venerdì 11 agosto 2017

Recensione: Nuvole di fango di Inge Schilperoord

Titolo: Nuvole di fango
Autore: Inge Schilperoord
Traduttore: Stefano Musilli
Casa editrice: Fazi
Numero di pagine: 188
Formato: Cartaceo

D’estate, in cerca di sollievo dal caldo, la tinca si immerge nella melma dei fondali. Quando poi torna a muoversi, inevitabilmente solleva una nuvola di fango. Come Jonathan: giovane dal passato segnato, ha bisogno di nascondersi, cerca di muoversi il meno possibile e, quando lo fa, solleva una nuvola torbida attorno a sé.
Trentenne attratto dalle bambine, Jonathan fa ritorno a casa dopo un periodo trascorso in carcere. La madre è una donna anziana e solitaria e il villaggio di pescatori in cui è cresciuto si sta svuotando. Non c’è quasi più nessuno. Jonathan non ha amici. Una casetta malmessa, il mare a due passi, il cielo sconfinato. Lui, la madre, il caldo estivo soffocante. L’unico barlume di normalità, l’unico attaccamento alla vita vera, è il prendersi cura degli altri: della madre, del cane e di una tinca che ha trovato, ferita, in un laghetto vicino casa. Ma le giornate di Jonathan prendono una piega inaspettata quando Elke, una bambina sempre sola che condivide con lui la passione per gli animali, sembra cercare la sua compagnia… Nuvole di fango è un viaggio vorticoso dentro una mente malata che lotta contro se stessa. Pagine ipnotiche, intrise di umanità, in cui ogni giudizio viene sospeso, costringendoci a vedere il mondo attraverso gli occhi di un criminale che cerca in tutti i modi di non cadere in tentazione. Non di nuovo.
Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, accolto dalla critica in maniera entusiastica, la psicologa Inge Schilperoord ha avuto l’audacia di indagare là dove la maggior parte delle persone non osa nemmeno avvicinarsi.


Questo libro è stato un acquisto assolutamente spontaneo e imprevisto. Ricordando vagamente una recensione positiva di un nome fidato, ho letto velocemente la sinossi e deciso che si, sarebbe tornato a casa con me. Non solo, ho anche deciso di leggerlo subito dopo aver terminato la lettura in corso. E così ho fatto, per una volta nella vita. La lettura è durata una giornata appena, complice un sabato privo di impegni e un po' di frescura, per non parlare della curiosità di sapere come l'autrice avrebbe trattato un tema così scottante.
Jonathan è un pedofilo. Dopo aver molestato una bambina, finisce in carcere e lì si impegna con tutte le sue forze a seguire il percorso di recupero attuato per lui dagli psicologi. Questo finchè non viene rilasciato per mancanza di prove e Jonathan, finalmente, è libero.
Questo è un libro estremamente triste. Jonathan è un personaggio triste e claustrofobica è l'atmosfera delineata dalla Schilperoord, fatta di strade vuote e aride, il cemento incandescente in un estate caldissima fin troppo simile alla nostra di quest'anno. Il caldo e il silenzio sono compagni costanti del protagonista, che è attorniato da pochissimi personaggi e tutto preso a districare il doloroso nodo della psiche umana.
Chi è Jonathan? Certo non è il cattivo della narrazione. Ci aspettiamo un mostro, un uomo viscido e disgustoso, e troviamo un trentenne completamente ripiegato su sè stesso, schiacciato dalla consapevolezza di essere sbagliato, da un passato che lo ferisce, da una madre opprimente, tirannica nel suo eterno bisogno. Le dinamiche fra madre e figlio sono morbose, contorte, segnate da pesanti silenzi e parole non dette; la vita di Jonathan è l'eterno ripetersi di uno stesso rachitico giorno.
Uscito di prigione, Jonathan vorrebbe solo cancellare il passato e costruirsi un nuovo presente. Ferreo nel mettere in pratica gli esercizi assegnatigli dallo psicologo, è fermamente convinto che la tenacia lo salverà, che il controllo - di sè stesso e dei suoi pensieri - lo riporterà sulla retta via.
Nonostante il mio istintivo ribrezzo per il ruolo incarnato da Jonathan, nel corso della lettura non ho potuto non sentirmi male per lui. Non c'è cattiveria in quest'uomo - non davvero. Si odia, si avvilisce continuamente; per lui l'attenzione per una bambina è simile a quella per un animale: vuole solo proteggere chi è più piccolo e debole, vuole solo prendersi cura. Come gli dice lo psicologo, però, lui non è capace di provare vera empatia, quindi è fin troppo facile sovrapporre ciò che vuole lui a ciò di cui un altro essere vivente ha davvero bisogno. Questo è ciò che accade anche con la tinca menzionata in quarta di copertina: la alleva, la nutre, se ne prende cura. Ma, chiusa in un piccolissimo acquario e fuori dal suo habitat naturale, non può che morire. Il lento deperimento della tinca sembra coincidere con il graduale venir meno dei tanti buoni propositi di Jonathan, che ben presto si troverà in una situazione pericolosamente simile a quella che lo ha condotto già una volta in prigione.
Ciò che davvero mi ha colpita di Jonathan è la sua solitudine. Da sempre preferisce la compagnia degli animali a quella degli uomini, una specie dal quale si sente fuori, non integrato. Convive con la madre, una presenza disturbante nella sua psiche, associata a inespressi desideri sessuali e a rabbia repressa. Non c'è rapporto nè comunicazione fra i due, non davvero. E pur cercando di essere un buon figlio - Jonathan cucina e si occupa della casa con molta solerzia - è come se fra di loro non potesse esserci mai davvero un contatto, una comprensione: la madre non lo capisce, peggio, lo svilisce. Anche prima del carcere, ha sempre sminuito il suo amore per gli animali e ha sempre rigirato il coltello nella ferita della sua solitudine.
Di Jonathan, inoltre, mi ha colpita il suo disperato tentativo di essere normale. Suddivide le sue giornate e le riempie di impegni, lotta per migliorarsi. Ma lotta da solo, e questo forse è il motivo principale del suo fallimento. Mi è dispiaciuto per lui, ho provato una tristezza profonda: è perso, spezzato, disperatamente alla ricerca di calore.
Non che questo giustifichi ciò che ha fatto. Non che la giustificazione sia il punto di questo libro. Un po' come per quel capolavoro che è A sangue freddo di Truman Capote, qui si va oltre determinati aspetti e si scopre solo la duplice faccia dell'uomo, che da un lato ferisce ma dall'altra è ferito. Questo genere di libri ci insegna che, spesso, i mostri li creiamo noi; ancora oltre, che i mostri non esistono, esistono solo esseri umani, deboli e fragili, fallati. Meritevoli di pietà, dopo la punizione.
Non posso dire che questo libro mi abbia scossa, perchè tutte queste riflessioni - e altre - sono frutto della precedente lettura di Capote. Questo romanzo, però, oltre a suscitare riflessioni simili, ha il dono di una prosa meno giornalistica (che era comunque l'intento dichiarato di Capote), più intima, che ci permette di entrare nella testa del protagonista/criminale e di sondarlo direttamente dall'interno. 
Un libro consigliato, ma sempre tenendo conto della scabrosità del tema.

Virginia

12 commenti:

  1. Ciao! :) Complimenti per la recensione! Ammetto che se avessi trovato questo libro in libreria non ci avrei speso nemmeno una seconda occhiata, ma leggendo la tua recensione mi sono dovuta ricredere (come al solito, tu nuoci gravemente alla mia wish list!) ed ora sono davvero curiosa.
    Spero di riuscire a leggerlo presto!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie*-*
      Se può consolarti, io avevo saputo della pubblicazione ma non ne avevo letto neppure la trama tanto ero disinteressataxD Poi l'ho visto consigliato da uno youtuber di cui mi fido e l'ho visto in libreria. A quel punto ho letto la trama e... niente, ho dovuto comprarloxD

      Elimina
  2. Ciao, bellissima recensione! Il motivo per cui mi attira questo libro è lo stesso per cui nutro interesse per la criminologia (anche se non l'ho mai approfondita): mi incuriosisce sapere come funzionano queste menti, cosa le spinge a determinate azioni, se è solo cattiveria, solo follia, o se c'è dell'altro. Ti ringrazio davvero per la segnalazione, lo leggerò sicuramente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! Questi argomenti credo che ci intrighino un po' tutti, sono quelle trame che catturano subito. Dipende poi com'è trattato il tema. A me non è dispiaciuto, credo però che non abbia portato nulla di nuovo nel panorama letterario. Ma dopo aver letto A sangue freddo, si ha un po' l'impressione di aver letto ormai tuttoxD

      Elimina
  3. Subito ho pensato a Lolita di Nabokov, ma giusto perché è l'unico libro che conosco che tratti di pedofilia, anche se in maniera molto diversa dal libro che recensisci qui. A ben pensarci è un tema poco trattato (da quanto ne so) nella letteratura, ma non me ne stupisco: è un argomento talmente delicato e scabroso che è davvero difficile avvicinarcisi. Grazie per avermi fatto scoprire questo titolo, non lo leggerò subito ma lo metto in wishlist!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh si, Lolita non c'entra nulla come scrittura! Questo è meno "scandaloso", secondo me, dell'opera di Nabokov, ma forse sono solo i tempi ad essere differenti, ormai siamo abituati a leggere e vedere di tutto o.O A me è piaciuto, ma non credo abbia portato nulla di innovativo in termini di riflessioni:)

      Elimina
  4. Ciao Virginia, non conoscevo questo libro e devo dire che mi ha colpita per il tema trattato. Non ti nascondo la mia curiosità nello scoprire cosa penserei leggendo di un protagonista simile.
    La tua recensione è così accurata ma anche molto sentita, nonostante si tratti di un pedofilo, sei riuscita a trasmettermi umanità, senso del dolore e profonda tristezza, a dispetto di un tono distaccato che forse avresti anche potuto usare, considerato il tema scandaloso.
    Però, ciò non è accaduto e mi hai fatto appassionare alla sua storia, alimentando la mia curiosità.
    È sempre più bello scoprire tante nuove letture leggendo le tue recensioni.
    Un abbraccio forte!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Antonietta, sono felice che la mia recensione ti sia piaciuta:)
      Il libro fa sentire per primo tutto meno che distaccati. E nonostante ciò che penso in genere di queste persone (e che, nonostante il protagonista del romanzo mi abbia fatto quasi tenerezza, NON vedrò mai in modo diverso), nel caso specifico è tutto talmente triste che ci si sente coinvolti per forza di cose ed è impossibile non sentirsi dispiaciuti.
      Un abbraccio!

      Elimina
  5. Ciao Virginia, che bella questa recensione. Mi ha creato un'ansia assurda, il che vuol dire che hai saputo davvero trasmettere l'atmosfera del romanzo. Avevo già sentito parlare di questo libro e ne ero rimasta affascinata. In quanto appassionata di psicologia, mi piace moltissimo affondare le mani nella psiche di personalità che, nella maggior parte dei casi, non comprendiamo o che, peggio, condanniamo aprioristicamente. Purtroppo, che ci piaccia o meno, i pedofili sono persone con una malattia psichica e se il libro analizza la tematica altrettanto bene di come hai fatto tu, credo che sarà davvero una lettura stimolantissima! Grazie per la tua bellissima recensione! Un bacione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Duille, grazie mille del commento:) Sono davvro felice che la mia recensione ti sia piaciuta!
      Io non mi considero un'appassionata di psicologia, ma una curiosa sicuramente si, così come probabilmente buona parte della popolazione mondialexD Il tema in questione, poi, sembra fatto apposta per attirare lettori, a dispetto di una cover che potrebbe valorizzarlo meglio.
      Ti dirò, la lettura e ciò che ho provato nei confronti del protagonista, purtroppo (?), non hanno cambiato ciò che penso di questo genere di persone. Il fatto è che non riesco a non vedere una netta separazione fra realtà e finzione, in questo caso. Entriamo nella testa di Jonathan, ma lui non è reale, mentre in tutti gli altri casi non puoi davvero conoscere nessuno, a maggior ragione queste persone affette da malattia. Per questo, credo, l'ho trovato un libro bello ma non un capolavoro, credo.
      Un bacio!

      Elimina
  6. Ciao Virginia!
    Non conoscevo questo libro, ma la scabrosità del tema è ciò che mi rende titubante nel volerlo leggere. Mi lascerei coinvolgere troppo e sopraffare dalle emozioni, in questo caso forse negative.
    Però una cosa mi attira, ovvero la possibilità di entrare nella mente del protagonista, scandagliare i suoi pensieri, le sue emozioni per capire le ragioni delle sue azioni. Ho da poco finito di leggere Follia (dalla trama completamente diversa, lo so) e mi è mancato proprio non capire cosa passasse per la mente della protagonista.
    Comunque segno il titolo e ci penso un po'.
    Bellissima recensione, profonda e carica di emozioni *_*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Maria, grazie per le belle parole! Il libro è piuttosto forte, ma per quel che mi riguarda più che altro perchè suscita emozioni molto contrastanti e non sempre benvenute (come la compassione per il protagonista/carnefice). Questo è comunque un libro molto più "intimo" di follia e la scrittura mi è parsa maggiormente degna di nota, ad essere sincera. Non è un capolavoro ma comunque lo consiglio, pur tenendo conto della sensibilità di ognuno perchè, come dici tu, il tema è scabroso.
      A presto!

      Elimina