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venerdì 31 marzo 2017

Recensione: La legge e la signora di Wilkie Collins

Titolo: La legge e la signora
Autore: Wilkie Collins
Traduttore: Luca Scarlini
Casa editrice: Fazi
Numero di pagine: 402
Formato: Cartaceo

La Legge e la Signora, opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s’improvvisa detective: è convinta dell’innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti “inadatti a una donna”, riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate.
Strepitoso ritratto di una donna che non esita a opporsi ai modelli e alle regole della società vittoriana, La Legge e la Signora è una narrazione coinvolgente e di grande fascino da leggere – come ogni romanzo di Collins – tutto d’un fiato.
«I romanzoni di Wilkie Collins sono viaggi irresistibili: agganciano subito il lettore, che quando parte non riesce più a fermarsi»
Leonetta Bentivoglio
«Wilkie Collins è famoso, nei manuali di letteratura, per avere scritto nel 1868 il primo giallo. Ma non eccelle solo nella suspense. È anche uno scrittore di sentimenti. Ed eccelle nella pittura dei personaggi».
Antonio D’Orrico

Buongiorno a tutti cari lettori, finalmente ritorno con una recensione. Vi dico fin da subito che per il primo del mese salterà la CineRecensione e il motivo è semplice: di film ne ho visti, ma nessuno che mi ispirasse un intero articolo o delle particolari riflessioni. Quindi, appuntamento al 15 con la nostra chiacchierata cinematografica.

Altra informazione di servizio. Purtroppo, a causa di un imprevisto, mi ritrovo parecchio impegnata la sera (momento in cui mi dedico al blog). La situazione non promette di sistemarsi, motivo per cui ultimamente il blog ha stentato un po' ad andare avanti (in generale, non si può dire che sia un momento vitale per il mio Labirinto). Come ogni volta, mi riprometto di impegnarmi maggiormente, e lo vorrei davvero, ma ho paura di non riuscire a mantenere questo mio proposito. Motivo per cui mi limito a rassicurarvi che no, non ho intenzione di sparire. Cercherò di impegnarmi il più possibile ma non vi posso garantire nulla.
Concluse le faccende meno simpatiche, eccovi la mia recensione.
Wilkie Collins per me è una garanzia. Ho cominciato con La donna in bianco e me ne sono innamorata pazzamente (anche grazie alle meravigliose cover della Fazi, che sono una gioia per gli occhi). Ogni volta che questa interessantissima casa editrice ci propone un nuovo lavoro di Wilkie Collins, io l'acquisto subito. E così ho fatto anche con La legge e la signora. Però l'ho lasciato sullo scaffale per mesi (nulla di nuovo insommaxD), finchè non ho scoperto che la ripubblicazione di Basil è imminente (*-*) e ho sentito la necessità di leggere questo volume.
Come forse ricorderete, quello che è considerato il capolavoro di Collins (La pietra di Luna) mi aveva un po' delusa, forse per le aspettative troppo alte. Ecco, questo nuovo titolo su cui non avevo mai letto nulla di particolare, invece, mi ha completamente stregata, scalando rapido la classifica e piazzandosi subito sotto la fenomenale accoppiata La donna in bianco/Armadale.
Ancora una volta ci troviamo davanti a un mistery e l'ambientazione è sempre un'Inghilterra un po' gotica. Valeria, fresca sposa di Eustace, si ritrova a dover scavare nel passato di suo marito e, in seguito a una sconvolgente scoperta, dovrà mettersi in gioco per chiarire ciò che vi è di irrisolto, pena l'infelicità.
Vorrei provare ad essere il più concisa possibile, per non annoiarvi troppo.
Ad avermi colpita  in modo particolare in questo romanzo sono alcuni aspetti.
Innanzitutto, la protagonista. 
Wilkie Collins ci delizia sempre con personaggi femminili assolutamente originali e, soprattutto, degni di nota. Davanti al mistero Valeria non si tira indietro; davanti a scoperte inimmaginabili non si perde d'animo; davanti a sfide che hanno sconfitto uomini (in un periodo dove le donne avevano l'unico ruolo di essere belle) lei persevera e porta alla luce la verità. In questa sua impresa si incontra e scontra con vari personaggi, ma uno in particolare è riuscito a spiccare fra tutti e a conquistarsi, nonostante tutto, la mia simpatia: Miserrimus Dexter, mezzo uomo e mezzo macchina - com'è descritto -, nato privo delle gambe. Personaggio assolutamente sopra le righe, talvolta animalesco, talvolta femmineo; scaltro, magnetico, folle. Nel libro la sua è una personalità ambigua che si protende e oscura tutta la seconda metà della narrazione e Valeria dovrà fronteggiare questa presenza tentacolare e inafferrabile. Preda lei stessa di sentimenti contrastanti (da una parte prova repulsione, dall'altra un'istintiva simpatia e compassione), Valeria cambia continuamente idea su di lui, ma non può non rimanerne affascinata e, talvolta, quasi soggiogata. Che differenza - mio parere - con l'insipido marito!
Ebbene si, nonostante Valeria lo ami alla follia (e quante volte rende partecipe il lettore della sua totale devozione a Eustace!), Eustace è noioso a essere gentili. Ciò che emerge dal suo passato, sebbene non smuova Valeria di un millimetro, l'addolora comunque. E il lettore stesso, nonostante Valeria cerchi di addolcire la pillola, non potrà più leggere di Eustace con gli stessi occhi. A mio parere si è trattato di un personaggio odioso, l'eroe imposto quando sbiadisce alla sola ombra dei veri protagonisti: l'intraprendente Valeria e il magnetico Miserrimus.
Ciò che più mi è piaciuto di Valeria è che - nonostante qualche commentino un po' sessista lanciato da Wilkie - è assolutamente moderna. Sfida le convinzioni e si mette contro gli amici (addirittura contro il marito!) per portare a termine l'obiettivo che si è preposta. E se inizialmente è solo in funzione di Eustace che si imbarca in questa impresa, con il passare del tempo le cose cambiano: non è più solo per Eustace, è per lei stessa. La sua diventa una sfida al mondo e a sè stessa: dimostrare che ce l'ha fatta, nonostante tutto e tutti. E per portare fino in fondo la sua decisione, si espone a critiche feroci e a offensive incredulità. Mi è piaciuta l'ostinazione di Valeria e anche il suo buon cuore, perchè sotto quella sostenutezza tipica degli inglesi c'è un animo sensibile, come si dimostra nei suoi rapporti con Dexter.
Con Dexter Collins affronta una tematica molto importante: quella della disabilità. Come dicevo, Dexter è nato senza gambe e da sempre pende sulla sua testa la minaccia della follia. Il suo temperamento instabile è destinato a naufragare, prima o poi, nel delirio. Ora, bisogna tener conto del periodo in cui è stato scritto il romanzo, ovviamente. Dexter è definito a più riprese mostruoso, ma credo che la vera deformità che colpisce i personaggi sia quella della mente, più che quella del corpo. Il carattere sopra alle righe di Dexter, infatti, se da un lato può rivelarsi ammaliante, è comunque molto inquietante, perfino un po' spaventoso. Se nella vita dovessi trovarmi davanti un uomo del genere, non so come reagirei. Lo stesso accade nel romanzo, dove i personaggi si sentono minacciati dall'instabilità di Dexter e si irrigidiscono di conseguenza.
Sullo stile di Wilkie Collins non c'è molto da dire. Le sue erano narrazioni un po' noir, gotiche, intrecciate con il mistery e, spesso e volentieri, con la superstizione: sogni premonitori, segni nefasti. Nei suoi libri espedienti simili sono all'ordine del giorno, e mi rendo conto che potrebbero non piacere a tutti. Io le apprezzo (tanto più che mi ricorda le mie amate sorelle Bronte*-*), trovo che diano quel tocco di esotismo alla narrazione.
La legge e la signora - come La pietra di Luna - è un romanzo che si occupa soprattutto della parte propriamente di indagine, tralasciando altri argomenti più sociali e che nei suoi romanzi - con uno sviluppo più o meno importante - troviamo sempre. La prossima pubblicazione, Basil, mi sembrerebbe più improntato, invece, su tematiche meno "di genere", diciamo. Vi saprò dire sicuramente, perchè io per ora ho amato ogni suo lavoro e non vedo l'ora di acquistare anche il prossimo.

Virginia

sabato 29 ottobre 2016

Recensione: Belgravia di Julian Fellowes

Titolo: Belgravia
Autore: Julian Fellowes
Traduttore: Simone Fefè
Casa editrice: Neri Pozza
Numero di pagine: 414
Formato: Cartaceo

Nel giugno del 1815, Bruxelles appare 'en fête', con le affollate bancarelle nei mercati e le carrozze aperte pitturate a colori vivaci. Nessuno immagina che l'imperatore Napoleone sia in marcia, pronto ad accamparsi sul limitare della città da un momento all'altro. La diciottenne Sophia Trenchard, tipica bellezza inglese bionda dagli occhi azzurri, non ha alcun interesse per le questioni belliche; i suoi pensieri sono rivolti a Lord Edmund Bellasis, erede di una delle famiglie più importanti della Gran Bretagna, che le ha appena procurato gli inviti per il ballo della duchessa di Richmond. La guerra ha alterato gli schemi, permettendo di tralasciare le solite regole, e l'ambiziosa Sophia è intenzionata a non lasciarsi sfuggire questa occasione, insperata per una ragazza con i suoi natali. Suo padre, James Trenchard, è "il Mago", un abile commerciante che fornisce pane e birra ai soldati. Partito da una bancarella a Covent Garden, grazie a un vero talento per gli affari, ha compiuto una vertiginosa scalata sociale, spinto dall'insopprimibile desiderio di appartenere al bel mondo. Anne, la moglie di James, sembra essere l'unica della famiglia Trenchard ad aver conservato un po' di buon senso e a ostacolare l'unione tra la figlia e Edmund Bellasis. Durante il ballo un aiutante di campo irrompe nella sala recando con sé una missiva. Le truppe francesi hanno oltrepassato il confine e gli ufficiali inglesi, le uniformi da gala ancora indosso, vengono richiamati ai propri reggimenti...
Buon sabato, amici lettori e ben ritrovati! Oggi vi propongo la recensione di un altro dei miei regali di compleanno - sono stata incredibilmente brava, ormai li ho letti quasi tutti*-* -, un libro che mi ha incuriosita fin dall'originalissima tecnica di pubblicazione. La Neri Pozza, infatti, lo ha inizialmente proposto un capitolo a settimana, facendo ritornare noi lettori ai bei tempi di Dickens e della sua rivista, che ha pubblicato con costanza nomi del calibro di Wilkie Collins ed Elizabeth Gaskell. Ovviamente, come segno dei tempi che avanzano, è cambiato il formato: non più in cartaceo, tra le pagine di una rivista, ma in digitale. Ma io, che non ho pazienza e sono tremendamente ingorda e materialista, ho preferito aspettare la pubblicazione del volume completo e me lo sono accaparrato in cartaceo. Perchè, diciamocelo, la Neri Pozza rende bene così, con queste edizioni eleganti e un po' altere. Io, pur ammirandone il catalogo e la fattura, ho cominciato solo di recente a comprarli in modo un po' più costante e, indovinate un po'? Mi è scoppiata la febbre Neri Pozza, letteralmente! La mia wl si è improvvisamente raddoppiata, nella foga un po' consumistica di avere libri su libri.
Chiusa questa digressione, eccovi il mio parere su questa lettura.
Il nostro prologo è a Bruxelles, nel 1815. Si tratta della famosa festa data dalla duchessa di Richmond, interrotta poi dall'avanzata di Napoleone, che culminerà con la sua definitiva disfatta a Waterloo. Su questo quadro realmente delineato dalla Storia si muovono i nostri personaggi fittizi: la bella e ambiziosa Sophia Trenchard, i suoi genitori e Lord Edmund Bellasis. Saranno loro i futuri protagonisti di una vicenda che vedrà il suo pieno svolgimento solo vent'anni dopo.
Non so se lo sapete, ma Fellowes è lo sceneggiatore della celebre serie tv Downtown Abbey. Io non l'ho mai vista, ma la trama si articola in questa antica magione signorile, tra i nobili e la servitù, cuore pulsante - e spesso ignorato - della casa. Anche in questo romanzo Fellowes segue nobili e domestici, ricchi e poveri, intrecciando invidie, rancori e amori impossibili. A unire questa variegata umanità un segreto, che fa capo a quel lontano ballo dalla duchessa di Richmond e che spinge i borghesi arricchiti Trenchard e i nobili Brokenhurst a interagire gli uni con gli altri e a interessarsi delle sorti di un anonimo Charles Pope, giovanissimo mercante di cotone in cerca di sostegno economico.
Il libro è scorrevolissimo e si legge molto piacevolmente. Sebbene non ci siano grossi segreti per il lettore - in realtà tutto appare piuttosto chiaro fin dagli inizi - è comunque piacevole seguire lo sviluppo dei personaggi e il modo in cui le loro vicende si intersecano. I personaggi più interessanti, a mio parere, sono stati Susan, moglie di Oliver (il figlio dei Trenchard - Anne e James) e John Bellasis, nipote ed erede dei Brockenhurst. Se il secondo è un'arrivista senza scrupoli, la prima è una bugiarda arrampicatrice sociale, un'astuta intrigante che mi ha portato alla mente la ben più complessa e affascinante Becky Sharp di quel capolavoro che è La fiera delle vanità
Il modo in cui Fellowes mescola nobiltà e servitù è piacevole, anche se non così originale. In generale, non si può riconoscere al libro altro merito che non sia quello di intrattenere piacevolmente il lettore, fine non disprezzabile e a cui adempie dignitosamente.
Vorrei però spendere due parole su alcuni personaggi.
Il protagonista della vicenda, il motore dell'azione, è il già citato Charles Pope. Egli è anche al centro di invidie e gelosie, di amore e ammirazione. Ma chi è questo Charles Pope, per dar adito a tutto questo scalpore?
Nessuno di degno di nota.
Fellowes ci porta in scena questo giovane che, miracolosamente, riunisce in sè ogni virtù: volenteroso, intraprendente, bello, virtuoso, nobile d'animo. Le qualità si sprecano e non stupisce che il povero Oliver, un personaggio che mi ha fatto molta compassione, subisca il confronto spietato che i genitori di lui gli pongono davanti.
Ecco, l'unica convinzione che ho di Charles Pope è che è un'idiota. Nonostante tutti i tentativi di Fellowes di farlo entrare nelle grazie del lettore, con me ha mancato clamorosamente il colpo, e mi sono invece trovata a simpatizzare con i detrattori di Charles, che si pongono sulla scena come personaggi molto più sfaccettati di lui, nonostante Fellowes cerchi di renderli assolutamente disprezzabili. Charles è un manichino vuoto e odioso e il mio cuore malvagio ha desiderato fino all'ultimo - senza osare sperarci - che gli accadesse qualcosa di molto brutto.
Si, sono perfida.
A parte questo appunto, il libro si è rivelato molto piacevole e mi ha lasciato il desiderio di provare, un giorno, a leggere altro di questo autore.

Virginia

venerdì 23 settembre 2016

Recensione: La pietra di Luna di Wilkie Collins

Titolo: La pietra di Luna
Autore: Wilkie Collins
Casa editrice: Fazi
Numero di pagine: 572
Formato: Cartaceo
La pietra di Luna, prezioso e antico diamante giallo originario dell’India, dopo una serie di avventurose vicissitudini sopportate nel corso dei secoli, giunge in Inghilterra e viene donata a una giovane nobildonna di nome Rachel Verinder nel giorno del suo diciottesimo compleanno. Il gioiello, di valore inestimabile, scompare in circostanze misteriose quella notte stessa e un famoso investigatore, il sergente Cuff, viene incaricato di ritrovarlo. L’indagine, per quanto accurata, non porta ad alcun risultato e causa, anzi, sgomento e confusione sia tra i membri della famiglia Verinder che nella servitù. Il romanzo, in cui tutti i personaggi sono apparentemente innocenti ma allo stesso tempo possibili colpevoli, si sviluppa seguendo le sorti della pietra di Luna, in un groviglio di eventi drammatici raccontati, di volta in volta, dai diversi protagonisti.
A fare da sfondo a questo giallo così magistralmente costruito c’è una romantica storia d’amore che, insieme alla suspense e alla curiosità, tiene il lettore avidamente inchiodato al libro dalla prima all’ultima pagina. Unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi capolavori di Wilkie Collins, La pietra di Luna, alla sua uscita nel 1868, consacrò il clamoroso successo dell’autore e riuscì addirittura a destare l’invidia di Charles Dickens, suo grande amico e maestro.
«Probabilmente il miglior romanzo poliziesco mai scritto».
G.K. Chesterton
«Il primo e il più grande romanzo poliziesco inglese, un genere scoperto da Collins, non da Poe».
T.S. Eliot
«Un testo esemplare. Un romanzo ragguardevole, avvincente, opportunamente fluviale e, insieme, un libro-simbolo del noir».
«Panorama»
«L’impero, la grande tradizione letteraria, l’immobilità sociale, l’ironia e il patetico, l’ordine e la trasgressione. C’è molta Inghilterra vittoriana in questo poliziesco. Il pubblico, e Dickens, lo capirono».
«Il Sole 24 Ore»

Wilkie Collins è un autore che, grazie all'opera di ripubblicazione e modernizzazione della Fazi, sta raggiungendo una nuova notorietà. Io per prima sono fra i lettori che lo hanno scoperto solo di recente, ma quel poco che ho letto mi è bastato per decidere che dovevo leggere tutto di quest'autore. E così mi sono man mano impossessata di ogni pubblicazione, scoprendo sempre nuovi aspetti di questo autore, fino ad approdare a quello che è considerato il suo capolavoro: La pietra di Luna.
I romanzi di Collins sono tutti un impasto di gotico, mistery e critica sociale, tutti aspetti che emergono di più o di meno a seconda del romanzo che leggiamo. Se, dunque, ne La donna in bianco prevale il gotico, in Senza nome la critica sociale si fa più dura e Armadale è un misto di ogni aspetto; La pietra di Luna è, a questo punto, un perfetto esponente di giallo poliziesco, sebbene contaminato da altre influenze.
Mi sono accostata a questo romanzo con aspettative altissime, sperando di aver infine trovato il degno rivale de La donna in bianco, che finora era stato eguagliato solo da Armadale. Forse il problema erano proprio queste aspettative, perchè La pietra di Luna mi ha appassionata fin da subito e si è fatto leggere in pochi giorni, ma non è riuscito a rubare il primato a nessuno dei due romanzi sopra citati.
Come al solito, Collins costruisce una vicenda intricata e di antiche premesse, che trova il suo fulcro proprio nella pietra di Luna del titolo, rarissimo gioiello sacro dell'India che, attraverso varie peripezie, è arrivato fino in Inghilterra, lasciato in eredità alla giovane e bella Rachel Verinder. 
Collins adotta lo stesso stratagemma narrativo che si era rivelato vincente con La donna in bianco: non una narrazione unitaria, ma l'unione di vari diari, lettere e memorie circa la sparizione - vero motore della storia - del prezioso gioiello. In questa maniera, lo scrittore riesce a dosare ogni informazione e intrappola il lettore in una sapiente tela di misteri, intrighi e colpi di scena.
Una delle forze dei romanzi di Collins sono i suoi personaggi, e La pietra di Luna non ci delude. Accanto ai più classici Rachel e Franklin Blake, troviamo l'irresistibile Betteredge, antico e fidato domestico della famiglia, e l'acuto sergente Cuff, eroe londinese che coniuga la caccia ai criminali con la passione per la coltivazione delle rose. Chi mi ha veramente colpita, però, sono stati Ezra Jennings che, come ci informa la nota dell'editore (ma avremmo potuto immaginarlo anche da soli), è ispirato allo stesso uomo reale che è fonte anche di un personaggio molto importante di Armadale (e di cui io, puntuale come un orologio svizzero, non mi ricordo il nome). Questo tormentato personaggio dal tragico passato viene mostrato in luce positiva e un po' patetica (ma non possiamo leggere Collins senza aspettarci almeno un po' di patetismo) in La pietra di Luna, mentre assume contorni più sfumati e una personalità più particolare in Armadale.
L'altro personaggio su cui vorrei soffermarmi è Rosanna Spearman, brutta e disgraziata, ancor di più per aver osato innamorarsi dell'irraggiungibile Franklin Blake. Di lei Collins ci mostra il lato più negativo, ma noi lettori non possiamo fare a meno di immedesimarci in lei e provare compassione per questo tragico personaggio. Preferenza che implica una certa antipatia per Rachel, eroina femminile del racconto, lontana da alcuni stereotipi femminili dell'epoca ma troppo perfetta per essere vera e assolutamente piatta se confrontata alla brutta domestica.
Ma a parte i personaggi, Collins si legge per le sue trame, per il suo stile così deliziosamente inglese e le sue ambientazioni un po' gotiche (che qui si sentono poco). Consiglio moltissimo questo autore per chi volesse una lettura impegnativa (parliamo pur sempre di romanzi di una certa dimensione) ma con sprazzi di comicità (miss Clack è fenomenale), il tutto mescolato in quel frammisto di gotico, mistery, poliziesco e narrativa che fanno delle opere di Wilkie Collins qualcosa di assolutamente imperdibile.

Virginia