamente nei prossimi romanzi. Ma nella vicenda di Bianca e Federico il lato mistery si inchina e indietreggia, lasciando il palco ai sentimenti.
Bianca è una fotografa molto nota di 33 anni. Bella, mondana, dolcemente diffidente: custodiscono un segreto, lei e le sue tre più grandi amiche, la cui ombra si è protesa e torna ad oscurare le loro vite. A questo si affianca un passato amoroso turbolento che l'ha portata a creare un muro, una distanza fra lei e il mondo maschile.
A incrinare questa barriera è Federico Vallesi, il nuovo sex symbol della fiction italiana, 25 anni di pura bellezza e tentazione.
Il loro incontro/scontro è fulminante: attrazione, desiderio e un malinteso. Ma quando il destino ci mette lo zampino, non basta una città sempre affollata per riuscire a evitarsi. 
Preparatevi a una storia bollente, decisamente inaspettata (almeno per me) visti i trascorsi della scrittrice. Una nuova piega che, purtroppo, mi ha convinta solo parzialmente. Sicuramente molto è dovuto al mio generale non entusiasmo per il genere romance, che mi ha fatto risultare un po' pesanti determinate scene; un po' credo che il lato mistery avrebbe meritato un maggiore approfondimento già in questo romanzo. Ma vedremo come proseguirà la serie.
Una delle caratteristiche che più apprezzo di questa scrittrice è di riuscire a strapparmi spesso un sorriso grazie a personaggi secondari assolutamente irresistibili (vogliamo il libro di Vittoria!) e il suo mescolare facezia e serietà, il tutto condito sempre con la cultura. Ancora una volta, Serena è una persona colta e colonna sonora di questa storia d'amore non è solo Roma nun fa' la stupida stasera ma anche i versi di Mallarmè e Verlaine e il parallelo dei due protagonisti diventa Chèri di Colette. 
La vicenda si rivela piuttosto lineare, ad arricchire e impreziosire il libro è la prosa della scrittrice, come al solito. Attendo con molta curiosità i seguiti e consiglio questo romanzo a tutti gli amanti dei romance che, ne sono sicura, troveranno qualcosa di nuovo e più intenso.


Virginia

sabato 15 aprile 2017

Book Tag 25 domande sui libri



Salve a tutti cari lettori:) Domani è Pasqua, quindi faccio in anticipo gli auguri a tutti quanti! Speriamo di passare delle belle e serene vacanze, per quanto brevi. Io ho terminato le lezioni in facoltà, devo solo preparare i miei esami per la sessione estiva (dici poco o.O). Ho deciso di cogliere quest'attimo libero per rispondere a un Book Tag in cui mi hanno taggata. 
Ma prima, ecco elencate le regole;)

1. Nomina almeno 5 blog a cui fare le domande
2. Cita sempre chi ha creato il tag, in questo caso Racconti dal passato
3. Nomina e ringrazia il blog che ti ha nominato. Tantissimi grazie ad Ariam di Looking for wonder:-*
4. Usa come immagine quella in cima a questo post

Eccovi le mie risposte, e preparatevi, perchè io sono logorroica e le domande sono tantexD

1. Come scegli i libri da leggere?
Sono una lettrice di pancia. Qui sul blog non troverete mai una TBR, perchè so già in anticipo che non la seguirei. A meno che non ci siano titoli che desidero leggere da tanto - in quel caso la lettura è una priorità - la mia tecnica è piazzarmi davanti alla libreria (o scorrere il kindle) e seguire l'istinto. Mi faccio influenzare molto da ciò che ho appena letto. Magari era un classico e quindi cercherò una lettura più leggera; magari ho fatto un po' di letture meno impegnate di seguito e sento il bisogno di qualcosa di più impegnativo. In genere, comunque, mi piace variare genere il più possibile:)

2.  Dove compri i libri, in libreria o online?
Dappertutto, faccio schifo. Compro i cartacei sia in libreria che online, gli eBook online e frequento due diverse biblioteche. Ho cercato pure di iscrivermi al prestito bibliotecario digitale, ma l'unico eReader non incluso è il kindle (gioia e gaudio-.-). 

3. Aspetti di finire un libro prima di acquistarne un altro?
AHAHAH.
Grasse risate, proprio.
Ho una scorta che potrebbe durarmi per ANNI. Il bello è che non solo continuo a comprare, ma prendo pure tonnellate di libri in biblioteca. 
Ragazzi, FERMATEMI.

4. Di solito quando leggi?
Ogni minuto disponibile. Ai bei tempi delle superiori leggevo tutto il pomeriggio (non ero propriamente una studentessa diligente, eccoxD) e la sera, adesso che gli impegni sono aumentati approfitto dei tragitti in autobus e sempre prima di addormentarmi. Ma in genere leggo in ogni minuto libero, davvero. Sono quella che si porta il libro ovunque e, al primo accenno di fila, esibisce un tomone. In quest'ottica, per fortuna che hanno inventato gli eReader! (Piccolo aneddoto, alle superiori leggevo un sacco di fantasy - ovviamente cartacei - che erano tutti libroni dalle 500 pagine in su. A quei tempi definire lo zaino pieno era un eufemismo: era stracolmo. Il libro non ci stava, ma non avrei mai rinunciato a trascinarmi dietro il libro. Cominciai a usare una tracolla apposta, in aggiunta allo zaino, dove tenevo libro, portafoglio, eccetera. La portavo sempre e il risultato è che in quegli anni avevo un costante dolore alla spalla destra, sovraccaricata dai librazzi che mi portavo dietro).

5. Ti fai influenzare dal numero di pagine quando leggi un libro?
Sempre, anche se ho ultimamente modificato le mie aspettative. Ho sempre amato i libri corposi (alle superiori dicevo che un libro poteva considerarsi di dimensioni ragionevoli solo dalle 500 pagine in su), perchè il mio ritmo di lettura è sempre stato piuttosto elevato. Al momento ho iniziato a guardare quasi con ansia i libri troppo grossi. Ma ho una costante: detesto i libri troppo piccoli. Mi sembra di buttare via i soldi per poche ore di lettura.

6. Genere preferito?
Sono molto eclettica, ma i generi cui sono più affezionata - anche perchè sono i primi con cui mi sono cimentata - sono il fantasy e i classici.

7. Hai un autore preferito?
No, e neanche un libro. Odio queste domande, è come un genitore cui chiedano chi sia il preferito fra i figlixD
Sottolineo però che ho vari autori di cui mi fido ciecamente e i cui libri compro a scatola chiusa. Ultimamente, però, sto iniziando a fidarmi soprattutto delle CE. A prescindere dai gusti, di alcune mi sento sicura che proporranno libri di qualità e il resto sta solo all'apprezzamento personale del lettore.

8. Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
Per il mio ottavo compleanno un mio zio mi regalò Harry Potter 3. Da lì è partito tutto*-*

9. Presti libri?
Non ho amici lettori a cui prestarli, a dire il vero. In passato, però, mi è capitato di prestare qualcosina, sperando di contagiare qualcuno con la mia ossessione libraria. Di base, però, la risposta è NO. Faccio fatica a prestarli pure a mia madrexD

10. Leggi un libro alla volta oppure riesci a leggerne diversi tutti assieme?
Rigorosamente uno. 

11. I tuoi amici/familiari leggono?
Gli amici no. Però in casa condividono la mia passione mia madre e mia sorella, anche se in maniera sempre un po' "sofferta". Io e mia madre abbiamo gusti opposti ma continuiamo, instancabili, a consigliarci titoli e a provare ad appassionarci ai libri che ci consigliamo (difficilmente con successo). Nel caso di mia sorella la cosa è un po' più complicata. Ha sei anni meno di me e si può dire che abbia formato io il suo gusto, in un certo senso. In ogni caso, abbiamo gusti (di libri come di film) estremamente simili, quindi 9/10 riusciamo a passarci titoli che incontrano i gusti di entrambe. Mia sorella, però, legge molto meno di me: è più lenta, dedica meno tempo e via dicendo. Però è sempre la persona più aggiornata sulle mie letture perchè, ora come quando di anni ne aveva sei, deve sorbirsi tutti i miei delirixD

12. Quanto ci metti mediamente a leggere un libro?
Dipende. Come dicevo, sono piuttosto svelta, ma alcuni titoli richiedono più tempo, più energie; o, semplicemente, sono più pesanti. Come tempo medio stabilirei 5 giorni. Ma dipende moltissimo dal genere del libro e dal mio personale gradimento.

13. Quando vedi una persona che legge (ad esempio sui mezzi pubblici) ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Ma che domande, ovviamente si.

14. Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne solo uno quale sarebbe?
Impossibile rispondere, distruggete pure me e facciamola finita!

15. Perchè ti piace leggere?
Che domanda complessa per un Book Tag. Ma io, che sono più avanti di tutti, ne ho già sproloquiato in uno dei primissimi post del blog e mi limito a linkarvelo: I libri, rifugio dell'anima
Vorrei però aggiungere che mi interrogo spesso su questa domanda e che la risposta cambia di continuo. Anche adesso la mia risposta sarebbe leggermente diversa da quanto scritto in quell'articolo, ma rimane sostanzialmente simile. In generale, però, credo che essere un Lettore non sia uno status fisso: chi legge davvero, chi ama i libri davvero cambia sempre e continuamente, perchè si arricchisce sempre di più e non è mai la stessa persona.

16. Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) o solo libri che possiedi?
Come detto sopra, ho sempre utilizzato molto le biblioteche. E anche se nessun amico mi presta libri, credo che non mi piacerebbe troppo, preferirei una biblioteca, mi farebbe sentire meno un'intrusa.

17. Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Ne ho abbandonati vari ma questa domanda sembra presupporre un'insistenza particolare nel tentativo di leggere un determinato libro, e in questo caso non ho nulla da rispondere. Più in generale, però, ho sempre fatto molta fatica con la letteratura russa, che ho riscoperto solo di recente.

18. Hai mai comprato un libro solo perchè aveva una bella copertina, e cosa ti attrae nella copertina di un libro?
Ho un occhio di riguardo per le belle copertine, ma di solito mi lascio guidare più che altro dal mio fiuto di lettrice, che raramente sbaglia. Un'unica volta ci sono andata contro per una cover irresistibile ed è finita malissimo (il libro in questione, Fallen di Lauren Kate, l'ho odiato). 
Le cover che preferisco sono quelle eleganti, che hanno quadri per soggetti (avete presente i classici della Fazi Editore? Ecco*-*). Mi piacciono le edizioni in brossura e morbidose e ho alcune CE d'elezione. Ad esempio adoro l'elegante semplicità dell'Einaudi, mentre non mi piace molto Mondadori, che trovo complessivamente un po' grossolana (l'edizione Oscar Mondadori dei classici, però, mi piace molto).

19. C'è una casa editrice che ami particolarmente, e perchè?
Ce n'è a bizzeffe, il che è tragico per le mie povere tasche. In generale, mi sto approcciando con molto entusiasmo alle CE indipendenti, di cui apprezzo il catalogo e la cura per il particolare (molto meno il prezzo, sempre piuttosto alto -.-).

20. Porti i libri dappertutto (ad esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni "al sicuro" dentro casa?
Per forza di cose li porto ovunque, ma cerco di conservarli il meglio possibile.

21. Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Per il mio ultimo compleanno mia sorella mi ha regalato i cartacei di una trilogia che AMO ma che avevo solo in digitale. Si tratta della trilogia di Shadowfell di Juliet Marillier. Si è trattato senz'altro di un regalo inaspettato e meraviglioso.

22. Come scegli un libro da regalare?
Se al ricevente piace leggere, amo regalare libri. Cerco di concentrarmi sui suoi gusti e di scovare qualche titolo inaspettato. Oppure, se sento di poterlo fare, vado a istinto, sempre tenendo i gusti del ricevente come base. Mi piace sperimentare:)

23. La tua libreria è ordinata secondo un criterio o tieni i libri in ordine sparso?
In realtà è tutto un po' sparso ma avrei due criteri di fondo: mettere insieme tutti i libri di uno stesso autore e cercare di mettere vicini i libri di altezze simili, dai più alti ai più bassi.

24. Quando leggi un libro che ha delle note le leggi o le salti?
Le leggo, se ci sono ci sarà un motivo. Per esperienza, arricchiscono sempre la lettura. Un unico appunto: odio le edizioni che mettono le note a fine capitolo o a fine libro, costringendomi ogni volta a cercarle. Le preferisco sempre a piè di pagine, così sono molto più agili da consultare.

25. Leggi eventuali introduzioni, prefazioni o postfazioni dei libri o le salti?
Leggo tutto, ma sempre alla fine, in modo da potermi fare prima io un'idea del libro.

Questo è tutto quanto lettori, e credo di aver blaterato a sufficienzaxD Grazie a chi ha avuto la forza di leggere fino a qui o.O
Ecco i poveri malcapitati blog che ho deciso di taggare:

L'amica dei libri

L'ennesimo Book Blog

Capitolo Zero

Mikla tra i libri

The Reading Pal

Buone feste a tutti, e ricordatevi di linkarmi nei commenti le vostre risposte:-*

Virginia