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martedì 15 agosto 2017

CineRecensione#11: Stranger things (I stagione)

Anno: 2016
Episodi: 8
Produttore: Netflix

Stranger Things streaming è una serie mistery dai toni sovrannaturali ambientato negli anni ’80, segue le indagini sulla sparizione di un ragazzo che porteranno alla scoperta di esperimenti governativi top-secret e forze sovrannaturali dai poteri terrificanti.

Ciao a tutti:) Come molti di voi hanno potuto notare, ormai escono CineRecensioni come se piovesseroxD La verità è che ultimamente ho rallentato il mio ritmo di lettura, mentre la visione di drama/serie tv prosegue imperterrita.
Dopo un paio di mesi in cui mi sono immersa profondamente nei drama coreani, sono tornata a bazzicare un po' anche dalle parti di Netflix. Ad essere sincera, vorrei riuscire un po' ad alternare drama e serie tv, vediamo se riesco a portare avanti questo proposito.
Oggi, quindi, vi parlo di una delle più famose produzioni di Netflix. Da mesi mi ripromettevo di vedere Stranger things e, visto che il 31 ottobre dovrebbe uscire la seconda stagione, ho deciso di buttarmici.
E me ne sono perdutamente innamorata*-*
Intanto, sparatevi un po' il trailer;)



L'idea alla base di questa serie tv è semplicemente strepitosa. Ambientata in un paesino della provincia americana degli anni '80 (Hawkins), seguiamo tre filoni narrativi che, con l'approssimarsi della fine, vedremo intrecciarsi. Ma ogni cosa ha inizio con un unico fatto: la scomparsa di un ragazzino di nome Will Byers. Sembra un evento poco significativo. Come spiega Hopper, il capo della polizia, nulla di degno di nota è mai avvenuto a Hawkins ed è probabile che il bambino sia con il padre. Ma i giorni passano, Will non si trova, e la gente inizia a preoccuparsi. Partono le ricerche, ma qualcuno sembra voler insabbiare tutto e i protagonisti della serie dovranno districarsi fra intrighi governativi e cose che non sembrano appartenere al nostro mondo...
Uno degli aspetti più interessanti di Stranger things è che i protagonisti principali sono dei bambini. Gli amici di Will - Mike, Lucas e Dustin - decidono di indagare a modo loro e presto saranno aiutati da una bambina stranissima, che parla poco e ha un passato terribile: Undici, dal tatuaggio sul suo polso.
I bambini sono adorabili: sono dei nerd appassionati di scienze che giocano per 10 ore di fila a Dungeon&Dragons. Affrontano situazioni tremende ma riescono ad affrontarle grazie a un grande coraggio, molta fantasia e una bella dose di incoscienza. Come mi è stato fatto notare, sembrano i protagonisti di un libro di Stephen King (io non ho potuto non pensare a It mentre vedevo l'evolversi delle loro avventure). 
Altri co-protagonisti sono Jonathan e Nancy, rispettivamente il fratello di Will e la sorella di Mike. Non sono amici: sono adolescenti inquieti, ognuno vittima a modo suo dell'esclusione e del bullismo. Entrambi vivono situazioni difficili in famiglia, che li hanno fatti crescere troppo in fretta. E anche se sembrano agli antipodi l'uno dall'altra, i tragici eventi di Hawkins e una fotografia li avvicinano e li spingono a collaborare per sciogliere il mistero. 
Nei primissimi episodi Nancy non mi piaceva per nulla, ma ho poi gradualmente cambiato idea. Nonostante sia fisicamente fragile, nasconde una grande forza, che mostra in alcuni dei momenti più inquietanti di tutta la serie.
Jonathan, al contrario, è stato fin dall'inizio il mio personaggio preferito della serie. Nonostante sia giovanissimo, va a scuola e lavora e gli tocca il duro compito di essere l'uomo di casa di una famiglia bella ma disastrata. Oltre a questo, a scuola le cose non vanno molto bene: è visto come quello strambo, lo sfigato, ed è vittima di bullismo. Lui stesso fa fatica a rapportarsi con le altre persone: è più semplice fotografarle, come dice, quando si spogliano di tutte le menzogne per essere solo sè stesse. In quel modo, attraverso un obiettivo, sente di poter comunicare in qualche modo con loro.
Come dicevo, Jonathan e Nancy non sono amici, i loro mondi sono troppo lontani. Ma un caso li fa incontrare e una missione li unisce. Il rapporto che viene a instaurarsi fra di loro mi è piaciuto moltissimo e spero solo che nella prossima stagione avremo anche qualche intrallazzo romantico (*me fangirla senza ritegno).
Infine abbiamo Joyce e Hopper. Lei è la madre di Jonathan e Will, lui il capo della polizia di Hawkins. Entrambi sono provati dalla vita e un po' incasinati, ma sono combattivi e, sotto il sarcasmo e la vita disastrata, delle brave persone. In quanto adulti, a loro tocca l'indagine intesa nel modo più "canonico". Nonostante agli inizi Hopper sia scettico, è anche veloce a rendersi conto che qualcosa non quadra e che qualcuno sta cercando di nascondere qualcosa di grosso.
In questa serie, nessuno dei protagonisti è convenzionale. Chi più chi meno, sembrano tutti assolutamente inadatti a risolvere il mistero e, soprattutto, a fronteggiare ciò che vi si cela dietro. Per questo, forse, vederli all'opera è così incredibilmente appassionante.

Sicuramente l'ambientazione e le atmosfere ricreate incrementano il fascino di questa produzione. Sono stati ripresi tutti i cliches di un certo tipo di storie, sono stati mescolati insieme e serviti: un successo premeditato e ottenuto. La suspence, l'horror vecchio stile, i personaggi... Ogni aspetto di questa serie concorre a rendere la visione assolutamente irresistibile. Con Stranger things si fa un salto nel passato e non se ne vorrebbe più uscire. Per parte mia, come vi dicevo, sono stata assolutamente catturata da questa serie e non vedo l'ora che esca la seconda stagione.
E voi, avete visto Stranger things? In caso, che ne pensate?

Virginia

lunedì 22 maggio 2017

CineRecensione#6: Chiamatemi Anna (I stagione)

Anno: 2017
Episodi: 7
Produttore: Netflix

Un'orfana coraggiosa e con grandi passioni arriva nell'improbabile famiglia di una dura zitella e del suo mite fratello celibe. Tratta dalla serie di popolari romanzi.

Questa rubrica latita da un sacco di tempo. Non perchè io abbia smesso di vedere film (anzi), ma perchè di molti non ho nessun interesse a scrivere una recensione. Non mi hanno stimolato riflessioni particolari e dunque ho deciso di non portarle da voi.
Il fatto poi che io sia precipitata nel tunnel di Netflix e delle serie tv, poi, non ha aiutato. Ho deciso quindi di dare nuova linfa a questa rubrica, portandovi le recensioni anche delle serie tv che vedo, stagione per stagione. In questo caso, vi parlo di una delle più recenti uscite dello stesso Netflix, la serie che prende avvio dal celebre romanzo Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery. Prima di lanciarmi nella recensione della serie, vorrei segnalarvi che la casa editrice Flowere-ed (che io apprezzo molto per la sua interessante e originale saggistica) ha recentemente portato in Italia l'autobiografia della Montgomery (qui il link ad Amazon). Non l'ho letta ma magari qualcuno di voi potrebbe essere interessato:)
Meno nota, invece, è l'iniziativa di un'altra CE (Il Gatto e la Luna), che da qualche anno a questa parte ha portato finalmente in Italia la serie completa dedicata ad Anna dai capelli rossi. Io me la sono accaparrata subito, felicissima di quest'opportunità (la serie è introvabile o quasi nella sua interezza qui in Italia).
Detto questo, eccovi la mia recensione.

Ho letto Anna dai capelli rossi molti anni fa, quand'ero poco più che una bambina, ma non ha mai occupato nel mio cuore il posto di altri romanzi (Piccole donne, per fare un esempio). Non ho neanche mai visto l'anime e non ero particolarmente interessata, finchè Netflix non ha rilasciato una sua propria rilettura del romanzo e il trailer era talmente accattivante che mi sono buttata sul primo, lunghissimo episodio.
Complice il fatto che la prima stagione consta di soli sette episodi, nel giro di qualche giorno l'ho conclusa e sono qui, in trepidante attesa di notizie sulla seconda. Perchè, ve lo dico fin da subito, mi è piaciuta moltissimo, e per svariati motivi.
Innanzitutto, da un punto di vista tecnico: i paesaggi sono bellissimi, le inquadrature pure. A ripensarci ora, ho l'impressione di un tripudio di luci e di colori brillanti: il verde, l'azzurro, il bianco.
Ho trovato perfetti i personaggi principali come caratterizzazione: Anna, Marilla, Matthew. Ma in generale, mi sono innamorata di Green Gables e dei suoi abitanti, proprio come Anna; mi sono innamorata dei personaggi secondari (Rachel*-*), mi sono innamorata dell'atmosfera da paesino vecchio stile, dove covano liti e dispute, certo, ma dove tutti - o quasi - sono disposti a darsi una mano l'un l'altro.
A parte questi aspetti, però, ho amato proprio l'impostazione data alla serie e il suo messaggio. Si perchè Chiamatemi Anna è un inno bellissimo alla diversità, all'essere sè stessi, alla bellezza di non essere tutti uguali. Ho amato i molteplici riferimenti a Jane Eyre, personaggio che ha chiaramente ispirato la versione cinematografica (se non quella romanzesca) di questa intrepida, dolcissima, logorroica Anna, che mi ha intenerita con il suo desiderio di una famiglia, con il suo combattere contro la cattiveria del mondo (terribili gli episodi sui primi giorni a scuola, una fotografia impietosa del bullismo e delle sue conseguente - molto più efficace, a mio parere, del tanto chiacchierato Tredici, che pure ha del bullismo il suo tema fondante), con la sua fantasia sfrenata e contagiosa.
I personaggi di questa serie, però, si fanno notare e amare soprattutto per le loro imperfezioni. La stessa Anna non è esente da un bel po' di piccoli, fastidiosi difetti che la rendono solo più reale. In quest'ottica, però, il personaggio che davvero mi è entrato nel cuore è Marilla. Dura, pratica, di poche parole. Fin dall'inizio si oppone ad Anna per temperamento e circostanze (è lei, più del fratello Matthew, a rifiutare l'adozione di una bambina). Le due si scontrano spesso e con violenza, ma a mio parere ciò non fa che rimarcare le loro somiglianze. Perchè sono entrambe sincere, schiette, forti e dannatamente ostinate e orgogliose. Il povero Matthew, timidissimo, si trova schiacciato fra queste due volontà forti che prima si scontrano e poi si incontrano.
Fra i personaggi secondari, vorrei nominare di nuovo Rachel. La pettegola vicina di casa, sicuramente un po' impicciona, che all'inizio veste i panni del personaggio negativo ma che invece si rivela essere una signora di buon cuore e pronta a prodigarsi per i suoi amici, ma non esente, anche lei, da difetti.
Poi ci sono Jerry e Gilbert che, ho idea, ci daranno in futuro materia per un triangolo amoroso coi fiocchi (qui sono già un po' meno contentaxD). E poi Diana, ovviamente, la prima e migliore amica di Anna, che la accetta così com'è e torna da lei nonostante tutto.
Come accennavo, i temi trattati sono molteplici e per nulla leggeri, nonostante una sensazione di gioiosa leggerezza che fa da sfondo a tutta la serie.
Il primo è quello della condizione degli orfani, visti come un peso e accolti spesso e volentieri solo in qualità di manodopera gratuita. Anna ha 13 anni ma ha già lavorato e visto e sentito cose che, nonostante tutto, non hanno intaccato la sua incontenibile gioia di vivere. Inoltre, gli orfani erano spessi visti con occhio critico perchè considerati a priori pericolosi e viziosi: non si sa chi siano stati i genitori, se gente perbene o delinquenti; in più, la povertà e la necessità sono come una malattia, agli occhi delle irreprensibili signore di Avonlea, una malattia contagiosa e disgustosa.
Un altro dei temi è l'opposizione maschi/femmine o, più in generale, il ruolo della donna. Siamo in anni in cui si dibatte di ciò che una donna può o non può fare, abbiamo le prime aperture, ma la consuetudine è uno zoccolo duro che persiste e rimane lì. Anna proclama con decisione di poter fare esattamente quello che fa un maschio ed è consapevole della propria vivace intelligenza e la stessa Marilla, che è tutto meno che rivoluzionaria, la sostiene con forza nel suo desiderio di studiare.
Ma a scuola Anna incontra un ostacolo non da poco. La sua diversità, i suoi paroloni importanti, i suoi sogni a occhi aperti, la sua educazione bizzarra e non convenzionale, il suo modo di vestire. Ogni cosa la destina a diventare un'emarginata, una vittima presa di mira. Ho trovato davvero difficile vedere quegli episodi e sono solo felice che le cose, a un certo punto, trovino un loro corso. Ripeto, ho trovato più efficace Chiamatemi Anna che non Tredici.
Questi i temi chiave che percorrono tutta la stagione. Ce ne sono altri, certo, ma credo che questi siano un po' la struttura ossea dei primi episodi. Questi e l'affinità con Jane Eyre. Credo che sappiate tutti dell'importanza che ha avuto - e ha - per me questo romanzo. Anna è come Jane. Non solo la conosciamo con una citazione del libro, ma i titoli stessi dei singoli episodi sono tratti dal romanzo. Ma a prescindere da questi aspetti, per così dire, di contorno, è proprio Anna ad essere una nuova Jane. Entrambe orfane, entrambe segnate da una vivace intelligenza ma da un aspetto insignificante; entrambe ostinate e orgoglioso e con una notevole forza di volontà; entrambe hanno conosciuto l'abbandono e il disprezzo del mondo ed entrambe hanno resistito, senza permettere che la bruttezza di altre persone rovinasse il loro animo.
Aspetto con ansia la seconda stagione, sperando che mantenga i connotati della prima, magari espandendo certi aspetti o focalizzandosi su altre tematiche ancora, ma senza dimenticare quella spensierata leggerezza, quella luminosità che è caratteristica delle avventure della nostra Anna.



Virginia